L'Intervista

Mahmood a ruota libera: «Brividi senza fine con Blanco. Brescia, canterò per te»

di Gian Paolo Laffranchi
Mahmood e Blanco all'Eurovision Song Contest di Torino
Mahmood e Blanco all'Eurovision Song Contest di Torino
Mahmood e Blanco all'Eurovision Song Contest di Torino
Mahmood e Blanco all'Eurovision Song Contest di Torino

Una settimana fa Mahmood si risvegliava a Torino dopo la finale dell’Eurovision Song Contest con un sesto posto che nulla diceva dei «Brividi» regalati dal suo duetto con Blanco. L’intonazione meno brillante rispetto al trionfale Sanremo - dipesa dal contesto complicato per l’acustica più che dall’emozione - era solo un dettaglio trascurabile di un’esibizione comunque convincente: la riprova di un’intesa rara che proietta il tandem oltre i confini italiani e consacra il milanese di origini un po’ sarde un po’ egiziane al rango di star internazionale. Status consolidato dopo il successo di «Soldi» nel 2019 (primo Festival vinto, 2° posto all’Eurovision).
I numeri, del resto, non mentono. In base alle classifiche Spotify europee «Brividi» è il brano più ascoltato della manifestazione in 28 paesi su 40. L’ucraina «Stefania» ha prevalso sul palco del PalaOlimpico soprattutto grazie al televoto, come da aspettative dei bookmaker, ma il brano della Kalush Orchestra dai primi rilevamenti non era neanche la canzone più ascoltata nella playlist ufficiale Eurovision. Gli streaming incoronano il gardesano Riccardo Fabbriconi detto Blanco e il suo sodale Alessandro Mahmoud, simboli anche di «The Sound of Italy»: una delle playlist più ascoltate nei giorni dell'Eurovision, curata da Francesca Michielin, che ha ricevuto più del 30% degli ascolti dall'estero. 
«Sono felice», dice Mahmood, celebrato dai fan per 2 sere consecutive all’Alcatraz di Milano (la terza è stata aggiunta il 30 maggio, per soddisfare la richiesta). «Qui ho visto tanti di quei concerti», sorride. Il suo 2022 è da divo: il suo tour europeo ha registrato sold out a Parigi, Losanna, Londra e Madrid. 
Una corsa senza soste.
Come fa? C’entrano forse le bici di diamanti del video di «Brividi»?
Quelle le custodiamo con cura. Non ce le hanno rubate anche se sono di diamanti: non le abbiamo portate al PalaOlimpico semplicemente perché erano un po’ scomode. Con quelle spine ci pungevamo in continuazione. In realtà sono una a casa mia e una a casa di Blanco.
Il lago di Garda, Brescia in generale, è la casa di Blanco. Cosa significa per Mahmood? 
Entusiasmo e tanta voglia di esserci. Il 7 luglio sarò da voi e non vedo l’ora.
Brescia Summer Music, Arena Campo Marte. Fra un mese e mezzo.
Che bello! Sono davvero carico e voglio la gente di Brescia carica quanto me: aspettatemi, sto arrivando! Ho voglia di cantare nella vostra città.
Il legame con la brescianità è stato favorito dal produttore di Blanco Michelangelo Zocca.
Sì, lui collabora con Blanco dal 2019 e ci ha fatto incontrare per la prima volta. Michelangelo è diventato così il nostro produttore. Insieme abbiamo scritto «Brividi».
Non dalla sera alla mattina.
No, ci abbiamo messo sei mesi a scriverla. Le cose belle hanno tempi lunghi. Tutto è accaduto per caso, dal nostro incontro nello studio di registrazione a quando abbiamo sentito quel ritornello. Poi per tre mesi non ci siamo visti e ognuno ha avuto modo di lavorare per conto suo, io in Sardegna e Ricky a casa sua. Quando ci siamo rivisti, è venuto subito fuori un certo feeling.
Avete caratteri diversi, o è solo ciò che appare davanti alla telecamere?
So che quando ci hanno proclamato vincitori all’Ariston sono sembrato un «babbo», ma davanti a Elisa e a Gianni Morandi che fai? Ti metti ad esultare? Era tutto un po’ surreale. Io e Blanco abbiamo realizzato di aver vinto solo una volta tornati nella green room. Ci siamo guardati dicendo «Ma che, davvero?». E abbiamo iniziato ad urlare come pazzi. Quando Amadeus ha pronunciato il nostro nome, la prima cosa che mi sono detto è stata: «Non devo fare la faccia esterrefatta dell’altra volta».
Due Festival vinti, due Eurovision da protagonista. Ha passato qualche trucco del mestiere a Blanco per la sua prima volta sul palco internazionale del Song Contest?
Non posso insegnare niente a Blanco ed era una nuova esperienza anche per me condividere un’esperienza del genere con un’altra persona. Tutti pensano che, essendoci già passato, io fossi ormai un esperto dell’Eurovision. In realtà non è così, era tutto diverso rispetto al 2019. La Kalush Orchestra ha vinto con merito, ha talento al di là della tragedia del suo Paese. Speriamo che dall’Eurovision sia arrivato un messaggio che unisce. Per quanto ci riguarda un po’ di ansietta c’è stata, ma la pressione non c’entra: non ci è mai interessato vincere, quanto fare una bella esibizione. Nel 2019 sono arrivato secondo e ho fatto il mio primo tour europeo.
L’obiettivo?
Buttare giù il muro e portare la musica italiana all’estero, a prescindere dall’Eurovision.
El Mundo ha attaccato la vostra partecipazione alludendo a una volontà di calamitare i voti della comunità LGTBQ, parlando di «primo duetto che canta una storia apertamente omoerotica nella storia del Festival».
Noi allora gli abbiamo spiegato che la nostra canzone parla di amore, ma non solo di un tipo di amore. È una canzone sulla libertà.
Se dovesse paragonare il duo con Blanco a un’altra coppia famosa?
Vedendoci come Pokemon: Blanco come Bellsprout...
Una specie di germoglio con bocca gigante. E lei?
Per Ricky sono Blastoise.
Una tartaruga armata di cannoni. Farete un disco, un tour?
Sarebbe figo, insieme... ma richiederebbe un duro lavoro. Finito questo periodo, mi chiudo in una tomba per due anni a riposarmi.