L’invincibile Pasinato «Il mio Brescia d’oro»

di Pasinato, ha trovato gli eredi in casa?
Antonio «Toni» Pasinato con Tiziano Ascagni e il suo vice Dino Busi sulla pista d’atletica del RigamontiUna formazione del Brescia ’84-85: 1° in C1, promosso in BUn undici del Brescia 1985-86: 2° tra i cadetti, promosso in Serie A
Antonio «Toni» Pasinato con Tiziano Ascagni e il suo vice Dino Busi sulla pista d’atletica del RigamontiUna formazione del Brescia ’84-85: 1° in C1, promosso in BUn undici del Brescia 1985-86: 2° tra i cadetti, promosso in Serie A
Antonio «Toni» Pasinato con Tiziano Ascagni e il suo vice Dino Busi sulla pista d’atletica del RigamontiUna formazione del Brescia ’84-85: 1° in C1, promosso in BUn undici del Brescia 1985-86: 2° tra i cadetti, promosso in Serie A
Antonio «Toni» Pasinato con Tiziano Ascagni e il suo vice Dino Busi sulla pista d’atletica del RigamontiUna formazione del Brescia ’84-85: 1° in C1, promosso in BUn undici del Brescia 1985-86: 2° tra i cadetti, promosso in Serie A

Vincenzo Corbetta Antonio Pasinato? Un allenatore signore e un signor allenatore. Nessuno a Brescia lo ha dimenticato, lui non ha dimenticato Brescia. Alla quale regalò 2 stagioni da invincibile, 2 promozioni dalla C1 alla A tra l’84 e l’86 dopo un periodo di vacche scheletriche: 2 retrocessioni consecutive, una terza scampata per grazia ricevuta e un’altra delusione in C1 con Orrico al timone. Pasinato, 85 anni, vive a Oggiono, vicino a Lecco. E passa buona parte delle giornate giocando a pallone in giardino con i nipotini di 13 e 8 anni. ? Mi cercano in continuazione... nonno, nonno vieni... Sono una gioia, mi tengono in forma. Futuri calciatori? Importante che crescano bene e studino. Ma con il pallone si divertono tanto. E lei quanto si è divertito a Brescia? Due anni fantastici. Partendo dall’inizio: come ci arrivò? Ero a Campobasso, ci ero stato 3 anni portandolo in B. Io volevo avvicinarmi a casa. A 2 mesi dalla fine del campionato correttamente informai la società di questa mia decisione. E il Brescia? Avevo un’offerta da un’altra formazione del Nord di B, non se ne fece niente. Poi arrivò la proposta del Brescia e non ebbi esitazioni. Anche se comportava di scendere in C1? Non mi importava. Brescia era una piazza ambiziosa, abituata a stare in alto e aveva una bella squadra. Orrico l’aveva costruita non bene, ma benissimo. E giocava un calcio veloce, moderno, con pressing a tutto campo. Però non fu promossa. Il motivo? Nei primi mesi a Brescia trascorrevo giornate intere al Rigamonti a vedere le cassette delle partite di Orrico. Restavo incantato dalla manovra d’attacco, ma quando doveva difendersi scappava sempre qualcosa di troppo. Dunque? Si trattava di prendere meno reti. E di avere qualità davanti. Alla società chiesi 3 giocatori. Arrivarono Maritozzi, Ascagni e Maragliulo, che avevo con me a Campobasso. Se iniziavamo a subire di meno, con gente come Gritti, Ascagni e Maragliulo davanti il gol era garantito. Non lo dica, altrimenti qualcuno le dà del bieco difensivista! Nei miei 2 campionati chiudemmo con la miglior difesa. Esatto: 18 gol subitì in 34 gare in C1, 28 in 38 in B. Ma in C1 fummo anche la squadra che vinse di più, perse di meno e segnò di più. Ricordo male? Ricorda benissimo: 15 successi, una sola sconfitta, 47 gol all’attivo. In B solo Ascoli, Vicenza e Cesena segnarono di più. Ma alla fine sa cosa conta di più di tutto? Cosa? Essere là davanti e vincere. Ho impressa l’atmosfera che trovai a Brescia al mio arrivo: un ambiente sfiduciato da anni di mancanza di risultati. Per fortuna partimmo bene e finimmo meglio. L’unica sconfitta di quell’anno in C1 a Pavia. Ad Ascagni, che è di Voghera, brucia ancora da matti. Ascagni è uno di quei giocatori che mi chiedevo sempre cosa facesse in C. Come Zoratto, centrocampista modernissimo; Bonometti, bravo come pochi a rubare i palloni e a rilanciare il gioco. E a fare gol: in C1 ne firmò 7. E Chiodini? Difensore incredibile! Facile vincere con una squadra così... Sa quante volte me lo