Brescia, doppio ko: perde lo scontro diretto e il primato

Eloquente l’espressione dei giocatori del Brescia: il ko col Pisa brucia SERVIZIO FOTOLIVE / Filippo Venezia, Giuseppe Zanardelli
Eloquente l’espressione dei giocatori del Brescia: il ko col Pisa brucia SERVIZIO FOTOLIVE / Filippo Venezia, Giuseppe Zanardelli
Eloquente l’espressione dei giocatori del Brescia: il ko col Pisa brucia SERVIZIO FOTOLIVE / Filippo Venezia, Giuseppe Zanardelli
Eloquente l’espressione dei giocatori del Brescia: il ko col Pisa brucia SERVIZIO FOTOLIVE / Filippo Venezia, Giuseppe Zanardelli

Non è tanto per la sconfitta in sé, ma per come matura. Non è per le conseguenze immediate in classifica, con la perdita del primato a favore del Pisa vincitore con merito al Rigamonti, ma per quelle che potrebbero esserci. E se non ci saranno, significa che davvero qualcosa è cambiato. Che significa? La domanda finale presuppone la risposta a un quesito che tutti, nel leggere la formazione anti-Pisa, si sono fatti: ma perché Inzaghi cambia modulo dopo 4 vittorie e un pareggio? Si sarà consultato con il suo presidente, che vede la difesa a 3 come il fumo negli occhi? Una delle raccomandazioni che Cellino fa ai suoi allenatori all’inizio del rapporto è: si gioca con la retroguardia a 4. E hai voglia a spiegare, come in tribuna prima del via, che non cambia niente, che è solo una questione di posizioni, che sono fisime dei giornalisti. Sarà così, pure e semplici fissazioni. Ma conta il risultato, conta il campo. E il campo dice che il Brescia svanisce sul più bello, che praticamente non si gioca la possibilità di allungare a +5 sul 2° e sul 3° posto. In 97 minuti (i 90 regolamentari più i 7 di recupero conclusivi) il Brescia non dà mai l’impressione di poter far proprio l’incontro. Il copione è recitato a braccio, si butta qualche pallone lassù sperando che accada qualcosa. Non una logica, nessuna parvenza di pericolosità: di tiri in porta manco l’ombra, nemmeno di conclusioni fuori. Giocare da capolista lo scontro diretto in casa con 3 centrali difensivi (Chancellor, Cistana, Mangraviti) è segnale di attendismo, di paura. E il Pisa per mezz’ora accetta di condividere fraternamente il pane prudente: nessuna avventatezza tattica, scoprirsi è un peccato mortale. Il problema è che il Brescia, con questo atteggiamento, infonde coraggio agli avversari. Deve aver pensato, la squadra nerazzurra, che il mostro non è così terribile come lo si dipinge. E cresce. Già alla fine del primo tempo Joronen corre un paio di brividi. E più passano i minuti nella ripresa e più il Brescia è preda della confusione, dovuta alla perdita dei riferimenti, all’abbandono del modulo prediletto, il 4-3-2-1 altrimenti detto albero di Natale. Troppi errori di misura, dovuti alla foga e alla fretta che è sempre cattiva consigliera, anche al fatto che, pur cercando di convincere (e convincersi) che non è cambiato niente, in realtà è tutto diverso. Dopo il palo colpito dall’ex Antonio Caracciolo, ci si illude che possa andare come a Vicenza, che davvero sia l’anno buono. Ma Sibilli, entrato da pochissimo, al 25’ del secondo tempo, dalla sinistra accelera verso il limite e con un destro d’autore trafigge Joronen e il Brescia, solo nel finale tornato alla difesa a 4. Ma ormai la confusione è totale, la frittata bella che cotta. Eloquente un recupero disperato di Moreo nella propria metà campo. E quando il pallone torna davanti, in area nerazzurra non c’è nessuno. La metà campo toscana, dopo il gol di Sibilli, non è affollata come dovrebbe. Grazie al Var, che toglie un rigore concesso per un contatto inesistente di Cistana sull’altro ex Lucca (che le qualità le ha), la resa è solo rinviata di un pugno di minuti. E ora? Come la prenderà Cellino? Se la sua reazione sarà nei limiti, la promozione diretta in A resta possibilissima. Questa squadra vale, presidente e allenatore pure. Non c’è bisogno di turbolenze interne. Ma nemmeno di variazioni più dannose della grandine.•. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Vincenzo Corbetta