L'omicidio di Giulia Cecchettin

Filippo davanti al pm, l'autopsia sul corpo di Giulia: è il giorno della verità. E a Montorio scoppia il caso «detenuti vip»

di Camilla Ferro
L'ex fidanzato di Giulia Cecchettin è stato estradato in Italia e si trova nel carcere di Montorio. Durante l'interrogatorio di garanzia col gip si è avvalso della facoltà di non rispondere. Domani, 1 dicembre, sarà interrogato dal pubblico ministero Andrea Petroni. Stavolta potrebbe parlare
Filippo Turetta, nuovo interrogatorio col pm
Filippo Turetta, nuovo interrogatorio col pm
Filippo Turetta a Montorio (foto Marchiori)

1 dicembre 

In carcere non ci sono detenuti di serie A e B. Quando però ne arriva uno che «muove» giornali e televisioni come Filippo Turetta, succede che i compagni di carcere malsopportino tanta attenzione. E che si lamentino per quelli che ritengono «privilegi speciali» concessi dai magistrati, come l’autorizzazione rilasciata dal pm ad incontrare i suoi genitori «quando lo vorranno» o i libri fattigli arrivare in infermeria dal cappellano.

La polemica

Questo almeno quanto ha denunciato «Sbarre di zucchero» l’associazione di Verona che ha raccolto le lamentele dei familiari dei reclusi a Montorio. «In un momento in cui la struttura è sovraffollata e in sofferenza di organico», conferma la vice presidente della onlus Micaela Tosato, «è plausibile che chi è ad alto rischio di comportamenti autolesionistici come Filippo, sia più attenzionato rispetto agli altri dal personale. Ha bisogno di essere sorvegliato a vista dagli agenti. E poi il fatto che fuori dai cancelli da giorni stazionino decine di giornalisti», rimarca la volontaria, «anche questo è motivo di fastidio per chi sta dentro, perchè crea intralcio alle visite degli avvocati, ad esempio. Dentro al carcere gli equilibri sono delicati e precari, tutto è amplificato e diventa motivo di tensione».

Dal canto suo la direttrice della struttura, Francesca Gioieni, prende le distanze dalle critiche: «Applichiamo per tutti i carcerati, vecchi e nuovi, le procedure previste dall’amministrazione penitenziaria, fatte di attenzione e cautela soprattutto per la prevenzione dei suicidi. Al momento abbiamo una trentina di carcerati nelle stesse condizioni (di Turetta, ndr) e per ciascuno gli strumenti e le norme sono uguali. Non commento le dichiarazioni di chi parla di cose che non conosce».

Interviene il sottosegretario

La querelle, intanto, da Verona è arrivata fino a Roma. Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, interpellato sulle condizioni di detenzione di Filippo, ha dichiarato senza giri di parole il suo disappunto: «Mi ferisce in termini di giustizia sociale che esistano detenuti “vip“ di cui si discute e altri che cadono in una zona d'ombra. Taluni diritti, che poi sono funzionali anche al trattamento del carcerato in una cornice di sicurezza, debbono essere uguali per tutti».

Nuovo interrogatorio

Turetta, reo confesso dell’omicidio volontario aggravato dell’ex fidanzata Giulia, oggi a Montorio sarà interrogato dal pm Andrea Petroni. Stavolta potrebbe parlare, diversamente da quanto fatto davanti al gip martedì mattina. Ci si aspetta che il ventiduenne collabori raccontando quanto accaduto la sera dell’11 novembre e nei successivi sette giorni di fuga, fino all’arresto in Germania.

Uno dei punti chiave del colloquio sarà la presunta premeditazione del delitto: tra i molti indizi quei dei coltelli che avrebbe portato con sé, ma anche lo scotch comprato online. Intanto, gli investigatori sono pronti ad andare a prendere l'auto rimasta ad Halle con i reperti sequestrati al suo interno, compresi i cellulari dei due ex fidanzati. Nell'inchiesta sono state ascoltate anche alcune amiche della giovane per ricostruire gli atteggiamenti possessivi di Filippo anche dopo che la relazione era terminata. Infine, saranno effettuati appena possibile accertamenti irripetibili, come quelli sulle tracce di sangue nella macchina e sui coltelli, tutti affidati al Ris di Parma.

L’autopsia

Sempre oggi a Padova sarà eseguita l'autopsia sul cadavere di Giulia affidata dal pm al medico legale Guido Viel. Anche la difesa di Turetta e il legale della famiglia Cecchettin hanno nominato propri consulenti di parte.

