lunedì, 27 gennaio 2020
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11.11.2012

Scuola, flash mob anti-tagli

Anche docenti e genitori hanno preso parte al flash mob FOTOLIVE
Anche docenti e genitori hanno preso parte al flash mob FOTOLIVE

Inizia alle 15.30 al suono di una sirena il flash mob organizzato da Sos scuola per protestare contro i tagli alla scuola pubblica e l'aumento delle ore di lezione come previsto dal ddl stabilità. Una sirena come quelle della guerra, per lanciare l'allarme ma anche per denunciare che «stanno bombardando la scuola pubblica ma continuano ad investire per gli armamenti», come si sente dire dal megafono non appena l'azione ha inizio: quasi un centinaio tra docenti, genitori, studenti salgono sui gradini del Teatro Grande con cartelli e striscioni, mentre chi non trova posto si siede davanti a due tavolini a correggere i compiti. La scelta del luogo non è casuale: davanti ad un teatro per ricordare che «tutto il mondo della cultura, e non solo quello dell'istruzione, è da tempo sotto pesante attacco». PER MEZZORA si susseguono interventi al megafono, «per portare all'attenzione della città la situazione disastrosa delle scuole e per protestare contro l'oscurantismo del governo: oggi noi iniziamo ad accendere una luce in difesa del futuro». Proprio di futuro parla l'insegnante al liceo Calini Luciano Paradisi, che regge un cartello con la scritta «chi distrugge la scuola fa male anche a te. Fallo smettere»: «il futuro del paese è nella formazione dei giovani e tutte le misure di questi anni che hanno colpito la scuola mettono seriamente a rischio le prossime generazioni». Con lui i docenti dell'Abba-Ballini che leggono la mozione approvata all'unanimità dal collegio decenti di cui Bresciaoggi ha scritto ieri. Quelli del Golgi, del Gambara e di altri istituti cittadini, che con il flash mob di ieri hanno dato il via ad una settimana di mobilitazione: «il parlamento vuole le classi pollaio: tiriamogli il collo», si legge su un altro cartello. «Con classi da 28 alunni la qualità delle lezioni si abbassa, per non parlare di cosa accadrà quando dovremo fare 24 ore frontali», osserva Patrizia Visconti, da 10 anni docente di italiano e storia al Gambara e che ben sa che le attuali 18 ore di lezione sono in realtà molto di più, tra correzioni di compiti, preparazione delle lezioni, aggiornamento e altre attività di coordinamento e promozione culturale. GLI INSEGNANTI ci tengono a sgombrare il campo da comuni pregiudizi, che indicano nei docenti categorie di lavoratori «privilegiati» che lavorano poco. L'azione di ieri è stata solo l'anticipo di quello accadrà a partire da domani: lunedì alle 15 è stata indetta un'assemblea autoconvocata al liceo Calini, mentre alla sera c'è quella promossa dai docenti dell'Abba-Ballini allo stesso istituto. Martedì mattina al liceo Leonardo alcune sigle sindacali hanno organizzato un'altra riunione generale alla quale ci saranno anche i partecipanti al flash mob di ieri per «chiedere che quell'assise prenda posizione netta e che dia indicazioni per partecipare al corteo del giorno dopo nello spezzone della scuola». Il corteo è quello di mercoledì 14, giornata di mobilitazione internazionale contro le politiche di austerity e che a Brescia vedrà la manifestazione della scuola prendere le mosse alle 9 da piazza Garibaldi. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Irene Panighetti
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