Brescia, la scelta è giusta: Inzaghi l’allenatore ideale per vincere il campionato

Massimo Cellino e Filippo Inzaghi: presidente e allenatore del nuovo corso del Brescia, chiamato a puntare al ritorno in Serie A AGENZIA FOTOLIVE/Fabrizio Cattina
Massimo Cellino e Filippo Inzaghi: presidente e allenatore del nuovo corso del Brescia, chiamato a puntare al ritorno in Serie A AGENZIA FOTOLIVE/Fabrizio Cattina
Massimo Cellino e Filippo Inzaghi: presidente e allenatore del nuovo corso del Brescia, chiamato a puntare al ritorno in Serie A AGENZIA FOTOLIVE/Fabrizio Cattina
Massimo Cellino e Filippo Inzaghi: presidente e allenatore del nuovo corso del Brescia, chiamato a puntare al ritorno in Serie A AGENZIA FOTOLIVE/Fabrizio Cattina

Anche se non è da escludere che Cellino sia andato su Inzaghi per l'innegabile fascino che il suo nome suscita nei calciofili, il ragionamento che ha portato alla scelta del nuovo allenatore del Brescia poggia su basi ben più solide della semplice suggestione. Dopo essersi affidato ad allenatori-debuttanti (Suazo, Grosso e Clotet), allenatori-amici (Pulga e Lopez), giovani rampanti (Dionigi, Boscaglia) e solo di rado veterani (Marino e Delneri), il presidente è tornato a pescare nell'unico serbatoio veramente affidabile: gli allenatori affermati. È una categoria a cui appartiene a pieno titolo anche Eugenio Corini, uno che al momento della firma con il Brescia già vantava 72 panchine in A tra Chievo e Palermo più due campionati di B con Crotone e Novara e uno di Lega Pro con il Frosinone. Inzaghi può essere per certi versi un Corini più titolato, un tecnico che è partito da ben altri livelli (il Milan) prima di rimettersi in gioco con la gavetta. Piacentino e non bresciano, ma non per questo estraneo alla realtà calcistica della città, è soprattutto un allenatore che sa come si vincere. Contrariamente a quanto si è detto e scritto fin qui, Inzaghi la vittoria non ce l'ha nel dna (quello semmai lo si poteva dire da calciatore). I suoi successi li ha conquistati con una cura del lavoro, un'attenzione assoluta per i dettagli e, soprattutto, una tendenza quasi maniacale all'aggiornamento e allo studio. Non è un mistero che Superpippo abbia un approccio al calcio di tipo enciclopedico. Conosce i giocatori dalla Serie D alla A e potrebbe descriverne le caratteristiche a braccio per ore. E qui arriva Cellino. Un presidente tutt'altro che sprovveduto, benché spesso tacciato di scelte troppo istintive e poco ponderate. Nello scegliere Inzaghi, Cellino ha di certo ragionato anche sullo storico della Serie B. Un campionato che dalla stagione 2009/10 ha visto promossi 16 allenatori affermati a fronte di 13 giovani e solo 7 veterani. Come a dire: meglio non avventurarsi in un Delneri-bis (o simili), giusto non provare una nuova sfida in stile Suazo, ma cercare quell'usato sicuro in grado di trasmettere sì entusiasmo ma soprattutto garanzie tecniche. Se poi è un campione del mondo, tanto meglio. Ecco allora che Inzaghi, già vincente due anni fa con il Benevento, ci può riprovare nel raggio di due anni con il Brescia. Dal 2009 lo hanno fatto Iachini, Conte, Tesser, Colantuono, Mandorlini, Bisoli, Sarri, Rastelli, Baroni, Semplici, Aglietti, Corini e Stroppa. Tutti tecnici, per l'appunto, affermati. Cellino ha poi valutato anche l'età media dei tecnici promossi dalla B nell'ultima decade. Si va dai 65 anni di Zeman nella stagione 2011/12 ai 37 di Stellone nel campionato 2014/15, per un valore medio di 48,3 anni. Ebbene, Inzaghi farà i 48 il 9 agosto e arriverà ai «48,3» tra novembre e dicembre, in pieno campionato. La rispondenza all'identikit dell'allenatore perfetto per la B è sorprendente. Il Brescia ha messo i puntini sulle «i» e rilanciato ambizioni che l'ultima stagione aveva fatto traballare. Non resta che il mercato, che dovrà essere in linea con questa filosofia, e un sostegno a oltranza al netto di qualche incidente di percorso che va messo in conto. Stando ai numeri, il Brescia non poteva scegliere allenatore migliore.•. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Alberto Armanini

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