Musica: Les Noces di Stravinskij in dialetto garganico

Il 12 giugno al Ravenna Festival nella trascrizione di De Simone
(ANSA) - BOLOGNA, 11 GIU - Quando, alla fine del 1917, Stravinskij sedette al pianoforte per presentare a Diaghilev lo spartito delle sue Noces, era stato a Napoli pochi mesi prima, insieme a Picasso. Certo, mai avrebbe immaginato che in quella stessa città, oltre un secolo più tardi, sarebbe stata concepita una vera e propria traduzione del suo lavoro: Les Noces ovvero Lo 'Ngaudio, per soli, coro, 4 pianoforti e percussioni, stessa partitura e stesso testo, ma sostituendo al russo il dialetto garganico. L'autore è Roberto De Simone, compositore, regista teatrale, studioso dell'espressività popolare nel Sud, capace di intrecciare la musicologia più alta con la ricerca etnologica. Celebre la stagione legata alla Nuova Compagnia di Canto Popolare. È questo il cuore del primo degli omaggi che Ravenna Festival dedica al 50esimo anniversario della morte di Igor Stravinskij il 12 giugno alle 21.30 alla Rocca Brancaleone. Il programma, eseguito da un organico diretto da Marcello Panni, sarà completato da due brani del repertorio contemporaneo: Psychopompos per 6 putipù e marimba di Giorgio Battistelli e Quartet per 2 pianoforti e 2 vibrafoni di Steve Reich. "Dell'opera - spiega Roberto De Simone - conoscevo le catene fonetiche, le rime, le allitterazioni, le frasi idiomatiche... il lampo mi colse d'improvviso, notando una profonda affinità tra Le Nozze e i canti popolari del Gargano che avevo raccolto a a Carpino, a Monte Sant'Angelo, a San Marco in Lamis, a Rodi Garganico e in altri paesi della zona. Ora mi si palesavano le coincidenze fonetiche tra quei canti eseguiti sulle anomale armonie delle chitarre battenti e gli agglomerati pianistici di Igor', magari riferiti a immaginarie corde di balalaiche. Ne ero sufficientemente convinto: occorreva trasporre il russo in un testo fonetico in lingua garganica, che avrebbe potuto ridare sonorità e significato rituale e religioso all'opera, avvicinandola alla sensibilità del nostro immaginario fonetico, in cui si invocano San Michele, la Vergine Maria, gli Apostoli, parimenti come a Mosca, a Kiev e nelle aree slave." (ANSA).
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