Viadellironia con «Le radici sul soffitto»

Viadellironia: approdate a «Demetrio Stratos» di Radio Popolare
Viadellironia: approdate a «Demetrio Stratos» di Radio Popolare

Oltre le barriere e le distanze, oltre lo stato di ordinario isolamento che morde al collo questo novembre assolato e desolato, Viadellironia hanno esteso «Le radici sul soffitto» fino all’Auditorium Demetrio Stratos di Radio Popolare: il concerto è stato trasmesso ieri pomeriggio, nell'ambito della Milano Music Week, in diretta sulla frequenze Facebook e fm della stessa Radio, confermando tutto il bello che in questi mesi la band bresciana formata da Maria Mirani (voce e chitarra), Giada Lembo (basso), Greta Frera (chitarra) e Marialaura Savoldi (batteria) aveva già espresso attraverso canzoni, situazioni e apparizioni. Nonostante le difficoltà, nonostante tutto. COSÌ, INIZIALMENTE atteso per maggio, il disco d’esordio intitolato «Le radici sul soffitto» ha trovato la condizione ideale per uscire allo scoperto: anticipato dal singolo «Ho la febbre» (feat. Stefano «Edda» Rampoldi), prodotto da Cesareo sotto l’egida di Hukapan (etichetta che fa capo proprio a Elio e le Storie Tese) con il sostegno del Mibac e di Siae nel programma «Per chi crea» dedicato alle opere prime, l’album tiene botta senza timidezza alle aspettative che pure erano alte, sbattendo in faccia 10 tracce «pervase da nostalgia proustiana verso una dimensione infantile ormai perduta». E accomunate, come evocato dalla stessa band, «dalla descrizione critica e malinconica della decadenza del mondo attuale». Atmosfere amplificate fin dalla copertina realizzata da Dorothy Bhawl, «allegoria sulla morte come rinascita e sulla fine come nuovo inizio»; e quindi in musica, senza compromessi o piaggeria: in fuga dall’alienazione, esistenzialiste con stile, Viadellironia dipingono mondi possibili un passo al di là del visibile, nell’onda di un alt-rock dai toni cupi e poetici, che s’incendia con folate d’irruenza, riverberi e distorsioni. Divampate in full bloom anche durante il concerto di ieri…da «Bernhardt» a «Figli della storia», applausi filtrati come vene nel marmo attraverso un monitor, in attesa di ritrovarle sul palco della nuova realtà che ci aspetta all’orizzonte. •

E.ZUP.