Dall’esame sono attese risposte fondamentali per le indagini sul numero di ferite (una ventina le coltellate, secondo la prima ispezione esterna) e su quale lama sia stata usata, se quella da 12 centimetri recuperata nell'auto in Germania o quella da 21 trovata spezzata nel parcheggio a Vigonovo. O entrambe. Bisognerà accertare, inoltre, se siano presenti ferite di altra natura provocate da calci e pugni e se Filippo abbia infierito su Giulia quando era ancora viva. Ciò potrebbe portare la Procura a contestare anche l'aggravante della crudeltà. (Camilla Ferro)

30 novembre

Filippo Turetta, in carcere per l'omicidio di Giulia Cecchettin, sarà interrogato domani, 1 dicembre, dal pm Andrea Petroni. Il giovane potrebbe decidere stavolta di parlare davanti agli inquirenti mentre era rimasto in silenzio in occasione dell'interrogatorio di garanzia con il Gip.

L'interrogatorio è stato disposto e fissato per domattina in carcere a Verona dalla Procura di Venezia e bisognerà vedere, a questo punto, se Turetta parlerà e collaborerà, per ricostruire l'omicidio da lui commesso e la fuga, con gli inquirenti, oppure se deciderà di nuovo di avvalersi della facoltà di non rispondere dopo tre giorni. Anche se, da quanto si è saputo, dopo le dichiarazioni spontanee davanti al gip e dopo interlocuzioni pm-difesa di queste ore, pare probabile che il 21enne risponderà alle domande del pm nell'inchiesta condotta dai carabinieri.

L'autopsia sul corpo di Giulia

Nel frattempo, domani mattina si terrà anche l'autopsia. Ad ogni modo, i due passi dell'indagine possono svolgersi pure contestualmente e nelle stesse ore, anche perché non c'è necessità, da quanto si è saputo, di avere già tutti gli esiti degli esami autoptici per portare avanti questo primo interrogatorio investigativo, basato sul materiale e sulle prove raccolte finora.

Tra l'altro, uno dei punti dell'interrogatorio sarà la presunta premeditazione del delitto. Tra i molti indizi quei dei coltelli che il ragazzo avrebbe portato con sé, ma anche lo scotch comprato on line. Nelle dichiarazioni al giudice il giovane aveva detto che stava cercando di ricostruire "nella memoria" cosa gli era "scattato" in testa quella sera.

Intanto, gli investigatori sono pronti ad andare a prendere nei prossimi giorni l'auto di Turetta con i reperti sequestrati all'interno. Nell'inchiesta sono state ascoltate anche alcune amiche della giovane per ricostruire il rapporto tra Giulia e Turetta e gli atteggiamenti possessivi di lui anche quando la relazione era terminata. E saranno effettuati, infine, nelle prossime settimane alcuni accertamenti irripetibili, come quelli sulle tracce di sangue e sulla macchina e sui coltelli, tutti affidati al Ris di Par

L'audio di Filippo a Giulia  

«Devi stare con me, non con le tue amiche». Così, anche dopo la fine della loro relazione quando lei aveva deciso di lasciarlo, Filippo Turetta avrebbe manifestato, con sempre più "insistenza" nell'ultimo periodo, la sua ossessiva volontà di "possesso" nei confronti di Giulia Cecchettin. Lei che era ad un passo dal laurearsi, che aveva il desiderio di diventare illustratrice di libri per bambini e che provava a stargli vicino perché lui le diceva che pensava "solo ad ammazzarsi", con una sorta di ricatto psicologico.

Nelle ultime settimane, prima che lei l'11 novembre venisse uccisa da Turetta, tra l'altro, alcuni atteggiamenti e comportamenti dell'ex fidanzato ed episodi specifici avevano portato la 22enne ad avere sempre più "ansia" e "paura" che le potesse accadere qualcosa. Un quadro inquietante, se rianalizzato adesso, e che anche il padre Gino aveva tracciato nella denuncia di scomparsa, rubricata come allontanamento volontario, quella domenica mattina, basandosi sui racconti della sorella Elena e spiegando che quel ragazzo da "tranquillo ma un po' introverso" era diventato "insistente e possessivo".

