IL CASO

Ginnaste e «maltrattamenti» in palestra: le conferme dagli interrogatori

di Paolo Cittadini
Una decina le giovanissime coinvolte, quasi tutte hanno deciso di abbandonare l’attività sportiva per il trauma
Il caso Tra le atlete coinvolte c’è anche una giovane veronese
Il caso Tra le atlete coinvolte c’è anche una giovane veronese
Il caso Tra le atlete coinvolte c’è anche una giovane veronese
Il caso Tra le atlete coinvolte c’è anche una giovane veronese

Tutte hanno di fatto confermato quanto raccontato nelle denunce e negli esposti dei mesi scorsi. Tutte hanno spiegato dei presunti abusi subiti nella palestra della provincia che frequentavano e della decisione, di quasi tutte, di abbandonare per sempre la ginnastica ritmica.

Sono praticamente finiti gli interrogatori in procura della decina di giovanissime ginnaste, hanno tutte tra i 13 e i 16 anni, che hanno segnalato agli inquirenti i maltrattamenti, fisici e psicologici, subiti durante, ma non solo, le sedute di allenamento.

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Confermate le vessazioni

Tutte hanno confermato il loro racconto da cui emergevano vessazioni che andrebbero al di là della «normale» rigida disciplina che contraddistingue uno sport di grande sacrificio come è la ginnastica ritmica.

Tutte le ragazze coinvolte hanno abbandonato la struttura, affiliata alla Federazione ginnastica d’Italia, della provincia, molte hanno lasciato anche la ginnastica ritmica. Chi ha deciso di proseguire lo sta facendo con molta difficoltà e affrontando anche un percorso psicologico per superare quanto avrebbe subito durante la preparazione sportiva.

Alle loro parole si sono aggiunte anche quelle dei familiari che hanno evidenziato il disagio delle figlie esauste per i presunti «abusi» subiti e legati soprattutto, ma non solo, al mantenimento ossessivo del peso corporeo.

Il quadro più chiaro in procura

In procura, con il passare dei giorni, il quadro si starebbe facendo sempre più chiaro. Quanto raccolto nei mesi scorsi dalla Squadra Mobile della questura di Brescia che ha ricevuto per prima gli sfoghi delle ragazze coinvolte è stato ribadito dalle stesse giovanissime anche davanti al magistrato, il sostituto procuratore Alessio Bernardi, titolare del fascicolo aperto (è stato secretato) nelle scorse settimane per maltrattamenti.

Tanti gli elementi emersi nelle ultime settimane e nelle prossime la magistratura dovrà tirare le somme per capire se e come procedere. Il lavoro coordinato dalla procura di Brescia non appare semplice, soprattutto perché quello «scoppiato» a Brescia è il primo caso nazionale di maltrattamenti che vedono coinvolti atleti impegnati nell’attività sportiva vera e propria.

Convocazione dei vertici

Una settimana fa anche i vertici della Federazione ginnastica d’Italia sono stati convocati in procura a Brescia per essere sentiti come persone informate sui fatti.

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In tre ore di audizione il presidente Gherardo Tecchi, il segretario generale Roberto Pentrella e il commissario tecnico della nazionale italiana di ginnastica ritmica, Emanuela Maccarani (che ha raggiunto Brescia dall’Accademia di Desio il quartiere generale della ritmica italiana ora commissariato dopo la denuncia pubblica di due atlete che hanno parlato di episodi simili a quelli che sarebbero avvenuti nel Bresciano) hanno risposto alle domande del sostituto procuratore Alessio Bernardi.

A loro è stato chiesto di spiegare i rapporti che intercorrono tra le palestre «federali» presenti sul territorio e il centro dove si allena la Nazionale. «Ogni struttura ha una propria autonomia», hanno sottolineato Tecchi, Pentrella e la ct Emanuela Maccarani negando ingerenze della Federazione nella gestione e nella organizzazione locale delle atlete e delle attività.

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