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Strage, gli imputati ridotti a cinque

di Wilma Petenzi
IL PROCESSO IN CORTE D’ASSISE. Alla trentesima udienza viene ritoccato il numero delle persone chiamate a rispondere dell’attentato costato la vita a otto persone

Separata la posizione di Giovanni Maifredi per motivi di salute Disposta perizia medica

 Silvia Perotti, il medico legale incaricato di accertare le condizioni di salute di Giovanni Maifredi FOTOLIVE
Silvia Perotti, il medico legale incaricato di accertare le condizioni di salute di Giovanni Maifredi FOTOLIVE

 Silvia Perotti, il medico legale incaricato di accertare le condizioni di salute di Giovanni Maifredi FOTOLIVE
Silvia Perotti, il medico legale incaricato di accertare le condizioni di salute di Giovanni Maifredi FOTOLIVE

Il processo per la Strage di piazza della Loggia perde un imputato. La corte d'assise di Brescia, nell'udienza di ieri, ha separato la posizione di Giovanni Maifredi, uno dei sei imputati chiamati a giudizio per concorso nell'attentato del 28 maggio 1974 costato la vita a otto persone.
A rispondere della morte di Livia Bottardi, Clementina Calzari e il marito Alberto Trebeschi, Giulietta Banzi, Euplo Natali, Vittorio Zambarda, Luigi Pinto e Bartolomeo Talenti restano a processo Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Maurizio Tramonte, Francesco Delfino e Pino Rauti.La posizione di Giovanni Maifredi è stata separata per problemi di salute.
Ieri il legale ha presentato il certificato medico del dottor Renzo Prato che il 17 aprile ha visitato Maifredi. Il certificato non lascia spazio a molti dubbi sulle condizioni di salute dell'imputato e sulla sua impossibilità a prendere parte al processo, ma la corte ha disposto una perizia incaricando la dottoressa Silvia Perotti dell'istituto di medicina legale dell'Università di Brescia. Perotti entro il 6 maggio dovrà aggiornare la corte che potrà decidere sull'eventuale riammissione o sullo stralcio definitivo.
Nessuna sospensione, dunque, e ieri il processo è proseguito con l'acquisizione dei verbali prodotti dal giudice Giovanni Arcai (deceduto) relativi a un appuntamento avvenuto nel '77 con Clara Tonoli, convivente di Maifredi all'epoca della strage.
All'appuntamento tra Arcai e Tonoli era presente anche l'avvocato Pinna, che verrà sentito nel corso delle prossime udienze. L'incontro tra Arcai e Clara Tonoli fu sollecitato dalla donna. Arcai incontrò la donna privatamente: la conversazione non fu registrata, ma Arcai prese una serie di appunti che la Tonoli promise avrebbe sottoscritto, ma il giorno successivo, contravvenendo gli accordi presi, non si presentò per firmare.
L'INCONTRO RISALE, come evidenziato dagli appunti di Arcai, al 20 ottobre 1977. Gli appunti di quell'incontro sono stati consegnati da Arcai al capitano Massimo Giraudo nel '94. Al giudice Arcai Clara Tonoli si presentò spiegando che si sentiva in pericolo e voleva lasciare traccia per la sua sicurezza e dei suoi figli della sua conoscenza di alcuni fatti. Negli appunti di Giovanni Arcai è evidenziato anche che Clara Tonoli mostrava sentimenti di rancore sia verso Maifredi (la loro convivenza era terminata nell'autunno del '74) e verso l'allora capitano dei carabinieri Francesco Delfino. Tonoli considerava Delfino «la rovina del marito». Per Clara Tonoli fu Delfino a contattare Maifredi nel dicembre del 1973, poi il marito divenne un collaboratore dell'ufficiale, tanto che riceveva anche dei compensi per la sua attività. Dagli appunti di Arcai, acquisiti nel fascicolo processuale, emerge anche la conoscenza di Maifredi, sempre in base alle confidenze della ex, di Giancarlo Esposti, ucciso il 30 maggio '74 a Pian del Rascino e la frequentazione con Silvio Ferrari, «esploso» la sera del 19 maggio in piazza del Mercato. Tonoli raccontò ad Arcai che in casa loro c'erano molte armi, una telescrivente e anche esplosivo. E che Borromeo e Spedini, arrestati il 9 marzo '74 erano ospiti fissi in casa. Nel racconto della donna anche un riferimento al giorno della strage: «Gianni ci raccomandò di non uscire. Tornò in anticipo e sparimmo per giorni, andando sul cabinato che avevamo al lago. I bambini li misero al sicuro i carabinieri».
In aula ieri anche il generale dei carabinieri Nicolò Bozzo, in servizio nel '74 alla Divisione Pastrengo di Milano comandata dal generale Giovanni Battista Palumbo, per l'accusa legato anche a Delfino: «Quella divisione era il nucleo territoriale della P2 - ha detto -. Nella sala d'attesa di Palumbo conobbi Licio Gelli».

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