I PROTAGONISTI

«Il rock bresciano? Da esportare»

L'ex Timoria: «Esperienza indimenticabile». Incetta di date per le band all'estero: «Più rispetto per chi fa musica»

Londra, New York, Digione, Berlino. Dall'Europa all'America per dimostrare che l'Italia è anche rock, blues, funky. Per esportare il made in Brescia come consente, e pretende, questa nuova era musicale degli anni '10. I dischi non si vendono, i confini non esistono più, il «live» detta la regole e corre su Internet, propagandosi e annunciandosi ovunque. Conta la qualità e su quella hanno puntato Omar Pedrini e The Matt Project, Cinemavolta e Marydolls, per farsi apprezzare anche all'estero.
«È stata un'esperienza indimenticabile - dice Pedrini, il fondatore dei Timoria, che ha portato il successo del suo ultimo disco "Che ci vado a fare a Londra" proprio nella capitale inglese, esibendosi al Water Rats -. Nel pubblico a sentirmi c'erano Nathan McGough, produttore degli Happy Mondays, e Mike Pickering, ora A & R, cioè responsabile del talent scout, per la Sony britannica, ma già dj della storica Hacienda di Manchester. E proprio a Manchester suonerò presto, sperando di vivere emozioni come quelle londinesi. Ho mantenuto la promessa fatta a Maurizio Neri, che da capitano del Brescia nel 1994 aveva sfoggiato a Wembley una t-shirt dei Timoria ricevendo il Trofeo Angloitaliano vinto sul campo. Ho suonato a Londra con la sua maglia, mostrando con orgoglio i colori biancazzurri. Ho eseguito "Oh Cecilia", la mia cover di Noel Gallagher, che sono andato a salutare subito dopo alla Royal Albert Hall, trascorrendo la serata con Kelly Jones degli Stereophonics e incontrando un mio mito, Roger Daltrey degli Who».
LA GRANDE MELA ha ospitato invece nuovamente The Matt Project: Jury Magliolo e Carlo Poddighe con Matteo Breoni si sono esibiti a marzo in vari locali di New York, da The Bitter End al Rockwood Music Hall. E stanno realizzando il nuovo singolo con Steve Greenwell (produttore di Joss Stone). «Ci è stato detto chiaro e tondo che quando andiamo in America possiamo suonare in quei club quando vogliamo: le serate sono assicurate - sottolineano Magliolo & Poddighe, reduci pure da uno show applauditissimo a Monaco di Baviera -. Là il livello è davvero alto, ogni volta torniamo a casa ricaricati, pur consapevoli di quanto sia difficile trovare lo stesso interesse qui».
I Cinemavolta ormai sono abbonati alle trasferte a Digione. Max Tozzi, Stefano Fornasari, Andrea Ponzoni e Francesco «Cico» Venturini sono andati anche questa primavera a portare il loro verbo funky in Borgogna. «Il pubblico francese è eccezionale - raccontano -. Sono preparatissimi, partecipano sia che abbiano 20 o 60 anni, ballano e fanno festa quando è il caso, rimangono muti e attenti quando la canzone lo richiede. In Francia abbiamo fatto una settimana di concerti e ospitate in radio. Per l'anno prossimo ci prepariamo a vivere una tournée francese ancora più ampia. Là avvertiamo maggiore rispetto per chi porta avanti la professione di musicista». E pensare che al rientro in Italia Andy Ponzoni ha dovuto sbrigare una faccenda dovuta all'allarmismo di ignoti: «Qualcuno ha chiamato i vigili di Montichiari e pure i carabinieri per avvisarli che c'era un'automobile ferma da giorni in un parcheggio... Era la mia Dacia. Ma prima di prendere l'aereo per volare in Francia dove dovevo lasciare l'auto, se non in un parcheggio?». Mica male, come ritorno a casa.
Martedì toccherà ai Marydolls portare il loro nuovo singolo in Germania: Paolo Morandi, Michele Bertoli, Lorenzo Toninelli e Paolo Damiano proporranno «Berlino» a Berlino (e dove se no?), in una serata che li vedrà esibirsi prima degli Zen Circus al Privatclub. «Berlino non parla tanto della città tedesca in sé, quanto di inquietudine interiore - spiegano i rocker bresciani -. È una ricerca costante. Berlino è un riferimento culturale, ma anche l'idea romantica che sta dentro di noi». Il video che ha promosso il singolo, sul sito Internet di Rolling Stone, «ha volutamente un respiro vintage. E non vediamo l'ora di proporre i nostri brani dividendo il palco con una band che stimiamo come gli Zen Circus».

Gian Paolo Laffranchi

Suggerimenti