Schermi & Visioni

Un classicissimo di Pialat da rivedere e da ripensare

di Luca Canini
«À nos amours»
Maurice Pialat, 1983
«À nos amours» Maurice Pialat, 1983
«À nos amours»
Maurice Pialat, 1983
«À nos amours» Maurice Pialat, 1983

Rivediamoli. Il film non ha certo bisogno di vetrine e il regista, Maurice Pialat, nemmeno: un classico del cinema francese post-Nouvelle vague, rimasto giustamente nell’immaginario collettivo grazie alla prova da baby star di una giovanissima Sandrine Bonnaire, che proprio dall’adolescente Suzanne di «À nos amours», poco più che quindicenne, spiccò il volo verso una carriera da super diva. Suzanne oggetto dei desideri malati di un fratello morboso e sessualmente labile, di un padre incestuosamente affettuoso (lo stesso Pialat), di una madre ben oltre l’orlo della crisi di nervi (Évelyne Ker) e di un inquieto drappello di amanti e di aspiranti compagni, soggiogati da una sensualità bulimica e acerba ma irresistibile. L’educazione sentimentale di una giovane in fiamme, un ritratto di ragazza che è impossibile non amare. Disillusioni, nevrosi, ansie, pulsioni, erotismo: lo specchio scuro dell’età di mezzo per antonomasia, tra momenti di pura estasi cinefila e quadri bressoniani, tra improvvise esplosioni di violenza e qualche sequenza che stride con il presente (inevitabile). Il tempo non perdona, ma la classe resta.

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