TUTTA ORNELLA VOGLIA E PAZZIA

di Luigi Fertonani
Ornella Vanoni e Fabio Valdemarin al Vittoriale degli italiani di Gardone Riviera ONLY CREW/ Giovanni PodaviniIl Vittoriale di Gardone Riviera al completo per applaudire Ornella VanoniOrnella Vanoni: è senza limiti
Ornella Vanoni e Fabio Valdemarin al Vittoriale degli italiani di Gardone Riviera ONLY CREW/ Giovanni PodaviniIl Vittoriale di Gardone Riviera al completo per applaudire Ornella VanoniOrnella Vanoni: è senza limiti
Ornella Vanoni e Fabio Valdemarin al Vittoriale degli italiani di Gardone Riviera ONLY CREW/ Giovanni PodaviniIl Vittoriale di Gardone Riviera al completo per applaudire Ornella VanoniOrnella Vanoni: è senza limiti
Ornella Vanoni e Fabio Valdemarin al Vittoriale degli italiani di Gardone Riviera ONLY CREW/ Giovanni PodaviniIl Vittoriale di Gardone Riviera al completo per applaudire Ornella VanoniOrnella Vanoni: è senza limiti

Se c’è una signora che ha accompagnato i sogni, le passioni degli italiani per decenni questa è proprio Ornella Vanoni, ieri sera all’Anfiteatro del Vittoriale - al completo - per un viaggio all’indietro, nel tempo migliore che è la giovinezza. Una donna che non vuole certo nascondere la sua età ma che al contrario sa disarmare l’argomento in modo divertente e divertito. «Ornellissima» riempie l’anfiteatro subito con la sua presenza di spirito e il suo essere musicale a ogni tocco, con un vestito verde acqua che lascia scoperte le spalle. Attacca con un brano di ricordi, «Arcobaleno». «Sembra di vetro la tua anima»: il pubblico l'accarezza con gli applausi. Una ricetta per l'amore? «Dolce, dolcissimo e sconveniente. Zucchero a velo e nella stanza il cielo». Per affrontare la stupidita abbiamo ancora l'ironia, mette subito in chiaro: ha ragione da vendere questa diva a cui scappa qualche colpo di tosse e per questo si scusa col pubblico. E di cosa dovremmo scusarla, poi? Sul palcoscenico Massimiliano Finazzer Flory si presenta come intervistatore del personaggio Ornella Vanoni, lasciando a Fabio Valdemarin l’onore di accompagnarla al pianoforte in alcuni dei suoi successi più famosi. Che sono tanti, troppi per esaurirli in una sola serata. «Sento crescere la voglia e la pazzia, sento il Carnevale entrare in me», e tutti a morir d'amore insieme a lei, senza eccezioni. Il pubblico la canta in coro con lei battendo le mani. E lei non si risparmia, battute su battute: «Quando s'invecchia si diventa un po' matti oppure dei rompiballe», dopotutto «domani è un altro giorno, si vedrà». Vari mondi insomma, a partire dalla straordinaria stagione degli inizi degli Anni Sessanta quando cantare in dialetto non era una scelta che ricadeva soltanto fatalmente sulla canzone napoletana o romana, ma intellettuali come Giorgio Strehler scrivevano per Ornella brani come «Ma mì» che ricordavano una Milano ancora occupata da fascisti e tedeschi, o «Le mantellate» con la musica di Fiorenzo Carpi. Tempi eroici certo ma anche di candidi sogni d’amore, di intense passioni. Ornella è capace di andarsene in un altro continente e conquistarlo all’Italia e questo avviene con le melodie brasiliane di Vinicius de Moraes e di Toquinho, con le bellissime traduzioni di Sergio Bardotti. Bossa nova e canto popolare, voce inconfondibile, una vita intensa e senza ipocrisie, ironica e autoironica («L'appuntamento» è la canzone di «una sfigata», dice, addirittura) senza risparmiare frecciate e frecciatine a personaggi troppo «ingessati». Finazzer presenta il Vittoriale e l'Italia. C'è talmente tanta bellezza, dice Ornella, «che non ce ne accorgiamo. Paese meraviglioso» ma alla fine «manca la manutenzione». Non può non comparire il ricordo di Strehler, «un genio che ha inventato la regia, le luci. Ho vissuto quattro anni con questo signore, grande scandalo milanese. Gli ho detto: ti ringrazio perché sono diventata brava... senza di te. Non gli è piaciuta!». Eh sì, perché «passata la passione cominci a conoscere la persona. Lucio Dalla? Non bello ma talmente intelligente da diventar bellissimo». E le donne? «Le amo moltissimo ma sono stata ferita profondamente da tre donne: gli uomini sono migliori, che sia merito dello sport?». Irresistibile. «Gino Paoli che suonava malissimo, bruttino. Ma mi scrisse in venti minuti “Senza Fine, colpito dalle mie mani...». Non tutti le stesero tappeti rossi: «Il mio tecnico del suono diceva che non sapevo cantare. Tu non canterai mai! Mai dire "mai" a me!». Questa wonder woman voleva pure «curare l'acne delle ragazze. Ho fatto una clinica in Svizzera per bucare i brufoli con l'ago elettrico». E Ornella conclude, alla francese, ringraziando i «loggionisti, les enfants du Paradis». Invocazioni di bis, grida invocano «Ornella». E finalmente spunta «C'è una ragione di più». Un grazie senza fine. •. © RIPRODUZIONE RISERVATA