sabato, 25 maggio 2019
CHIUDI
CHIUDI

Chiudi

09.03.2013

Donne che vogliono tornare alla vita

Alcune ospiti  di Casa Ozanam mostrano con orgoglio le opere realizzate in occasione della Festa
Alcune ospiti di Casa Ozanam mostrano con orgoglio le opere realizzate in occasione della Festa

Brescia. Non solo l'8 marzo. A Casa Ozanam, il centro di accoglienza della San Vincenzo De' Paoli per donne in grave stato di disagio, le donne si celebrano 365 giorni l'anno. Ieri è stata l'occasione per farle sentire parte di un progetto speciale. Grazie ad un laboratorio ideato e condotto da due giovani studentesse dell'accademia d'arte di Brera, le 16 ospiti del centro potuto «mettere le mani nella pappa di carta e realizzare vere e proprie opere d'arte – hanno spiegato le studentesse Erika e Alessia – dando voce ognuna alla propria personalità, non solo artistica, ma sopratutto umana».  A LORO quindi la scelta dei materiali, dei colori e delle sfumature che, di giorno in giorno, hanno aggiunto pillole di sé ai propri gioielli di carta. Filo conduttore di tutte le opere la cerniera, metafora di una vita che si apre e si chiude, che riserva giornate buone e meno, che lascia entrare l'altro o lo rifiuta. Attraverso il lavoro artistico e manuale, le donne ospiti del centro hanno fatto uscire il proprio io, troppo spesso mortificato dal disagio, e si sono aperte ad un modo nuovo di gestire se stesse e le proprie emozioni. Del resto, chi vive a casa Ozanam è lì per trovare aiuto e sostegno e intraprende un percorso che, nella mission del centro, dovrebbe portarla alla piena autonomia personale, economica e psicologica.  Il centro, costola femminile del più antico dormitorio maschile San Vincenzo De' Paoli, è nato nel 1994 e da allora ospita un massimo di 16 donne, divise in cinque camere da letto e 3 mini-alloggi riservati alle mamme con bambini piccoli. «Il servizio garantito non è di accoglienza d'emergenza o di primo intervento, anche se a volte ci troviamo a dover rispondere anche a quelli, ma di attività su progetto di reinserimento – ha sottolineato il direttore Paolo Tengattini -. Le problematiche sono quelle legate alla prostituzione, alla tossicodipendenza, all'alcolismo, alla violenza o a situazioni familiari pesantemente deteriorate, spesso concatenate l'una all'altra e tali da rendere necessario l'allontanamento della donna e dei figli».  I progetti, studiati sul singolo disagio, hanno tempistiche diverse, «si va da un minimo di un mese di permanenza, necessario magari a trovare un'occupazione o a ritrovare una rete famigliare di supporto, fino ai due o tre anni per le mamme con figli».  SOLO NEL 2012 la Casa di via Gabriele Rosa ha accolto tra le 50 e le 70 donne in difficoltà, facendo sempre il tutto esaurito. «L'idea è quella di garantire un letto, un pasto caldo, vestiti puliti ma sopratutto un aiuto concreto per rimettersi in piedi e tornare a vivere la propria vita fuori da Casa Ozanam – ha ricordato il direttore – e qualcuna ce l'ha fatta». E' il caso di una marocchina, sposata con un italiano, ma abbandonata in mezzo ad una strada mentre era ancora incinta. «Dopo tre giorni al freddo e senza nulla da mangiare ha bussato alla nostra porta – ha ricordato Tengattini -. L'abbiamo accolta, prima nel dormitorio, poi dopo la nascita di sua figlia in uno dei mini-alloggi. Il suo sogno era tornare in Marocco dalla sua famiglia e dopo due anni ce l'ha fatta». Storia simile, per certi versi, a quella di un'algerina, laureata in economia e arrivata a Brescia per ricongiungersi al marito. Peccato che lui avesse altro in mente. «Voleva che si prostituisse, noi l'abbiamo accolta ed è rimasta qui per tre anni, fino a quando non è riuscita a guadagnare abbastanza  da poter tornare in Algeria dove oggi vive felice con la sua bimba». Storie di donne straniere senza rete e protezione, ma anche di tante italiane. Una di loro è Maria (nome di fantasia), senza fissa dimora, mamma di due bambine piccole da cui è stata separata. «Dopo due anni a Casa Ozanam ha rimesso a posto la sua vita. Ha trovato un impiego, un bilocale dove vivere e ha riottenuto l'affido delle figlie».  © RIPRODUZIONE RISERVATA

Elisabetta Bentivoglio
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1

Cultura

Spettacoli