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24.03.2020

Assembramento!
Cinque artisti
per Bresciaoggi

Cinque artisti uniti sul «palco» per il nostro pubblico. Non si può, dite? È un assembramento illegale e pericoloso? Ma l'arte è sempre un po' rischiosa, quando è vera. Eppoi perdonateci: il palco è un palco che raggiungiamo con la macchina del tempo ed è quello del Nuovo Eden; la sala di lettura è la casa dell'attrice, le illustrazioni viaggiano nello spazio fatto di sequenze di numeri. E a dare impulso a tutto questo sono le parole di uno scrittore senza tempo.

 

«Oltre il ponte ch'è in mano nemica/vedevam l'altra riva, la vita/tutto il bene del mondo oltre il ponte». È dai versi di una canzone di Italo Calvino musicata da Sergio Liberovici che il musicista Alessandro Adami ha tratto l'ispirazione per costruire «L'altra Riva», dopo l'invito ricevuto dal presidente del Consiglio Roberto Cammarata di partecipare al Festival della Pace, che aveva come tema principale i 30 anni dalla caduta muro di Berlino. «Poiché molti spettacoli vertevano attorno a quel preciso argomento, abbiamo voluto sublimare il concetto di “muro”, rimarcando il significato di separazione ma ribaltandolo anche in quello contrario di inclusione e accoglienza. Nel titolo abbiamo voluto far scomparire la parola stessa e ci siamo fatti guidare dalla canzone di Calvino, “Oltre il ponte” (1959). La canzone non c'è nello spettacolo e il titolo è stato traslato: il pezzo rimane in modo non detto».

 

Un gioco di specchi, ascolti, slittamenti. Come un domino in cui tutto ciò che è vicino e affine sposta qualcosa più in là, più vicino a qualcos'altro, più in profondità. «Così dal ponte si passa all'acqua: acqua come separazione, acqua che ci divide dall'altro...altro che non siamo noi». Si può guardare a quella altra riva con sospetto, facendoci inondare dai concetti di guerra, di divisione, di nemico oppure costruire «un orizzonte positivo in cui vedere l'altro come amico - prosegue Adami -. Abbiamo voluto evocare gli sbarchi senza mai dichiararli».

Su questo filo corrono le oniriche e potenti immagini dell'artista Nino Lo Castro, che ha saputo disegnare le sue visioni in tempo reale, accordando i suoi strumenti grafici a quelli musicali. L'asciuttezza delle animazioni racchiude in modo controllato lo spaesamento e la commozione che suscita il concetto evocato: questo miraggio dello sbarco, dell'approdo, della fiducia nel prossimo continuamente negato dagli interessi di un «Noi» parcellizzato in fratture ed egoismi. E ora, in questi giorni di pandemia, la rete di protezione dei fragili e degli «altri» che vengono da fuori diventa più sottile e si spezza.

 

L'attrice e regista Beatrice Faedi ricrea per l'iniziativa di Bresciaoggi «Reagiamo alla paura» l'incanto di «Maurilia», una de «Le città invisibili» di Calvino, appoggiandosi a musicisti sensibilissimi e versatili quali il violinista Stefano Zeni, il chitarrista Carlo Gorio e lo stesso Alessandro Adami alla voce e alla chitarra. Scorrono le note di Vladimir Vysotsky in «Dal fronte non è più tornato», alcuni brani popolari, le canzoni di Mannarino e «Seminatori di grano» di Gianmaria Testa.

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