Il dibattito

«Ciclovia del Garda? Troppi rischi di frane per farla tutta, meglio usare anche le barche»

di Emanuele Zanini
Il vicepresidente della comunità del Garda interviene nel dibattito
Filippo Gavazzoni e la ciclovia sul Garda
Filippo Gavazzoni e la ciclovia sul Garda
Filippo Gavazzoni e la ciclovia sul Garda
Filippo Gavazzoni e la ciclovia sul Garda

«La ciclovia del Garda è un'opera importante da realizzare, ma bisogna procedere con una formula mista, usando sia la bicicletta che la nave». Ad affermarlo è Filippo Gavazzoni, vice presidente della Comunità del Garda e assessore comunale a Peschiera, all'indomani della netta presa di posizione da parte del Coordinamento interregionale per la tutela del Garda, che riunisce una trentina di associazioni ambientaliste di Veneto, Lombardia e Trentino. 

Il rischio frane

I gruppi ambientalisti hanno inviato una lettera aperta al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ai ministeri e alle istituzioni locali per chiedere di fermare il piano dell'opera, sottolineando diverse criticità dal punto di vista ambientale, economico e di sicurezza. Gli ambientalisti tra l'altro hanno incontrato lo stesso Gavazzoni e la presidente della Comunità del Garda Maria Stella Gelmini, oltre al segretario generale Pier Lucio Ceresa, con cui si sono confrontati sulle tematiche al centro del documento inviato alle più alte cariche dello Stato e delle Regioni coinvolte. 

I dubbi su un "importante" progetto

«Ho apprezzato le modalità con cui il coordinamento delle associazioni ha esposto i forti dubbi e preoccupazioni sul progetto della ciclovia», premette Gavazzoni. «Ritengo comunque che la ciclovia sia un'opera importante per il territorio, da realizzare, ma con certi criteri. Su alcuni aspetti sono concorde con il coordinamento: nei tratti più critici, quelli nella parte nord del lago, su tutte e tre le sponde, i percorsi ciclabili a mio avviso non sono realizzabili per una questione di impatto ambientale e soprattutto di sicurezza». «Siamo in area fragile dal punto di vista geologico: si tratta di punti dove è possibile che il terreno frani», sottolinea. «Capita da sempre e capiterà ancora. In certi punti il cedimento delle pareti di roccia è strutturale ed è quasi un'attività ancestrale del lago. La frega del carpione, specie ittica tipica del Garda, avviene proprio su resti franosi, terreno ideale per la deposizione delle uova». 

Area soggetta a frane

Tornando al problema della frane, Gavazzoni ricorda quanto accaduto nel 2014 a Campione, sulla costa bresciana (e più recentemente, nel 2021, a Tempesta, tra Torbole e Malcesine). 
«La frana a Campione, con un intero costone di roccia crollato, è avvenuta di notte e per fortuna senza conseguenze alle persone. Ma se sotto ci fosse stata una ciclabile, cosa sarebbe accaduto?», si domanda Gavazzoni. «Non si può forzare la mano creando suggestive ma poco funzionali passerelle a sbalzo sul lago quando le condizioni del territorio non lo consentono. Queste mie considerazioni personali le porto da attento osservatore e studioso del Garda, della sua storia e della sua geologia». 

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Qual è l'alternativa?

L'alternativa alle passerelle esiste: sull'alto lago quindi, secondo l'esponente della Comunità del Garda, si potrebbe sfruttare la navigazione attraverso imbarcazioni ibride, che procedono elettricamente nelle manovre di attracco e partenza. «Questa soluzione», dice, potrebbe risolvere le problematiche relative alle criticità ambientali e alla fragilità dal punto di vista geologico di quella parte di costa che dal Trentino scende sulle due sponde, veronese e bresciana». Un'alternativa sostenibile anche dal punto di vista economico secondo l'amministratore gardesano. «Con i fondi non utilizzati per la realizzazione delle costose passerelle a sbalzo si potrebbe creare il servizio in collaborazione con Navigarda, mettendo a disposizione dei turisti battelli in grado di ospitare le biciclette, magari recuperando gli aspetti storici della barche del Garda, e con corse frequenti. In questo modo, tra l'altro», osserva ancora Gavazzoni, «si potrebbe regalare ai passeggeri una eccezionale visione del Garda dal lago e delle sue suggestive pareti rocciose, che non è possibile vedere né dalla Gardesana né dalla ciclabile. È bene ricordare quanto sia fondamentale rispettare l'habitat in cui ci si trova. Serve buon senso e conoscenza del territorio in cui si interviene, e soprattutto bisogna agire in sicurezza, senza aumentare i rischi che già esistono». 

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