«In piena luce» col Ctb la Memoria che resiste

Marco Archetti: bresciano, scrittore, giornalista e già autore di spettacoli prodotti dal CtbLudovica Modugno: romana, attrice, doppiatrice e direttrice del doppiaggio, apprezzata in passato anche a Brescia
Marco Archetti: bresciano, scrittore, giornalista e già autore di spettacoli prodotti dal CtbLudovica Modugno: romana, attrice, doppiatrice e direttrice del doppiaggio, apprezzata in passato anche a Brescia

Ricordare la Shoah è una necessità collettiva, non solo un moto della coscienza. L’onorerà anche il Centro Teatrale Bresciano, con il patrocinio di Casa della Memoria di Brescia, «In piena luce»: la lezione-spettacolo ideata da Marco Archetti pensando a Primo Levi, che proprio in questi giorni sarebbe andata in scena al Teatro Mina Mezzadri, sarà online - grazie al video realizzato nel 2019 nella sala di Contrada Santa Chiara - dalle 15.30 di mercoledì fino al 7 febbraio gratuitamente su www.centroteatralebresciano.it e sul canale YouTube (www.youtube.com/CTBCentroTeatraleBresciano) fino al 7 febbraio 2021 compreso. SFIDA impegnativa, rendere omaggio «a uno scrittore così grande da ritrovarsi perfino prigioniero del valore immenso della sua parola». Ma Archetti è un habitué di queste missioni (quasi) impossibili: scrittore, giornalista e già autore di produzioni Ctb quali «La storia» e «La parola giusta», propone brani di «Se questo è un uomo» e «La tregua» «interpretati in maniera sublime da Ludovica Modugno e intrecciati a un racconto di Levi, Auschwitz città tranquilla. È la storia di Mertens, un chimico che sceglie di trasferirsi con la sua famiglia ad Auschwitz per ottenere vantaggi sul lavoro. Si rende conto di cosa succede nei campi di sterminio, ma decide di non vedere. Primo Levi gli scriverà poi una lettera. Propagare la memoria oggi è importante non solo perché i testimoni dell’Olocausto se ne stanno andando, ma per svelare a chi comincia a vivere che esiste un modo di autoassolversi». I collaboratori dell'orrore non si sentano innocenti: «Sono complici, e la loro complicità silenziosa ha favorito il genocidio». Il teatro resiste online: non ha alternative, ma è comunque un’altra forma di vita. «Il teatro è voce, corpo, respiro: per questo è diventato tabù. La pandemia è un incubo privato, io stesso ho avuto parenti colpiti dal Covid, e un gigantesco contrattempo dai contorni drammatici nella storia dell’umanità. Non è paragonabile a una guerra, ma è una tragedia con cui dobbiamo confrontarci - sottolinea Archetti -. Ben venga, il teatro online. Pare una bestemmia visto che il teatro andrebbe consumato “in presenza”, locuzione incredibile perché la vita è di per sé in presenza... Adesso ci tocca questa dimensione virtuale». SI PUÒ ANCORA fare, però. Si può pianificare, come Archetti fa: «Ringrazio il Centro Teatrale Bresciano, che ha un ruolo importantissimo e crede molto in questi progetti in un momento in cui in Italia, quando si parla di teatro, l’unico problema pare essere il Festival di Sanremo all’Ariston. Le produzioni del Ctb hanno al centro un grande punto di domanda e nel dialogo col pubblico cercano di capire. Per il Ctb ho scritto uno spettacolo sul rientro della Vittoria Alata insieme a Silvia Quarantini per la regìa di Fausto Cabra. Inoltre sto lavorando a un nuovo romanzo e continuo a scrivere sul Foglio. Le idee non mi mancano. Lo slancio per tradurle in pratica, nemmeno». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Gian Paolo Laffranchi