L’ultima discesa di Elena Fanchini

di Angiolino Massolini
Il sorriso inconfondibile di Elena Fanchini dopo la grande vittoria nella discesa libera di Coppa del Mondo a Cortina d’Ampezzo il 16 gennaio 2015
Il sorriso inconfondibile di Elena Fanchini dopo la grande vittoria nella discesa libera di Coppa del Mondo a Cortina d’Ampezzo il 16 gennaio 2015
Il sorriso inconfondibile di Elena Fanchini dopo la grande vittoria nella discesa libera di Coppa del Mondo a Cortina d’Ampezzo il 16 gennaio 2015
Il sorriso inconfondibile di Elena Fanchini dopo la grande vittoria nella discesa libera di Coppa del Mondo a Cortina d’Ampezzo il 16 gennaio 2015

Morire a 37 anni è un atroce colpo del destino, morire dopo avere lottato contro il cancro per più di 5 anni lo è ancora di più. Elena Fanchini, campionessa bresciana dello sci alpino internazionale, è scomparsa ieri dopo malattia e avere cercato fino alla fine di vincere la gara della vita. I funerali sabato alle 10.30 nella parrochia di Solato, la frazione di Piancamuno dove abitava.

Con Elena Fanchini, il Circo Bianco perde una delle atlete più splendenti, sempre sorridente, mai una parola fuori posto nemmeno quando ne avrebbe avuto il diritto. Una ragazza per bene, alle spalle una famiglia modello che l’ha sostenuta fino all’ultimo. Elly non è mai stata sola, nemmeno quando gareggiava. Anche quando era lontana da casa mamma Giusy, papà Sandrino, le sorelle Nadia e Sabrina e l’amato Denis le erano sempre vicino.

Quando durante le feste natalizie del 2017 fu costretta a ricorrere al ricovero all’ospedale di Esine nessuno ha mai pensato al male che alla fine l’ha costretta alla resa: «Ho il tumore ma sono pronta a reagire con tutta la grinta che ho», la rassicurazione prima di affrontare la prima seduta di chemioterapia. In gennaio non ha voluto mancare all’appuntamento di Coppa del Mondo a Cortina d’Ampezzo dove lei, il 16 gennaio di 2 anni prima, era salita sul gradino più alto del podio.

Aveva una voglia di vivere straordinaria, supportata dalla famiglia e dagli amici veri, quelli che al momento giusto ci sono sempre. Fu fermata dal tumore con il pass per le Olimpiadi di PyeonChang in tasca grazie al 4° posto ottenuto nella discesa libera di Lake Louise il 1° dicembre 2017: prima italiana a conquistare la convocazione per quella che sarebbe stata la sua 4ª Olimpiade dopo quelle disputate a Torino 2006, Vancouver 2010 e Sochi 2014. Era però riuscita a superare momentaneamente il problema e solo l’ennesimo infortunio della carriera la costrinse al rientro ai box, perché dopo avere sconfitto il tumore all’intestino era pronta a tornare alle gare.

Purtroppo dovette suo malgrado accettare il verdetto della pista di Copper Mountain: una caduta in allenamento le causò la frattura del perone e qualche altro problemino e a quel punto decise di ritirarsi. «Ho dovuto affrontare tanti problemi - disse il giorno del suo 35° compleanno, il 30 aprile 2020 -. Nella mia vita ho superato ogni sorta di ostacoli, dagli infortuni al tumore, ma sono felice: ho realizzato il sogno di sciare e di diventare zia». In quella circostanza la più grande delle campionesse di Montecampione festeggiò senza troppi lustrini, come nel suo stile.

Non lo fece nemmeno quando sbalordì tutti al debutto mondiale a Santa Caterina Valfurva, con la medaglia d’argento in discesa libera il 6 febbraio 2005. Con la famiglia divise quella giornata specialissima, ma senza eccedere. Nella conferenza stampa post-gara era emozionatissima, ma conscia di avere scritto una splendida pagina dello sci alpino mondiale.

Quell’anno la celebrò vincente anche in Coppa a Lake Louise, dove il 2 dicembre colse la prima affermazione nel Circo Bianco. Anche in quella circostanza festeggiò senza eccessi e al ritorno scoprì l’amore di parenti e amici: dall’inizio della salita che porta a Montecampione fino a casa centinaia di persone la osannarono, ma lei schiva come sempre si limitò a ringraziare col suo sorriso speciale. «Angelo - mi disse -, non fare la sfaticata di venire a Montecampione: arrivo di sera e farà freddo». Naturalmente non l’ascoltai e mi feci trovare all’inizio dell’ascesa che porta a Montecampione suonando il clacson all’impazzata come se avessi vinto io.

Quella sera rivissi tutta la sua carriera iniziata sulla pista Fodestal della sua Montecampione, fino al trionfo in Coppa del Mondo. La ragazzina cresciuta sulla pista di casa, prima italiana a trionfare alla Whistler Mountain in Canada nella finalissima del Topolino con il 1° posto nello speciale e il 2° nel gigante nel 1998, mi stava davanti come se nulla fosse. Lo stesso comportamento tenuto al termine di tutte le sue imprese, affrontate spesso con la foto di Marco Pantani, il suo idolo, sotto la tuta. E quando a Santa Caterina Valfurva il giorno dopo il suo argento iridato, le consegnai la maglia rosa del Pirata, mi saltò al collo.

La indossò sopra la tuta e non la tolse fino a sera. Quanti ricordi, quante giornate fantastiche! Conserverò per sempre il suo sorriso: anche nei momenti più sfortunati l’ha sempre esibito con entusiasmo. Ha regalato gioia a chi gli stava intorno e non chiedeva nulla in cambio. Una grande atleta e una grande donna che lascia un vuoto incolmabile: l’Elenu era più unica che rara. Ciao, carissima amica e compagna di tante avventure meravigliose. •. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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