Ora dai messaggi e dagli audio che i legali della famiglia della studentessa, gli avvocati Stefano Tigani e Nicodemo Gentile, stanno raccogliendo - nell'ambito di autonomi accertamenti per aiutare le indagini della Procura di Venezia - risulta che Giulia era sempre più spaventata e che Turetta le avrebbe rinfacciato di passare troppo tempo con la famiglia invece che con lui e di trascurarlo a favore delle amiche, di cui era "geloso".

Risposte su questi aspetti potrebbero arrivare anche dalle analisi sui due telefoni che sarebbero stati trovati nell'auto: quello di Filippo ma anche quello di Giulia. Intanto, in ambienti giudiziari viene chiarito che sarà difficile per il 21enne, almeno in questa fase del procedimento, ottenere che venga disposta una perizia psichiatrica per accertare un'eventuale incapacità, anche parziale, di intendere e volere al momento dei fatti. Al momento, la difesa non ha presentato istanza, anche perché è improbabile che sia accolta.

Sul suo caso agli atti non ci sono diagnosi pregresse di problemi mentali, né evidenze specifiche nelle prime valutazioni psicologiche e psichiatriche dell'equipe del carcere di Verona. La difesa semmai dovrà concentrarsi su una propria consulenza, affidata ad esperti, per raccogliere materiale utile per arrivare ad una richiesta e ad un ipotetico via libera alla perizia più avanti nell'inchiesta, se non direttamente nel processo. La carta difensiva del vizio di mente, comunque, resta un tema del procedimento.

I funerali di Giulia

Quando ormai sono emersi quasi tutti i dettagli dell'omicidio di Giulia Cecchettin per mano di Filippo Turetta, a quasi venti giorni dal delitto, e mancano soltanto gli accertamenti tecnici per precisare il quadro indiziario, resta il dolore di due famiglie, chiamate a fare i conti con quel che resta di questa tragedia. Per i funerali di Giulia toccherà al padre, Gino, decidere la data, quasi sicuramente in un giorno della prossima settimana. Non sarà certo sabato prossimo, perché si tratta di una data troppo a ridosso dello svolgimento dell'autopsia sul corpo della 22enne vittima, già programmato per venerdì primo dicembre all'Istituto di medicina legale di Padova. Dopo il nulla osta della magistratura per la tumulazione, è certo soltanto che le esequie verranno celebrate nella basilica di Santa Giustina, in Prato della Valle a Padova.

29 novembre

Hanno rinunciato ad incontrare il figlio in carcere, come invece era previsto, i genitori di Filippo Turetta, attesi alla casa circondariale di Montorio a Verona.

Secondo quanto si è appreso i due, Nicola Turetta ed Elisabetta Martini, dopo aver ottenuto il permesso dal pm, non hanno infatti seguito l'avvocato Giovanni Caruso per il colloquio.

Il legale è tornato in giornata a Verona per un nuovo incontro con Turetta.

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«Bisogna far scendere il silenzio, rispettare le persone coinvolte in questa tragedia». Sono le parole del cappellano del carcere di Verona, Paolo Crivelli, che ha incontrato Filippo Turetta. Alle domande dei giornalisti non ha voluto rispondere: «Non dico niente delle persone che incontro, altrimenti nessun detenuto parlerà più con me», ha detto. E ribadisce il suo appello. «Lasciamo che la giustizia faccia il suo corso, serenamente, senza pressione mediatica».

28 novembre

L'avvocato Giovanni Caruso, legale di Filippo Turetta, accusato dell'omicidio di Giulia Cecchettin, è arrivato intorno alle 9.30 nel carcere di Verona per l'interrogatorio del 21enne davanti al gip di Venezia Benedetta Vitolo. Il difensore ieri ha chiarito che non presenterà istanza di domiciliari.

Dopo di lui sono entrati nell'istituto penitenziario anche la giudice e il pm Andrea Petroni, titolare del fascicolo.

Alle 10 è iniziato l'interrogatorio di garanzia di Filippo Turetta, accusato dell'omicidio di Giulia Cecchettin, avvenuto lo scorso 11 novembre a Vigonovo (Venezia). Il 21enne si è presentato davanti al gip Benedetta Vitolo, alla presenza anche del pm di Venezia Andrea Petroni e del suo legale, l'avvocato Giovanni Caruso. Deve rispondere, stando all'ordinanza cautelare, di omicidio volontario aggravato dalla relazione affettiva terminata e di sequestro di persona.

L'interrogatorio si è concluso intorno alle 10.30. Poco dopo quell'ora le auto con a bordo la gip e il pm hanno lasciato il carcere.

