Razzismo, Trump e l’Isis Venezia a trazione politica

Stephen K. Bannon, ideologo della destra radicale in American Dharma di Errol Morris
Stephen K. Bannon, ideologo della destra radicale in American Dharma di Errol Morris
Stephen K. Bannon, ideologo della destra radicale in American Dharma di Errol Morris
Stephen K. Bannon, ideologo della destra radicale in American Dharma di Errol Morris

VENEZIA Venti di politica in concorso almeno in quattro film dei 21 in corsa in questa 75a edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Venti legati alla storia meno recente, come nel caso di “Peterloo“ e “Opera senza autore“, e film poi come “22 July“ di Paul Greengrass, che racconta di una strage legata all’estremismo, e “Che fare quando il mondo è in fiamme?“ del regista italiano Roberto Minervini, una riflessione sul mai morto razzismo in America. Ma fuori concorso al Lido la politica ha una voce anche più grossa in due documentari come “Isis, tomorrow“ e “American Dharma“. Intanto Peterloo scritto e diretto da Mike Leigh, un ritratto dei fatti accaduti in questa località nel lontano 1819 quando un pacifico raduno pro-democrazia a St Peter’s Fields a Manchester si trasforma in uno degli episodi più sanguinosi della storia britannica. 60.000 persone radunate per richiedere riforme politiche e protestare contro i crescenti livelli di povertà vengono attaccate dalle forze governative. Molti manifestanti furono uccisi e centinaia feriti, dando vita a ulteriori proteste e nuove repressioni. Tra politica, arte e introspezione arriva al Lido “Opera senza autore“ di Florian Henckel Von Donnersmarck, Oscar nel 2007 per il miglior film straniero con “La vita degli altri“. Ispirato a fatti realmente accaduti, opera senza autore racconta tre epoche di storia tedesca attraverso la vita dell’artista Kurt Barnert, il suo amore per Elisabeth e il problematico rapporto con il suocero, l’ambiguo professor Seeband che, disapprovando la scelta della figlia, cerca di porre fine alla loro relazione. “22 july“ del regista e sceneggiatore inglese Paul Greengrass ricostruisce invece la terribile strage di Utoya (Norvegia) del 22 luglio 2011 dove 77 persone, per la maggior parte ragazzi, furono uccise dal giovane estremista Breivik. La strage e il processo che ne è seguito sono stati raccontati anche grazie alla testimonianza di un sopravvissuto. “Che fare quando il mondo è in fiamme?“ è una riflessione sul razzismo in America attraverso il ritratto intimo di una comunità che nell’estate del 2017, dopo una serie di uccisioni di giovani africani da parte della polizia, si ritrova a combattere per la giustizia, la dignità e la propria sopravvivenza. Infine nel film anche il gruppo rivoluzionario delle Black Panthers. “American Dharma“ di Errol Morris ci porta dentro l’attualità. E questo con un documentario che registra una reale conversazione tra due ex compagni di università che la pensano diversamente. Da una parte il regista fervente democratico e, dall’altra, l’ultra-conservatore Stephen K. Bannon, ideologo della destra radicale e stratega del presidente Donald Trump (ha collaborato recentemente anche con la Lega). Infine ancora un documentario, “Isis, tomorrow. The lost souls of Mosul“ a firma di Francesca Mannocchi e Alessio Romenzi. Un film che cerca una risposta a una semplice domanda: cosa significa essere un figlio dell’Isis. Nel docu tante voci dei figli dei miliziani addestrati al combattimento e a diventare kamikaze nella complessità del dopoguerra in Iraq. Sarà questo paese in grado di accettare i figli dell’Isis come propri figli, di perdonare le loro madri, di riconciliare le anime? •