Ramazzotti, sono
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a Brescia

Davanti al «rinoceronte»Dall’Instagram di Eros Ramazzotti: alla scoperta di Brescia
Davanti al «rinoceronte»Dall’Instagram di Eros Ramazzotti: alla scoperta di Brescia

E ci sei, adesso tu: in piazza Loggia, «per non dimenticare», nel bel mezzo di un’uggiosa giornata di metà inverno in zona rossa… Instagram stories a go go durante una sgambata in centro, emoticon-cuore abbinato a una panoramica dall’alto, soltanto silenzio davanti alla stele per le vittime del terrorismo del 28 maggio 1974. Appassionate annotazioni di un turista davvero speciale. Un fenomeno - da decenni - della canzone italiana. Da tempo felicemente accasato in Franciacorta, Eros Ramazzotti ha tirato dritto fino in città. Visitando Brescia. MALGRADO fosse completamente mimetizzato con cappello, occhiali e mascherina la sua estemporanea epifania nel cuore della città non è passata inosservata sui social. A maggior ragione perché l’amatissimo cantautore romano (classe 1963) si è auto bombardato il profilo IG (un milione e mezzo di follower) con testimonianze in tempo reale della sua gita fuori porta in diurna. Fra le altre, oltre alle già citate: spezzoni di una camminata radente il Duomo, allegramente movimentata e «contestualizzata» da un sottofondo di chiacchiere in dialetto bresciano gentilmente offerto da alcune signore altrettanto a passeggio; qualche selfie disinvolto e ovviamente una foto ricordo al rinoceronte di Stefano Bombardieri (vero nome: «Il peso del tempo sospeso»), mastodontica, viralissima opera «a libero godimento pubblico» placidamente sospesa a mezz’aria nel quadriportico di piazza Vittoria. Non meglio precisati, invece, i motivi per cui si trovasse da queste parti. Mentre conclamate, e di natura musicale, furono le ragioni che a fine agosto lo portarono a trasformare una zona ai piani alti di Cavalli Musica di Castrezzato nel suo quartier generale per una serie di prove generali varie ed eventuali in vista dell’esibizione di settembre sul palco dell’Arena di Verona, per i Seat Music Awards 2020. BENCHÉ INACCESSIBILI, le sue performance vocali non passarono inosservate, anche perché nel frangente ad accompagnane il celebre timbro nasale c’era un’orchestra di quindici elementi, in cui tra l’altro fino a qualche anno fa suonavano in pianta stabile anche i fratelli gemelli Giuseppe e Gianpietro Cazzago, entrambi bresciani, entrambi scomparsi tra il 2016 e il 2017. «Nuovo disco? Al momento a non c’è nulla di concreto in agenda: abbiamo fatto giusto in tempo a concludere il tour prima del lockdown e adesso un po’ come tutti navighiamo a vista. Impossibile essere fiduciosi» commentò la sua tour manager. Da allora nulla è cambiato. In tutti i sensi, purtroppo. COM’È ORMAI evidente, tocca pazientare sperando che tempi migliori non tardino ad arrivare. Così, nell’incertezza generalizzata, resta un fatto inequivocabile da constatare: in ordine di tempo, Eros Ramazzotti, fra i pochi artisti pop italiani molto noti anche all’estero, è solo l’ultimo cantante popolare che Brescia ha sedotto con la sua bellezza e quindi accolto a braccia aperte come una casa dolce casa. Prima di lui, la Leonessa ha conquistato Roberto Vecchioni, virtuoso docente al liceo classico Arnaldo (presentava in anteprima i pezzi nuovi ai suoi studenti), e persino una certa Mina, che proprio a due passi da dove Eros l’altro giorno faceva le storie su Instagram, in un appartamento di via Crispi, abitò per una decina d’anni godendosi l’ebbrezza di un anonimato che oggi probabilmente sarebbe soltanto un desertico miraggio. Niente mascherine, allora. Zero strade deserte. Un altro mondo. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Elia Zupelli