Via i cacciatori dalle
Torbiere, riserva off
limits per i capanni

di Giuseppe Zani
Capanni di caccia sulle Torbiere: scatta l’annunciato giro di vite
Capanni di caccia sulle Torbiere: scatta l’annunciato giro di vite
Capanni di caccia sulle Torbiere: scatta l’annunciato giro di vite
Capanni di caccia sulle Torbiere: scatta l’annunciato giro di vite

I capanni da caccia galleggianti devono posizionarsi non più a soli 400 metri, ma ad almeno 1000 metri dal confine del lamette a lago, la porzione della Riserva naturale delle Torbiere sebine che si estende da Sassabanek a Clusane. Vanno smobilitati.

In mezzo al lago, infatti, quand’anche fosse possibile ancorarli sul fondale, i capanni sarebbero d’intralcio alla navigazione. Resteranno invece in attività i tre appostamenti da caccia antistanti il canneto che sta ricrescendo tra Clusane e Paratico, lontano dalla Riserva naturale.

COSÌ HA DISPOSTO l’Ufficio territoriale regionale di Brescia, cui dall’aprile scorso la Provincia ha trasferito le competenze per Caccia e Pesca. Un provvedimento notificato per raccomandata ai cacciatori di lago clusanesi in questi giorni, e contro il quale i destinatari, assistiti da un avvocato della Federcaccia, hanno annunciato ricorso.

Alla sua origine, i risultati della Valutazione di impatto ambientale (Via) commissionata di recente a un gruppo di ricerca dall’ente gestore.

«Nel 2014 la Via era stata redatta su iniziativa degli stessi cacciatori, e dava parere favorevole al mantenimento dei capanni di caccia, ma era stata poi contestata dalla Lac, la Lega per l’abolizione della caccia, di Brescia - racconta Emma Soncini, presidente della riserva delle Torbiere dal maggio scorso e già in scadenza, perché a gennaio le subentrerà un iseano-. La nuova Via, promossa da noi perché i cacciatori si sono rifiutati di occuparsene, dimostra che la caccia ha un impatto sulle comunità di uccelli migratori che sostano nelle lamette. Le rotte dell’avifauna acquatica disegnano un cono che si spinge nel lago per almeno un chilometro».

La Via del 2014, per la Lac, era priva di attendibilità in quanto realizzata su un numero limitatissimo di postazioni da caccia e in un ristretto arco temporale. Non a caso la Commissione europea aveva aperto in merito una procedura d’indagine.

Attorno alla Riserva, a giudizio della Lac, per anni s’è continuato a sparare grazie alle forzature dell’ufficio Caccia della Provincia, che invocava diritti acquisiti da parte dei capannisti. Dal canto suo l’ente gestore si è più volte detto impotente di fronte a questi presunti diritti e, sempre secondo la Lac, ha perseverato nell’ignorare anche l’esistenza di una norma di salvaguardia, che vieta l’uso di pallini di piombo nel raggio di 150 metri dalle rive più esterne delle zone umide. «Adesso la nuova Via- taglia corto Emma Soncini - non consente alternative. Inevitabile vietare la caccia in quel tratto di lago».