sono sentito dire? E io rispondevo: eh sì, proprio una gran bella squadra. Ho sempre riconosciuto i meriti di Orrico nel costruirla, ma di mio ci ho messo parecchio nella doppia promozione. Nessun dubbio. Chi ricorda di quel gruppo? I miei collaboratori. Da Gigi Febbrari a Natale e a Pasqua ricevo sempre una telefonata di auguri. Quando lo conobbi, era molto giovane. Io gli dicevo come avrei voluto impostare la preparazione, ma dopo pochi giorni, vedendo come lavorava, lo lasciai fare. Era innovativo, bravissimo, preparato. Anche il mio vice Dino Busi era fantastico. Non ha menzionato nessuno della società. Con il presidente Baribbi non c’era molto dialogo. Lui veniva al campo qualche volta, io per carattere me ne stavo sulle mie. Ecco, un difetto che avevo era che dialogavo poco al di fuori della squadra. Anche con il direttore sportivo Lamberti, al quale credo di dovere il mio arrivo a Brescia. C’è una partita che ricorda in particolare? Innanzitutto Brescia-Livorno, il giorno della promozione dalla Serie C1 alla B. Lo stadio era pieno, la Curva Nord impressionante. Un giorno che non dimenticherò mai. La sensazione era quella di una tifoseria finalmente uscita da un incubo durato anni. Era il 2 giugno 1985: più che della Repubblica, una festa di liberazione. Altre sfide nella memoria? Brescia-Cagliari 3-1, l’anno dopo. Feci debuttare un ragazzino di 17 anni che segnò e poi fece una bella carriera. Piovani, 5 gennaio 1986: 3-1 per il Brescia con splendida doppietta di Zoratto e 2-0 del gnaro di Gerolanuova. Esattamente. Sa quanto dovetti discutere con la società? Ascagni si era infortunato, con Gritti c’era De Giorgis su cui si puntava molto: Baribbi gli aveva fatto 2 anni di contratto. Ma vedevo Piovani in allenamento, era bravissimo. Ogni volta che accennavo alla possibilità di lanciarlo, mi dicevano: ma no, è un rischio. Invece... Era bravo davvero. Ascagni genio e sregolatezza? Leggenda. Quando lo confermai in B, un giorno venne da me commosso: mister, mi disse, ma lo sa che lei è il primo che non mi scarica dopo aver vinto la Serie C1? E per riconoscenza in allenamento tirava da matto. Peccato che si infortunò. Ma sono episodi che non si cancellano. A proposito di episodi: è vero che convocava i giocatori a mezzanotte per una spaghettata al Master? E che certe mogli seguivano i mariti perché non ci credevano? Era un modo per cementare il gruppo. Aliboni, Gritti e Chiodini erano i più spiritosi. Ma era facile guidare quei giocatori: tutti bravissimi professionisti. Mi fidavo talmente di loro che, quando giocavamo a casa, si cenava insieme al Master e poi li lasciavo liberi di tornare a casa. Ci si trovava la mattina dopo. A giudicare dai risultati, un metodo infallibile. Le dolenti note: perché non restò anche in Serie A? Sa che non l’ho ancora capito a distanza di tutti questi anni? Baribbi aveva deciso di non confermarmi prima della fine del campionato. Ci restai male, ero convinto di fare bene anche tra i grandi. Cosa pensa del Brescia di oggi? Mi fa male vederlo ultimo in classifica. Troppa confusione. Perché non continuare con Corini? Persona seria, tecnico preparato e bravo. Si vede che chi vince i campionati a Brescia non piace. Ma almeno Corini, al contrario di me, ha potuto iniziare la stagione. Un giocatore della rosa attuale che avrebbe allenato volentieri? Balotelli sarebbe stato una bella sfida: le sue qualità non si discutono. E Tonali: con Zaniolo il talento per eccellenza del calcio italiano. Tonali avrebbe giocato nel suo Brescia? Sì, ma mica perché l’avrei deciso io. Uno così la maglia da titolare se la prende da solo. Vede un Pasinato tra gli allenatori d’oggi? Non direi, e sa perché? Perché? In panchina prendono tutti appunti. Che cosa scrivono che poi non vedono la partita? Io memorizzavo e poi scrivevo quel che mi premeva una volta a casa. E alla squadra il martedì, alla ripresa, riassumevo tutto al massimo in una decina minuti. Così poco? Sicuro. Il mio Brescia aveva un pregio: vinceva sempre. • © RIPRODUZIONE RISERVATA