lunedì, 21 ottobre 2019
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21.05.2013

«Semaforo rosso», la procura
chiede il processo per dieci

I carabinieri di Brescia nelle ore successive all'esecuzione delle misure cautelari FOTOLIVE
I carabinieri di Brescia nelle ore successive all'esecuzione delle misure cautelari FOTOLIVE

Brescia. Per i reati ipotizzati nell'indagine «Semaforo rosso», devono essere processati in dieci. Questa la richiesta del Pm Silvia Bonardi della procura di Brescia, al gup. Al centro delle indagini, condotte dai carabinieri del Nucleo Investigativo del comando provinciale di Brescia, gli appalti del settore Mobilità e trasporto pubblico Locale del Comune di Brescia. Le accuse, a vario titolo, vanno dalla turbativa d'asta, alla corruzione e concussione. IL PROCESSO viene innanzitutto chiesto nei confronti di sei persone tra cui Giandomenico Gangi (funzionario e dirigente dell'assessorato alla Mobilità e Trasporto Pubblico Locale del comune ) Michele De Beaumont e Denis Moras. Sono accusate, in concorso tra loro, di turbativa d'asta, con «collusioni e mezzi fraudolenti consistiti nell'aver individuato, ex ante, la Mizar Automazione spa e la Siemens spa, quali aggiudicatarie del bando di gara denominato "Bresciainfo", e relativo alla realizzazione di una piattaforma integrata del traffico (impianti e regolamentazione semaforica, acquisizione dati del traffico, realizzazione di un maxischermo) del valore di 2.383.700 circa, i cui costi erano originariamente ripartiti, fra il comune di Brescia, la regione Lombardia e Brescia Mobilità spa». Sarebbero poi stati predisposti «a cura delle stesse ditte future aggiudicatarie, i capitolati tecnici a base delle forniture della predetta gara. Nel medesimo contesto si sarebbe fatto sì che «fra i fornitori delle aggiudicatarie vi fossero Michele De Beaumont, con riferimento al sistema informativo «Cube» in cui il progetto doveva essere sviluppato e la "3 Service srl» con rifornimento alla fornitura del videowall». Infine «sarebbe stato previsto il ricorso alla procedura negoziata, prevista dagli articoli 56-57 del Codice degli Appalti in violazione delle ipotesi in cui, normativamente, può farsi ad essa ricorso, e cioè al fine di evitare che venissero presentate ulteriori offerte provenienti da soggetti diversi da quelli collusi». Così, per la Procura, «violando i doveri di osservare i principi di libera concorrenza, parità di trattamento e non discriminazione nell'affidamento dell'appalto pubblico turbavano il procedimento amministrativo diretto a stabilire il contenuto del bando stesso e comunque degli atti prodromici all'aggiudicazione, al fine di condizionare le modalità di scelta del contraente da parte dell'Ente Comune di Brescia». E CI SONO QUINDI, nella vicenda, secondo l'accusa, i contributi concorsuali dei singoli. Giandomenico Gangi «responsabile del progetto che si relazionava direttamente con Michele De Beaumont». Quest'ultimo, che si è sempre difeso sostenendo d'aver dato solo consigli, professionista e direttore tecnico, che a seguito dell'individuazione degli aggiudicatari, per la procura «teneva direttamemente i rapporti con gli stessi al fine di concordare la predisposizione dei capitolati tecnici ed otteneva, come contropartita, la commessa, da parte dei privati aggiudicatari, per la fornitura del sistema informatico «cube». C'è poi nella ricostruzione accusatoria «Denis Moras quale socio e componente del Cda della "3service srl"che «veniva coinvolto dal Gangi nel progetto con l'assicurazione d'ottenere sempre dagli aggiudicatari, la commessa relativa alla fornitura del videowall e predisponeva, direttamente, sul punto, il capitolato tecnico della stessa». VIENE CHIESTO poi che sia processato un dipendente di Brescia Mobilità, dipendente che, per gli inquirenti «collaborava con il Gangi nelle fasi prodromiche alla gara ed era perfettamente a conoscenza delle collusioni in atto». Infine l'amministratore delegato della Mizar automazione s.p.a. e un dipendente della medesima società, che secondo la procura «dopo aver concordato con il De Beaumont la partecipazione alla gara, predisponevano, ex ante, i capitolati tecnici della fornitura che poi venivano recepiti e fatti propri da Giandomenico Gangi».Ci sono poi le ipotesi di corruzione e in un caso di concussione. Il funzionario comunque ha sempre negato che esistesse nell'assessorato «un sistema Gangi» IL COMUNE DI BRESCIA figura tra le persone offese Le fonti di prova indicate dalla Procura sono: gli atti di polizia giudiziaria, le intercettazioni telefoniche e ambientali, documentazione posta sotto sequestro, interrogatori e verbali disommatie informazioni assunti davanti al pm, consulenza tecnica. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Mario Pari
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