Brescia, qualcuno riporti la serenità altrimenti è dura

Pep Clotet:  2 pareggi, una vittoria e una sconfitta alla guida del BresciaBirkir Bjarnason nel derby perso con la Cremonese FOTOLIVE/Simone Venezia
Pep Clotet: 2 pareggi, una vittoria e una sconfitta alla guida del BresciaBirkir Bjarnason nel derby perso con la Cremonese FOTOLIVE/Simone Venezia

•• Sos, qualcuno riporti la serenità in casa Brescia. Faccia in modo che lo spettacolo inverecondo (più fuori che in campo) di sabato contro la Cremonese non si ripeta più. Possibile che sia bastata l’espulsione dell’allenatore per scatenare tutto quell’ambaradan, quel balletto vice allenatore in panchina, presidente a bordo campo e tecnico in tribuna? La confusione di ruoli era totale, non si distingueva più chi guidava i giocatori in campo (e Ciofani ringrazia ancora), chi dava indicazioni, chi teneva le redini. Chi ha deciso i cambi, ad esempio? E l’incomunicabilità linguistica tra Clotet e Gastaldello? La classifica, intanto, giornata dopo giornata si fa sempre più drammatica. Il Brescia, in quanto retrocessa dalla A, non ha il diritto divino alla salvezza. Deve conquistarsela secondo dopo secondo. E dato che sono presenti ancora alcuni giocatori protagonisti della promozione in B di 2 anni fa (Martella, Mateju, Bisoli, Donnarumma, gli infortunati Cistana e Ndoj) e non pochi protagonisti della scorsa stagione in A (Joronen, Chancellor, Papetti, Mangraviti, Bjarnason, Ayé), viene da chiedersi se qualcuno di loro abbia lo spirito giusto per lottare con il coltello tra i denti, come si conviene a una squadra nella situazione del Brescia. La rosa biancazzurra - giusto ribadirlo per onestà intellettuale - con Sabelli e Torregrossa valeva i primi 5 posti. Senza può comunque aspirare a un campionato non di sofferenza. Invece, la situazione non migliora. Anzi... Contro la Cremonese è venuta meno l’intensità che aveva caratterizzato le ultime prove, compresa quella contro il Chievo, chiusa con la rete inviolata nonostante i 22 tiri concessi ai veronesi. La crescita di condizione fisica, che Davide Dionigi dalla sosta in poi ha curato in modo certosino nel lavoro settimanale, era alla base di una possibile risalita. Così no. Nel derby la squadra, pur creando qualche occasione per io 2-2, non ha mai dato l’impressione di poter assediare gli avversari che, anzi, di rimessa hanno esaltato le ritrovate qualità di Joronen. Ci poteva stare il pari, ma i rimpianti maggiori sono della Cremonese per non aver chiuso i conti. Ci sono troppi fattori preoccupanti. Ad esempio: i giocatori del Brescia non riescono mai a porsi nelle condizioni per ottenere un rigore a favore come quello che Ciofani ha lucrato sul contatto con Pajac. Poca cattiveria, zero malizia in una squadra cui non manca l’esperienza. Perché tutto questo? Viene da chiederselo, prendendo come punto di partenza il valore di questa rosa che non è da zona play-out. Allora si torna al punto di partenza, alla mancanza di tranquillità. Ma cosa pensa un giocatore quando vede quanto successo in panchina e dintorni dopo l’espulsione di Clotet? Può essere stata un’arma di distrazione di massa? Non è nemmeno giusto, anzi è pericoloso dare alibi a questo gruppo. Quelli che son qui da più anni devono sapere che il credito è finito. Che l’aver contribuito alla promozione del ’18-19, attesa da 8 anni, non regala riconoscenza eterna. La fiducia va conquistata giorno dopo giorno, allenamento dopo allenamento. Umiltà, dedizione alla causa. Non servono grandi tattiche, moduli rivoluzionari. Di Pep ce n’è uno solo, è passato qui quasi 20 anni fa ed era ancora un calciatore. E a proposito di modulo, il 4-3-1-2 è un dogma? A rinunciarci si rischia l’eresia e il rogo nella pubblica piazza? Perché non provare a giocare in un altro modo? Ma senza la forza della tranquillità che deriva da una società con ruoli definiti, qualsiasi discorso diventa inutile.•. © RIPRODUZIONE RISERVATA