«Campionissimo in campo, nella vita e in panchina»

Antonio Filippini (a destra) e il gemello Emanuele con Guardiola
Antonio Filippini (a destra) e il gemello Emanuele con Guardiola

Chi sa riconoscere il talento meglio di un giocatore che in campo faceva valere soprattutto le qualità agonistiche? Antonio Filippini, ricorda il primo giorno di Guardiola con il Brescia? Quel giorno ci allenavamo a Coccaglio. Un campo piccolo e immaginavo lui, abituato al Barcellona e al Camp Nou: mi aspettavo una lamentela continua. Invece? Lavorò con l’entusiasmo di un ragazzino. Uno di noi, da subito. Com’era Guardiola? Il giocatore non ha bisogno di presentazioni: ha vinto tanto con il Barcellona. Come persona è umile, intelligente, sapeva stare in gruppo. E fuori, con gli amici di sempre, era simpaticissimo, alla mano, affabile. Un ricordo? Pep allenava il Bayern, io e mio fratello Emanuele andammo a trovarlo a Monaco. Per 4-5 giorni osservammo gli allenamenti, ci confrontavamo. E notammo che in campo era serio, carismatico, attento al più piccolo dettaglio. Ma con noi, anche quando spiegava il suo metodo di lavoro e le sue idee, scherzava, ci metteva la battuta su un calciatore, su una situazione. Quel Brescia era un dream team: Guardiola e Baggio, Toni e Appiah, Pirlo e i gemelli Filippini. Non per niente abbiamo ottenuto il miglior piazzamento nella storia. Il 7° posto nel 2000-2001. Ci siamo salvati per 4 anni di fila. E siamo arrivati a un passo dalla qualificazione alla Coppa Uefa. Guardiola, Baggio: in cosa erano diversi caratterialmente? Erano molto simili: serissimi sul lavoro, simpaticissimi fuori. Guardiola era più estroverso all’esterno. Antonio Filippini mica sfigurava. Non si giocano 303 gare in A e 650 da professionista senza una tecnica almeno da 7. È vero che Mazzone aveva un occhio di riguardo per i talentuosi? Un giorno, prima di una riunione tecnica, tirò fuori un bigliettino e ci disse: se arriva il nome che sta scritto qui, sappiate che farà quel cavolo che vuole. E quel nome era Baggio. Nessuna invidia? Per Mazzone dire che i giocatori erano tutti uguali era una stupidaggine. E io dico che è giusto così. Guardiola è il miglior allenatore del mondo? Sì, con Klopp e Mourinho. Ha innovato il calcio. Il suo Barcellona è irripetibile ma Pep è talmente intelligente che, al Bayern prima e al Manchester City adesso ha adattato i suoi principi di gioco alle caratteristiche dei giocatori. A proposito di ex compagni, cosa pensa di Pirlo alla Juventus senza aver mai allenato prima? La Juventus un anno fa era il sogno di tutti noi tecnici: prendendo Sarri dimostrò che, partendo dalla Terza categoria, dopo la gavetta lavorando bene si poteva arrivare al top. Successe lo stesso nel ’90 con un bresciano. Il caso è lo stesso. Maifredi, lavorando alla grande nei dilettanti, in C e a Bologna, ebbe la chance della Juve. Invece con Pirlo? La Juventus ha cancellato quel sogno. Ma non è colpa di Andrea, che ha il carisma, la personalità e, da quel che vedo, la bravura per lasciare il segno anche in panchina. Come Guardiola? Glielo auguro, ma che onore aver giocato con entrambi. E con Baggio.