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Stefano Dotti

di Natalia Danesi

 L’assessore all’Ambiente ed Ecologia Stefano Dotti nel suo ufficio di via Milano FOTOLIVE
L’assessore all’Ambiente ed Ecologia Stefano Dotti nel suo ufficio di via Milano FOTOLIVE

 L’assessore all’Ambiente ed Ecologia Stefano Dotti nel suo ufficio di via Milano FOTOLIVE
L’assessore all’Ambiente ed Ecologia Stefano Dotti nel suo ufficio di via Milano FOTOLIVE

Definirlo ambientalista è eccessivo, almeno per l'accezione che il termine ha assunto da un po'di tempo a questa parte. Stefano Dotti, il più giovane assessore della giunta Molgora, è tra i militanti leghisti convinti, a tal punto che è stato nominato pure vicecoordinatore provinciale del partito. Però - forse perché da sindaco ha dovuto affrontare tante decisioni calate dall'alto - nelle sue parole si intuisce una propensione tutt'altro che moderata ad avere rispetto per il territorio. Ed è convinto pure che le istituzioni «debbano avere il coraggio di dire "no", se serve. Perché il bene supremo è la salute dei cittadini».
Assessore, com'è stato l'impatto con il suo nuovo incarico in Broletto?
«Questa per me è una materianuova che tocca davvero moltissimi settori, dallo smaltimento rifiuti fino alle energie alternative. Diciamo che sono tornato a studiare. Sono sicuramente facilitato perché non sonoinvece inesperto dal punto di vista amministrativo. Sono stato consigliere di opposizione a Verolanuova e poi sindaco per 10 anni: pensi, nel secondo mandato abbiamo ottenuto ben il 76 per cento dei voti. La squadra della Lega in provincia è fatta soprattutto da persone come me, che vengono dal territorio».
E qual è il vostro valore aggiunto?
«Sicuramente abbiamo una conoscenza più approfondita delle dinamiche. Io personalmente ho capito da alcune scelte che sono state fatte che nel settore ambiente non si può assolutamente prescindere, in alcun modo, dal confronto con le amministrazioni locali».
Il caso della centrale di Offlaga è stato tra i più eclatanti degli ultimi anni. Qual è la sua posizione?
«Presto detto. Sono uno dei 42 sindaci che si sono opposti alla centrale. Per il suo impatto ma anche e soprattutto per la sua infelice collocazione. Per fortuna, sembra che a questo punto il progetto sia fermo».
A cosa sta lavorando in questo momento?
«Tra le priorità c'è sicuramente il piano rifiuti. In merito, devo esprimere la nostra richiesta di avere una maggiore attenzione alla tutela ambientale, soprattutto nella zona della Bassa e della Franciacorta. Bisognerà capire a questo punto se vengono recepite le nostre richieste dalla Regione o se verrà rimandato con qualche prescrizione a noi. La Commissione Ambiente della Regione presieduta da Margherita Peroni sta mettendo mano ai criteri e alle linee guida. Se già in questa fase fosse possibile inserire le nostre istanze, sarebbe un buon segnale. Dopodiché bisognerà metter mano alla pianificazione e alla regolamentazione: per conto nostro, ci dovranno essere più restrizioni sia in materia di discariche sia di impianti di trattamento».
Come intendete muovervi?
«Sappiamo che la competenza per le Valutazioni di impatto ambientale e le discariche è della Regione. Tuttavia abbiamo già in programma un incontro al Pirellone per capire se l'iter autorizzativo è orientato positivamente o negativamente. Dobbiamo trovare un punto d'incontro con la Regione stessa ma allo stesso tempo non abbiamo più intenzione di subire. C'è una necessità oggettiva di una normativa restrittiva sulle discariche così come sulle escavazioni. Su questi temi bisogna muoversi nel rispetto delle istanze territorialili in un piano che rispetti opportunamente le distanze dai centri abitati e tutte le altre prescrizioni».
Più attenzione alla volontà degli amministratori dunque?
«Sicuramente sì. Bisogna avere il coraggio di dire no per il bene supremo dei cittadini. Capiamo le necessità degli operatori economici ma per i Comuni, dal momento che le discariche creano comunque danni al territorio, c'è la necessità anche di studiare compensazioni ambientali adeguate».
