sabato, 15 agosto 2020
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16.12.2011

Test per l'università
Il Tar ammette tutti


 Gli studenti impegnati nei test di ammissione a Medicina all'Eib
Gli studenti impegnati nei test di ammissione a Medicina all'Eib

Brescia. Il Tar di Brescia dà ragione all'Udu, l'Unione studenti universitari, e ammette tutti gli studenti che avevano presentato ricorso dopo che nei test di ingresso alle facoltà mediche dello scorso settembre erano stati annullati 4 quesiti contenenti alcune incongruenze.
In camera di consiglio i magistrati si sono trovati al bivio:annullare i test e ripetere le ammissioni o integrare la graduatoria come richiesto dai ricorrenti per l'illegittimità della prova caratterizzata da domande errate e, una volta scoperto l'errore, annullate dalla commissione esaminatrice.
Dopo oltre cinque ore di approfondimento il Tar ha rilevto una «oggettiva alterazione nella modulazione e proporzione del test» e soprattutto che «in conseguenza della grave anomalia registrata affiora e si espande il diritto allo studio costituzionalmente garantito». Da qui la sentenza.
Lo scorso 2 settembre oltre 2 mila aspiranti universitari erano impegnati nello svolgimento dei test d'ingresso nei padiglioni di Brixia Expo e dell'Eib. E ancora prima dell'inizio delle prove la commissione aveva rilevato alcune incongruenze in quattro quesiti. Immediata la reazione degli studenti, che avevano subito sostenuto di aver subito un danno, per le diminuite le possibilità di raggiungere la soglia utile all'ammissione, in quanto i quesiti conteggiati ai fini del punteggio si erano ridotti da 80 a 76.
«Tra le domande di logica e cultura generale alcuni testi non erano posizionati in corrispondenza dei quesiti a cui facevano riferimento - ricorda il rappresentante dell'Udu Federico Micheli -. La commissione aveva comunicato che quelle 4 domande non sarebbero state considerate, ma cambiare in corsa crea confusione, oltra ad alterare il peso specifico delle varie materie». Da qui il ricorso al Tar. E, ieri, la sentenza destinata a fare giurisprudenza, oltre che a riaprire il dibattito sull'ammissione a numero chiuso nelle università.
«E' UNA VITTORIA storica della nostra associazione - esulta Micheli -: è stata molto dura, ma alla fine è stata fatta giustizia, rispetto a un test di ingresso che non premia i più meritevoli ma lede i diritti dei giovani e degli studenti. Una società privata con qualche migliaia di euro non dovrebbe potersi aggiudicare una gara per la stesura delle domande entrando in possesso di importantissime informazioni e senza una reale supervisione nè un controllo. E' un problema strutturale. che impone un confronto con noi studenti».
Anche per il coordinatore nazionale dell'Unione degli Universitari, Michele Orezzi, la sentenza del Tar di Brescia è «una pietra miliare nella lotta contro il numero chiuso». «In un colpo solo - sostiene - è stata denunciata la mala gestione dei concorsi pubblici italiani e cinquanta dei nostri ragazzi sono entrati con un ricorso aperto a tutti e gratuito. Questa è la nostra idea della giustizia e delle università, che devono essere pubbliche, libere e aperte e accessibili a tutti».
Sereno il commento del rettore dell'Università degli studi di Brescia Sergio Pecorelli: «Tengo a ribadire che come università abbiamo fatto tutto ciò che era nelle nostre possibilità fin dal primo istante per venire incontro ai ragazzi. Nel momento stesso in cui ci siamo resi conto degli errori, eravamo intervenuti, previa consultazione del Ministero, mettendo in condizioni gli studenti di sapere come comportarsi nei confronti di quelle domande. Non potevamo prevedere l'errore fatto dalla società privata che, fra l'altro, era garante della segretezza dei test, inaccessibili a tutti, prima dell'inizio delle prove di selezione. Società a cui si appoggiano anche altre università italiane e che in questi anni si era sempre dimostrata affidabile».
DIFFERENTE il parere del difensore dei ricorrenti, l'avvocato Michele Bonetti: «L'università ha ammesso gli errori, ma ha scaricato le colpe sulla società privata che si occupa di praparare i test, la Vest group, E' inammissibile che una così grave irregolarità non comporti responsabilità dell'università, che sceglie autonomamente le società appaltanti cui deferire la redazione delle prove e dovrebbe essere il primo garante della parità di chance per tutti gli studenti. In ogni caso: la nostra vittoria non è solo una battaglia legale, ma anche di principi e di ideali. Il diritto allo studio è costituzionalmente garantito e non può essere compresso».

Federica Malvicini
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