Peli, Maniscalco e la «voce» della quarantena

Il pianista, batterista e sperimentatore jazz Emanuele ManiscalcoIl cantautore, poeta e scrittore Giovanni Peli torna con «Il tessitore»
Il pianista, batterista e sperimentatore jazz Emanuele ManiscalcoIl cantautore, poeta e scrittore Giovanni Peli torna con «Il tessitore»

Un incontro al vertice tra musica e poesia nato in economia durante il lockdown: da una parte Emanuele Maniscalco, artista di riferimento del jazz contemporaneo (e non solo), dall’altra Giovanni Peli, cantautore, poeta, scrittore, librettista con un vasto corpus d’opere alle spalle tra dischi e libri. Sua l’idea di inserirsi fra le pieghe delle musiche di «Væver», avventuroso e suggestivo lavoro pubblicato da Maniscalco durante la pandemia, creando una nuova opera arricchita con liriche ispirate proprio dall’ascolto di quest’album. È nato così «Il Tessitore» (traduzione italiana del titolo danese del disco di Maniscalco), una specie di febbrile reading d’ispirazione beat disponibile per il download su Bandcamp (la prima live il 20 agosto alla biblioteca di Zone). «CONOSCEVO da tempo Maniscalco sia di fama che di vista - racconta Peli -. Non solo abbiamo la stessa età, ma artisticamente avevamo già collaborato in un disco del 2007 di Paolo Cattaneo, “L’equilibrio non basta“, in cui io ero autore dei testi e lui suonava il pianoforte. Da allora le nostre strade si sono divise ma l’ho sempre seguito e ammirato moltissimo. Poi durante il lockdown ho avuto occasione di ascoltare questo suo capolavoro di jazz contemporaneo, che lui ha registrato suonando contemporaneamente piano e batteria: fin da subito l’ho immaginato come sottofondo per un mio intervento». Da qui ha preso il via un progetto di collaborazione maturato proprio durante l’emergenza. «Sono partito sulle ali della fantasia immaginando di recitare sui pezzi di Emanuele, senza avere una vera traccia. Che poi ha cominciato a formarsi quando lui mi ha spiegato che i brani originali sono intitolati con le date di nascita e morte degli imperatori romani, tranne uno, “Nero”, ovviamente riferito a Nerone: una scelta voluta per tracciare un parallelismo tra gli schiavi dell’antichità e la schiavitù che ancora persiste nelle attuali società democratiche». Ma anche il tema della famiglia entra nel lungo testo che Peli ha creato come un pastiche postmoderno, utilizzando fra l’altro anche parti della definizione di tessitura trovata su Wikipedia. Il risultato è una traccia unica da 22 minuti, prodotta da Maniscalco con un cut up delle diverse registrazioni effettuate da Peli sulle varie tracce. «Volevo chiedere a un attore di recitare il testo ma Emanuele ha insistito perché lo facessi io - racconta Giovanni -. E credo che in fondo sia stato giusto così perché questo è un lavoro da pandemia, di arte povera, una riflessione su un benessere fasullo mai apparso così effimero come durante questo periodo. Per me potrebbe anche rappresentare l’inizio di una nuova fase in cui il reading prende il posto della forma canzone: quasi una svolta per provare a dare il via a una dimensione in cui mettere insieme sia letteratura che musica in modo profondo e tecnico ma anche artigianale, abbandonando le briglie della canzone d’autore per una visione ancora più sperimentale». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Claudio Andrizzi