La storia

Mezzo secolo di Brescia Calcio raccontato in 350 maglie: è la passione del collezionista Marco >>> IL VIDEO

di Vincenzo Corbetta
A Villa Carcina il piccolo museo biancazzurro di Marco Pasquali: una passione trasmessa dal nonno
Tifosissimo biancazzurro Marco Pasquali con una delle 350 preziosissime maglie della sua collezione
Tifosissimo biancazzurro Marco Pasquali con una delle 350 preziosissime maglie della sua collezione
Collezione maglie del Brescia

Il tifo per il Brescia, «la malattia che non va più via» come cantano sugli spalti, gliel’ha trasmessa nonno Francesco, che da bambino lo portava spesso al Rigamonti: «Con lui ho girato tutti i settori: tribuna, gradinata, curve», dice Marco Pasquali, il cui amore per il Brescia lo ha portato a essere un cultore della maglia più bella che ci sia.

Le 350 maglie del Brescia, dal 1975 a oggi

Le maglie, dalla più "antica" alla più recente

La più antica è di Egidio Salvi e risale al 1975; la più recente è di Birkir Bjarnason, indossata nel recupero dell’andata contro il Modena, 24 ottobre 2023. Tra Salvi e Bjarnason c’è un arco di tempo di 48 anni. Pasquali, che quest’anno taglierà il traguardo dei 50, è collezionista da 25. E in queste nozze d’argento con la V bianca ha totalizzato 350 maglie.

Un museo biancazzurro

Nella sua casa di Villa Carcina ha una stanza dedicata alla sua passione, che esterna al Rigamonti da abbonato in Curva Nord e, quando può, in trasferta. Quando si entra in questo piccolo tempio delle rondinelle, si resta letteralmente accecati dai colori, i più sgargianti per chi vive e respira biancazzurro. Le maglie sono in bell’ordine in un lungo armadio a vetro, illuminato e protetto. Le più storiche sono in un contenitore, piegate più e meglio del vestito della festa, per proteggerle dalle tarme.

Nessuna maglia è comprata

C’è la più antica, la numero 7 di Salvi, azzurra con il colletto e i polsini bianchi, la V la leonessa all’altezza del cuore: «Il mio orgoglio? Nessuna di queste maglie viene da negozi - le sue parole -, ma sono il frutto di scambi, contatti con i collezionisti, regali da parte dei giocatori». Non solo il biancazzurro classico nell’armadio in questo piccolo museo sulla storia del Brescia. C’è il bianco da trasferta; c’è il blu degli anni tra la gestione Corioni e quella attuale, con il mai abbastanza ringraziato Marco Bonometti e Profida Italia con Rinaldo Sagramola artefici del mantenimento in vita delle rondinelle; il rosso che ogni tanto ricorre, l’oro, l’arancio, il colore originario alla nascita del club, nel 1911.

Pasquali non ama le divise dei portieri «perché si discostano dai nostri colori tradizionali». Eppure è felice per uno degli ultimi arrivi, la neroverde di Marco Zaninelli, mantovano, per 78 volte a difesa della porta biancazzurra tra il 1988 e il 1991. Ci sono anche la nera di Giacomo Zunico e quella dello sfortunato Pavel Srnicek, ceco, al Brescia tra il 2000-2003 in piena era aurea Corioni-Mazzone-Baggio, scomparso il 29 dicembre 2015 a soli 47 anni.

La prima è del gemello A

Le più affascinanti sono le maglie anni ’80 - sponsorizzate Fin-Eco o Wührer - dei tempi mitici di Toni Pasinato, la doppia promozione dalla C alla A tra l’84 e l’86. Ma la prima in assoluto è la maglia di Antonio Filippini targata Brescialat della stagione ’96-97: «É quella a cui tengo di più», e a Pasquali brillano gli occhi. Praticamente è come la mitica numero 1, la moneta del valore di 10 centesimi famosa per essere il primo soldino guadagnato da Paperon ’de Paperoni nel 1877, quando a 10 anni faceva il lustrascarpe a Glasgow, in Scozia, sua città natale, e custodita gelosamente nel suo mega deposito a Paperopoli.

E fa un certo effetto vedere le divise di Hagi, Baggio e Pirlo vicine: che campioni! A Villa Carcina ci sono autentiche chicche. Come la divisa nera che Nicolas Cordova, centrocampista cileno di ottimo talento, tra i protagonisti dell’ultima promozione in Serie A dell’era Corioni, nel 2009-2010, indossò il 1° maggio 2012 a Bergamo, contro l’AlbinoLeffe (2-0, a segno il brasiliano Jonathas e il centrocampista Fausto Rossi). Ha le maniche visibilmente tagliate: «Si dice che erano quelle dei portieri - racconta Pasquali - e che le maniche vennero tolte per permettere ai giocatori di indossarle». Ogni maglia è una storia. E l’insieme di queste storie nasce da Pasquali e «dalla malattia che non va più via» trasmessa dal nonno.

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