Piano cave...Un'altra patata bollente?
«Ho sentito tante lamentele dall'insediamento ad oggi ma c'è un piano da 70 metri cubi già approvato e dubito sinceramente che si possa fare qualcosa. C'è, certo, la possibilità di sensibilizzare la Regione».
E sulla possibilità che a San Polo venga realizzata una discarica di amianto? Cosa risponde ai manifestanti che stanno fissi al presidio da giorni?
«Mi piace essere onesto fino in fondo, e anche in questo caso la competenza è regionale e l'autorizzazione è già stata rilasciata. Non ci sono molte strade percorribili».
Qual è uno dei primi progetti a cui intende lavorare?
«La valorizzazione dei nostri fiumi dal punto di vista ambientale, compresa la sistemazione delle sponde con piantumazione di alberi. È inutile continuare a scavare per reperire inerti che si potrebbero reperire semplicemente con questa attività di pulizia e di manutenzione ordinaria».
La raccolta differenziata in provincia stenta a decollare...Potenziarla è tra le vistre priorità?
«Sicuramente sì. Faremo poche cose ma in modo risolutivo. La sensibilizzazione alla differenziata parte dai Comuni e dalle scuole e per questo motivo abbiamo in cantiere alcuni progetti che utilizzano i ragazzi come veicolo per le famiglie. Sosterremo poi i Comuni e potenzieremo ulteriormente le isole ecologiche».
Nei giorni scorsi, è stato nominato successore di Enrico Mattinzoli alla presidenza dell'Aato (Autorità ambito territoriale ottimale). Come ha accolto questo nuovo incarico? È un tema su cui il suo predecessore aveva puntato molto...
«Se devo fare una battuta, è un po'paradossale che il posto nell'Ambito territoriale ottimale sia toccato proprio a me...Io sono sempre stato tra i pochi sindaci contrari all'Aato».
Per quale ragione?
«Non ne condividevo la filosofia. Ho sempre creduto da amministratore che alcuni servizi dovessero essere gestiti a livello locale con un prezzo e soprattutto condizioni adeguate. L'acqua del resto è un bene primario. Per conto mio, andrebbe gestito e garantito in prima persona dai sindaci».
Dopo il caso San Felice, la gestione dell'acqua è divenuto uno dei problemi più attuali. Come intende muoversi?
«In modo completo andrà presa in considerazione la faccenda della regolamentazione della gestione del ciclo idrico integrato. Dopodiché bisognerà individuare le priorità. È bene ricordare che il piano di investimenti previsto è di 25 milioni e l'80 per cento dei cittadini sta pagando già ora un euro al metro cubo. Ebbene, ritengo opportuno che anche dopo le nuove nomine il piano venga preso nuovamente in considerazione tenendo anche conto delle istanze dei territori. Non nascondiamoci che ci sono delle priorità anche economiche».
In che senso il suo lavoro e il lavoro dell'Aaato possono contribuire?
«La nostra provincia, come il resto del mondo economico, sta vivendo una crisi profonda. La valorizzazione del territorio, in termini di cultura e turismo, è sicuramente un elemento fondamentale per il rilancio. Mi chiedo dunque come possiamo pensare di attirare qui turisti se non riusciamo a garantire loro la qualità ambientale minima».
La priorità dunque va alla qualità dell'acqua?
«In considerazione degli ultimi avvenimenti che si sono verificati sul lago di Garda e sul lago d'Iseo credo che sì, la collettazione e la depurazione dei laghi sia una priorità».

LA BIOGRAFIA. Il neo assessore provinciale all'Ambiente ed Ecologia è nato a Manerbio il 16 agosto del 1971 ed attualmente è residente a Cadignano di Verolanuova. Il papà è stato agricoltore e poi operaio, la mamma casalinga. Laureato in Economia e Commercio, consulente aziendale, è stato sindaco di Verolanuova per ben 10 anni dal 1999 al 2009. Ora nello stesso Comune ha assunto la carica di vicesindaco. Ha ricoperto diversi incarichi politici. Tra gli altri, è vicecoordinatore provinciale della Lega Nord. Nella giunta Molgora è «l'assessore della Bassa». Tra le varie caratteristiche che gli piace ricordare, c'è soprattutto il legame con il territorio e la sua conoscenza molto approfondita con le realtà locali.

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