Cistana, Pajac, Leris penalizzati dal nuovo assetto

Mehdi Leris alla conclusione, l’ex Antonio Caracciolo ribatte
Mehdi Leris alla conclusione, l’ex Antonio Caracciolo ribatte
Mehdi Leris alla conclusione, l’ex Antonio Caracciolo ribatte
Mehdi Leris alla conclusione, l’ex Antonio Caracciolo ribatte

Con il cuore in mano: Brescia-Pisa è stato un piccolo manuale su come complicarsi la vita. Cercando di sorprendere, il Brescia si è sorpreso da solo. Inzaghi ha varato un Brescia atipico, con un nuovo sistema di gioco che d'improvviso ha levato alcuni punti di riferimento costruiti nel tempo. Non solo. La toppa che via via ha provato a mettere è stata peggiore del buco. Nel secondo tempo Super Pippo ha rincorso l'assetto ideale senza mai trovarlo. È una sconfitta tattica ancor prima che tecnica, quindi, benché il gol partita sia stato un pezzo di bravura di Sibilli che merita solo applausi. Il teorema del ko più che meritato ha anche una serie di altri corollari. Anzitutto il Pisa torna al successo esterno dopo una vita: l'ultima volta era stato in casa del Vicenza, nel mese di settembre. Poi si conferma la statistica anti-Inzaghi di Luca D'Angelo. In tre confronti, tra Benevento e Brescia, il tecnico del Pisa non ha mai perso contro SuperPippo. Infine un dato che cambia il trend del Brescia, quest'anno sempre vincente contro le seconde in classifica. Stavolta la sconfitta significa anche sorpasso dei toscani sui biancazzurri. Sull'economia della partita pesa come un macigno l'interpretazione tattica, frutto di un piano gara studiato in settimana e purtroppo fallimentare alla prova dei fatti. Dopo un terzo di campionato con la difesa a quattro si è passati al 3-5-2. Vero che l'interpretazione generale è rimasta simile, con Cistana che si è ritrovato spesso a fare «il Mateju» a destra, ma tra posizionamenti e meccanismi di gioco generali qualcosa non ha funzionato. Leris, che sarebbe dovuto essere l'uomo in più in avanti, ha avuto un raggio d'azione troppo arretrato e non è mai riuscito a portare la propria qualità nell'area toscana. Discorso simile per Pajac, limitato dalla posizione di Palacio e dalla sua tendenza ad accentrarsi partendo da sinistra. Non bastasse questo, è mancata brillantezza in mezzo, con van de Looi sempre troppo lento a trasmettere palla e i compagni di reparto imprecisi anche nel passaggio più elementare. Solo Bertagnoli, di tanto in tanto, ha provato ad accendere la luce. Il trasformismo tattico del secondo tempo non ha aiutato. Il primo giro di cambi ha lasciato tutto pressoché invariato, con Tramoni e Moreo al posto di Palacio e Bajic ma senza accorgimenti tattici. Dopo il vantaggio del Pisa si è passati al 4-4-2, con Bertagnoli terzino destro, Spalek e Tramoni larghi, Bisoli e Jagiello in mezzo al campo e la coppia Moreo-Ayé davanti. A proposito di Ayé. Il francese, cui non vanno sicuramente imputate le colpe della sconfitta, si trova nella paradossale situazione di aver timbrato il cartellino due sole volte in stagione e sempre in occasione di ko interni. Cercherà di rifarsi, sotto ogni punto di vista, alla prossima occasione.•. © RIPRODUZIONE RISERVATA