Da quanto si è saputo, nei pochi minuti in cui è rimasto davanti al gip Turetta era in lacrime e in particolare ha pianto prima di essere portato via quando l'interrogatorio si è concluso. Ha scelto di non rispondere alle domande del giudice.

All'uscita dal carcere, dopo circa due ore di colloquio con Turetta, l'avvocato Caruso ha spiegato che Filippo Turetta «ha confermato le ammissioni rese alla polizia tedesca» sull'omicidio di Giulia Cecchettin, precisando che il 21enne si è avvalso della facoltà di non rispondere, ma ha "ritenuto doveroso rendere dichiarazioni spontanee».

Nelle dichiarazioni rilasciate alla polizia in Germania (non valide nel procedimento italiano) il 21enne aveva detto, in sostanza, di aver ammazzato Giulia e di non avere poi avuto il coraggio di uccidersi.

Ora con queste dichiarazioni di conferma, come le ha chiamate l'avvocato, Turetta ha ammesso l'omicidio della 22enne davanti al gip di Venezia Benedetta Vitolo.

«Sono affranto, dispiaciuto per la tragedia che ho causato. Non voglio sottrarmi alle mie responsabilità, voglio pagare quello che sarà giusto per aver ucciso la mia ex fidanzata. Sto cercando di ricostruire nella mia memoria le emozioni e quello che è scattato in me quella sera. Fin da subito era mia intenzione consegnarmi e farmi arrestare. Questa era la mia intenzione. Ora sono molto stanco e non mi sento di aggiungere altro». Lo ha detto Filippo Turetta in dichiarazioni spontanee al Gip.

 

L'arrivo del gip al carcere di Montorio (Marchiori)
L'arrivo del gip al carcere di Montorio (Marchiori)

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«Come sta? Bene». Turetta sta bene. Ieri, nel suo terzo giorno di detenzione nel carcere di Montorio e nel sedicesimo dall’omicidio di Giulia, ha incontrato nuovamente il suo avvocato, il professor Giovanni Caruso, per preparare l’interrogatorio di garanzia che questa mattina sosterrà davanti al Gip veneziano Bendetta Vitolo. Dovrebbe essere presente anche il pm Andrea Petroni, titolare del fascicolo.

Se Filippo decidesse infatti di rispondere al giudice, anche il pubblico ministero potrebbe fargli domande per chiarire gli elementi d’accusa fin qui raccolti dalla Procura: non tutti, perché mancano ancora quelli che aggraverebbero le accuse a suo carico di sequestro di persona e omicidio volontario, alias la premeditazione e la crudeltà, e che in parte dipendono dall’analisi dei Ris sulla Fiat Punto (ancora in Germania) e soprattutto dall’autopsia sul corpo di Giulia (sarà venerdì 1 dicembre).

La strategia della difesa

C’è la possibilità che il ventiduenne rimanga zitto. O che scelga di fare solo dichiarazioni spontanee, se non volesse confessare e collaborare. È questo che hanno fatto ieri pomeriggio, per tre ore, Turetta e il suo legale di fiducia tornato apposta a Montorio dopo l’incontro conoscitivo di sabato: hanno preparato la strategia difensiva per l’appuntamento col giudice.

Cosa accadrà stamattina alle 10 quando Filippo sarà interrogato, l’avvocato non ha voluto anticiparlo. «Non ho alcuna intenzione, per rispetto dell’autorità giudiziaria», ha dichiarato ieri sera all’uscita dal carcere, «di anticipare se risponderà o meno. E poi», ha aggiunto, «voglio rettificare alcune notizie e chiarire: non sarà presenterà istanza al Riesame per chiedere la scarcerazione o una misura meno afflittiva per il mio assistito».

Più semplice ancora: «Non ci sarà alcuna richiesta al Tribunale della libertà verso l'ordinanza di custodia in carcere, né verranno chiesti affievolimenti della misura cautelare in corso di esecuzione».

Dubbi che fanno la differenza

Tra i punti da chiarire nell’interrogatorio di Turetta ci sono quelli che porterebbero ad una contestazione della premeditazione e della crudeltà, oltre che del reato di occultamento di cadavere: il nastro adesivo comprato on line qualche giorno prima dell’omicidio e i sacchi neri dell’immondizia, il fatto che il giovane avrebbe portato con sé due coltelli e il sopralluogo eseguito a Fossò proprio dove avrebbe avuto luogo la seconda aggressione, quella mortale, ripresa dalle telecamere.

