LA RECENSIONE

Maria e l’amore, racconto di una Francia inconsueta

di Fausto Bona
In sala l'esordio di Lauriane Escaffre e Yvo Muller
Karin Viard e Grégory Gadebois, protagonisti di «Maria e l’amore»
Karin Viard e Grégory Gadebois, protagonisti di «Maria e l’amore»
Karin Viard e Grégory Gadebois, protagonisti di «Maria e l’amore»
Karin Viard e Grégory Gadebois, protagonisti di «Maria e l’amore»

È inconsueto che due giovani registi francesi scelgano per il loro film d’esordio un personaggio doppiamente dimesso: una donna delle pulizie sulla cinquantina.

In compenso «Maria e l’amore» è un film tutt’altro che moscio: è vivace e a modo suo brillante, senza ricorrere a sbruffonate e facili espedienti. Il segreto del suo charme sta tutto nell’ambientazione e negli attori. Lauriane Escaffre e Yvo Muller, i due registi, hanno girato il loro film proprio nelle aule, nei corridoi e negli atri monumentali della prestigiosa «Ecole Nationale Supérieure des Beaux Arts» di Parigi, simbolo e sede di arte, creatività e trasgressione. E poi hanno avuto la fortuna di incontrare un’attrice come Karin Viard in stato di grazia.

Una rivoluzione nel segno della libertà ritrovata

Viard è Maria. Sulla strada di Maria, ornata di ogni forma di opere d’arte e installazioni, hanno posto Hubert (Grégory Gadebois), il custode della scuola. Quando l’anziana di cui si occupava muore, lasciandole in eredità la scultura di un piccione, Maria cerca e trova lavoro come donna delle pulizie nella scuola degli artisti.

Ed è subito «métro, bouleau, dodo», vita da pendolare tra la periferia, dove abita col marito, e Parigi. Horatio, il marito di Maria, è portoghese e decisamente poco invitante: quando è libero dal lavoro se ne sta a casa ad ammazzarsi di fado.

Nel frattempo Maria, intelligente, sensibile e appassionata di scrittura - tiene un diario dove annota tutto -, scopre il rovescio della medaglia: l’estro, la giovinezza, l’originalità. E prova molta simpatia per Hubert, un outsider come lei, con la passione segreta del ballo. Maria prenderà coscienza di se stessa, del proprio corpo e desiderio: farà così la sua rivoluzione nel segno della libertà ritrovata, con umanità e gentilezza di tocco.•.