Brescia, la rincorsa ai play-off frenata dalla stoccata dell’ex

Birkir Bjarnason superato da Daniele Dessena, l’ex autore dell’1-1 SERVIZIO FOTOLIVE / Simone Venezia, Alberto MarianiAndrea Papetti: un salvataggio
Birkir Bjarnason superato da Daniele Dessena, l’ex autore dell’1-1 SERVIZIO FOTOLIVE / Simone Venezia, Alberto MarianiAndrea Papetti: un salvataggio
Birkir Bjarnason superato da Daniele Dessena, l’ex autore dell’1-1 SERVIZIO FOTOLIVE / Simone Venezia, Alberto MarianiAndrea Papetti: un salvataggio
Birkir Bjarnason superato da Daniele Dessena, l’ex autore dell’1-1 SERVIZIO FOTOLIVE / Simone Venezia, Alberto MarianiAndrea Papetti: un salvataggio

Al Brescia manca sempre quel passettino in più, quel saltino di qualità. Nemmeno contro il Pescara penultimo in classifica, decimato da assenze pesanti per infortunio (Memushaj e Galano su tutti) e dalla positività di un giocatore al Covid emersa a poche ore dalla partita, il Brescia riesce a fare quel balzo per irrompere in zona play-off. Invece resta lì, compiaciuto per la salvezza ormai in cassaforte. Ma il Brescia, primatista italiano di presenze in B (questa è la numero 62), può accontentarsi della semplice permanenza tra i cadetti? E non è affatto bello sentire Clotet dire che «adesso siamo più vicini alla salvezza», anche se parole simili in precedenza si erano udite dal suo datore di lavoro. E ci manca pure che, con questa rosa, non sia garantita almeno la Serie B l’anno prossimo. I play-off sono sempre lì alla portata, anche se le partite sono meno (ne mancano 5) e sabato c’è la sfida esterna contro la capolista Empoli, lanciatissima verso la Serie A. E ci vorrebbe la consapevolezza di volerli acchiappare, ’sti spareggi, di ribellarsi allo spettro di una stagione fallimentare, perché non ci sarebbe altra definizione per un piazzamento finale al di sotto dell’8° posto. Punto. Non ci possono essere discussioni. Le scelte di Clotet possono essere criticate quanto si vuole, ma bisogna farlo con onestà intellettuale. Chi non desidera il recupero di Donnarumma? Qui da settimane si è coniata per lui la definizione di «arma per l’impossibile». Un rischio presentare per 90 minuti un giocatore che pochi giorni prima non era nemmeno in panchina e si allenava fuori dal gruppo. E istintivamente, nel vedere l’attaccante in campo, l’aggettivo che viene in mente è spento. Un tiro in porta da fermo nel primo tempo, ma non uno scatto, un dribbling, un guizzo. Il linguaggio del corpo, dalla tribuna, trasmette fatica, poco entusiasmo, condizione non ottimale. L’attenuante è che a Donnarumma non arriva una palla giocabile in area. Ayé ne ha a disposizione una sola, al 23’ del secondo tempo, 4 minuti prima della stoccata letale dell’ex Dessena, ma la fallisce dall’area piccola. Quante volte il francese ha realizzato con medie da pallacanestro (uno su uno)? Non gli si può dare la colpa della mancata vittoria se una volta (su una) fa cilecca. Il Brescia gioca bene nella prima mezz’ora. Assedia il Pescara, lo inchioda nella propria area. Segna con Jagiello (17’: destro di classe dalla distanza dopo un bel numero di Bjarnason), sfiora il raddoppio. Nella ripresa, però, non contrappone nulla alle mosse di Grassadonia, che verso la fine della gara abbandonerà la panchina per un malore e per questo, dopo una lunga interruzione tra l’85’ e l’89’, si andrà avanti fino al 99’. Paradossalmente il Brescia peggiore crea le occasioni migliori. Dopo aver preso il gol dell’ex Dessena, centra la traversa con Pajac ma questo episodio fa il paio con il palo di Scognamiglio al 33’ del primo tempo, con deviazione prodigiosa di Joronen. Questo non è il Brescia che ci vuole per la zona play-off. Serve un’altra spinta dall’interno. Ma se si parla di salvezza, quel passettino in più diventa più duro di una scalata dell’Everest in ciabatte. •. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Vincenzo Corbetta

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