IN SALA

Michele Riondino all’Oz: «Così nacque il mobbing»

di Michele Laffranchi
Esordio alla regia con Palazzina Laf: «Sullo schermo la strategia della tensione sul lavoro che fu attuata in acciaieria»
«Palazzina Laf» All’Oz, ieri, alla presenza del regista Riondino
«Palazzina Laf» All’Oz, ieri, alla presenza del regista Riondino
«Palazzina Laf» All’Oz, ieri, alla presenza del regista Riondino
«Palazzina Laf» All’Oz, ieri, alla presenza del regista Riondino

Michele Riondino esordisce alla regìa e lo fa con un film che riguarda Taranto, sua città natale: «Palazzina Laf», presentato in anteprima all’ultima Festa del Cinema di Roma, è nelle sale dallo scorso 30 novembre. Ieri il regista è stato all’Oz, a Brescia, dove ha interagito con il folto pubblico presente in sala prima della proiezione.

Il racconto

«È stata una lunga lavorazione - spiega Riondino -: i fatti sono ambientati nel 1997 e la storia della Palazzina è andata avanti fino al 1999. Si tratta del primo, grande caso di mobbing italiano, negli anni in cui le acciaierie sono passate dal pubblico al privato con la famiglia Riva: una strategia della tensione sul lavoro».

«Palazzina Laf» è prodotto da Palomar, Bravo e Bim Distribuzione con Rai Cinema e in coproduzione con la francese Paprika Films e il sostegno di Apulia Film Commission e Regione Puglia: Riondino, oltre ad occuparsi della regia, è anche attore in scena, assieme a Elio Germano, Vanessa Scalera e Domenico Fortunato. Protagonista Caterino (Riondino, appunto), lavoratore distante dal sindacato, che viene adoperato come spia dai vertici dirigenziali per scoprire gli operai meno ligi al potere: conoscerà il degrado della Palazzina Laf, strategia perversa per piegare i lavoratori scomodi.

Dal presunto paradiso a un inferno concreto, in un film che comunque non vuol essere troppo pesante nel suo sviluppo: «Ho avuto come punto di riferimento alcuni grandi registi, da Petri a Scola passando per Monicelli - prosegue Riondino -: il film che mi è sempre rimasto davanti, durante tutta la lavorazione, è però “Fantozzi”. Il degrado del ragioniere simile a quello degli operai, che vengono umiliati in tutte le salse: difficile che in uno Stato come l’Italia, fondato sul lavoro sin dall’articolo 1, possa essere accaduta una vicenda di questo tipo».

Storie ai limiti del paradossale, conosciute dal regista stesso durante la lavorazione: «Il grottesco è il filo conduttore - conclude Riondino -: lo strumento irrinunciabile per la mia idea iniziale, l’unico in grado di rendere credibili storie, come quelle degli operai dell’Ilva, che altrimenti sembrerebbero incredibili. Chi conosce bene l’argomento, ritroverà al suo interno tante sottotracce, dalla malattia all’inquinamento, anche se non è un film su questo». Riondino debutta alla regia e lo fa con un’opera che, anche per motivi biografici, gli sta particolarmente a cuore: «Palazzina Laf» squarcia il velo su un caso clamoroso di mobbing all’Ilva.

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