DA VEDERE

Funghi, zombie e non solo pregi: l’apocalisse di «The Last of Us»

di Luca Canini
Su Sky Atlantic o in streaming su Now la prima stagione della serie HBO tratta dall'omonimo videogioco. La toccante chimica tra i protagonisti Pedro Pascal e Bella Ramsey il vero punto di forza: violenza dosata, azione quanto basta, ma non tutto funziona tra flashback e digressioni
Bella Ramsey e Pedro Pascal nei panni di Ellie Williams e Joel Miller: sono loro i protagonisti di «The Last of Us»
Bella Ramsey e Pedro Pascal nei panni di Ellie Williams e Joel Miller: sono loro i protagonisti di «The Last of Us»
Bella Ramsey e Pedro Pascal nei panni di Ellie Williams e Joel Miller: sono loro i protagonisti di «The Last of Us»
Bella Ramsey e Pedro Pascal nei panni di Ellie Williams e Joel Miller: sono loro i protagonisti di «The Last of Us»

C’è stato un tempo in cui dalle pagine si passava ai fotogrammi e tra cinefili, di fronte a un adattamento criticato, ci si divertiva a citare la celebre storiella che Hitchcock raccontava ogni volta che lo accusavano di non essere stato fedele a questo o a quel romanzo: ci sono due capre che stanno mangiando la pellicola di un film e una dice all’altra «ho preferito il libro».

Ma i tempi cambiano, il Novecento è roba da boomer impenitenti, Hitchcock non lo cita più nessuno, e persino «Vertigo», a quanto dicono quelli di Sight and Sound, non è più il miglior film della storia (citofonare «Jeanne Dielman»); e così, nell’epoca dei multiversi da incetta di Oscar e delle chat con le intelligenze artificiali, «ho preferito il videogioco» è il commento che va per la maggiore in questi giorni sulle bacheche di mezzo mondo. Colpa di «The Last of Us», la serie HBO tratta dall’action-adventure di casa Playstation che era già un fenomeno di culto e di massa molto prima che Pedro Pascal e Bella Ramsey, di nuovo insieme dopo gli interminabili inverni di «Game of Thrones», ci mettessero le rispettive facce per i ruoli da protagonisti di Joel Miller ed Ellie Williams.

Tutti l’hanno divorata, tutti ne parlano. Con l’ultimo episodio della prima stagione, il nono, sbarcato di recente anche in Italia, che ha fatto il prevedibile pieno di ascolti. E un pieno mica da poco: a parte la coreana «The Glory», arrivata da noi via Netflix (la seconda parte dal 10 marzo scorso), probabilmente non c’è serie più vista a livello globale in questo primo scorcio di 2023. Se poi sia meglio il videogioco, francamente, non ve lo so dire. Confesso di non impugnare un joystick da un bel pezzo ormai e quindi di non avere le coordinate di base per un raffronto. Ma di cinema si parla in questo spazio e dunque di cinema parliamo.

Partendo da qualche informazione di servizio. Anno: 2023. Siamo nell’immancabile presente distopico e post-apocalittico. La serie scritta da Craig Mazin e Neil Druckmann fondamentalmente parla di zombi e di fine del mondo. A modo suo, però. Niente morbi e mutazioni genetiche, fughe di strane sostanze chimiche alla «Train to Busan» o esperimenti scappati di mano: è un’infezione fungina, provocata dal cambiamento climatico, a trasformare gli infetti in morti viventi. Anche se poi gli zombi da fungo non sono molto diversi dagli zombi da virus: fame di carne fresca e di cervelli, corsa dinoccolata, eloquio che si riduce a versi disumani, insopprimibile istinto di mordere-contagiare «The Last of Us», gli ultimi rimasti.

Tra di loro il cinquantenne contrabbandiere Joel, che ha perso la figlia nei primi giorni del caos pandemico, e la quattordicenne Ellie, il prezioso carico che gli è stato affidato da un gruppo di rivoluzionari. Prezioso perché la ragazza è immune al contagio (come lo sia diventata lo scopriamo nel nono episodio) e dunque studiando il suo caso si spera di arrivare a una cura, a un vaccino. Il resto è la cronaca avventurosa del viaggio dei nostri eroi attraverso quel che resta dell’America, lungo un percorso di reciproca scoperta e di tenero avvicinamento.

Pregi? Tanti. Diciamo che dal quarto episodio in poi la serie cresce (non ne avevo parlato in maniera lusinghiera su queste stesse pagine dopo il terzo), sfruttando la chimica prodigiosa che c’è tra i due protagonisti. Rimpianti e dolore, due solitudini che si sfiorano, un rapporto di fastidiosa prossimità che si trasforma in qualcosa di molto simile a un legame padre-figlia. L’azione c’è ma è dosata con sapienza; così come la violenza, alla quale la serie ricorre senza compiacimenti. Difetti? Non pochi. A partire dai giri a vuoto dei tre episodi iniziali e da qualche sbandata di troppo nelle digressioni. Capolavoro, no. Ma ce n’è a sufficienza, complice anche il finale, per avere voglia di vedere dove andrà a parare la seconda stagione.

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