È fondamentale inoltre capire se Giulia sia stata accoltellata oltre che in strada anche dentro l'abitacolo dell’auto e se Turetta abbia messo poi il corpo nel bagagliaio, prima di disfarsene lasciandolo in fondo ad una scarpata in un canalone tra il lago di Barcis e Piancavallo.

Passaggi dirimenti per la Procura che sostiene «l’inaudita ferocia» con cui è stata uccisa la giovane laureanda in ingegneria biomedica che aveva lasciato Turetta proprio perché troppo geloso e ossessivo.

«Vorrei solo che sparisse dalla mia vita, non lo sopporto più», la confidenza fatta ad un’amica in una telefonata che oggi suona come un drammatico allarme rimasto inascoltato.

Oggi le prime verità

Se vorrà oggi Filippo potrà aiutare le indagini. Potrebbe affrontare il merito di quanto accaduto l'11 novembre fino all’arresto, una settimana dopo, vicino a Lipsia. Potrebbe raccontare il «suo» viaggio, le tappe della fuga, cos’è successo e perché. Ma l’impressione, anche per le dichiarazioni dell’avvocato di ieri, è che non risponderà.

La difesa potrebbe valutare di puntare tutto su un'istanza di perizia psichiatrica, «mossa» preparata appunto dal possibile silenzio di oggi davanti al giudice.

Ad ogni modo il pm che coordina l'inchiesta, entro la fine di questa settimana, dovrebbe fissare un nuovo interrogatorio. Ed entro al massimo i prossimi 10 giorni, la Fiat nera con gli oggetti sequestrati (il coltello, il nastro adesivo con cui potrebbe aver chiuso la bocca e legato le mani a Giulia, il cellulare, un guanto e 300 euro in contanti) sarà riportata in Italia, a Parma, a disposizione del Reparto Investigazioni Scientifiche.

Non è stato ancora ritrovato, invece, il telefono di Giulia. Troppi e ancora tanti i dubbi che solo Filippo può chiarire. Nel frattempo, «lui sta bene», ha detto Caruso. Ha chiesto al cappellano di poter leggere libri, che gliene portasse qualcuno, e di incontrare i genitori. Ma quella, sarà tutta un’altra visita. (Camilla Ferro)

Intanto per il legale di Elena Cecchettin, l'omicidio della sorella Giulia è "aggravato dallo stalking". Filippo Turetta, infatti, spiega l'avvocato Nicodemo Gentile, ha "dimostrato di essere un 'molestatore assillante', il suo comportamento, come sta emergendo da più elementi da noi già raccolti, è connotato da plurime e reiterate condotte che descrivono 'fame di possesso' verso la nostra Giulia".

Si tratta, ha chiarito, di "un assedio psicologico che aveva provocato nella ragazza uno stato di disorientamento e di importante ansia". E ancora: "Un uso padronale del rapporto che ha spinto il Turetta prima a perpetrare reiterate azioni di molestie e controllo, anche tramite chiamate e messaggi incessanti, e poi, in ultimo l'omicidio, al fine di gratificare la sua volontà persecutoria". 

27 novembre

Per Filippo Turetta nuovo incontro in carcere col suo legale, oggi (27 novembre), un momento importante per delineare la strategia difensiva in vista dell'interrogatorio di martedì davanti al gip di Venezia, Benedetta Vitolo.

 L'avvocato Giovanni Caruso ha varcato i cancelli dell'istituto a bordo della sua auto poco prima delle 16.30 e si è limitato a dire che è possibile che rilasci dichiarazioni all'uscita. «Vedrò Filippo Turetta oggi. Al momento non ho niente da dichiarare», ha detto l'avvocato.

Il colloquio è terminato poco prima delle 18.30. L'incontro è durato circa un'ora e mezza. Il legale non è ancora uscito dall'istituto penitenziario.

«Non anticiperò nulla sull'interrogatorio di domani, per rispetto all'autorità giudiziaria», ha affermato l'avvocato all'uscita dal carcere di Montorio, intorno alle 19. «Non verrà presentata alcuna richiesta di riesame avversa all'ordinanza di custodia cautelare in carcere né verranno chiesti affievolimenti alla misura in corso di esecuzione».

Nel frattempo, mano a mano vengano a galla dettagli nell'inchiesta sull'atroce omicidio di Giulia Cecchettin, come il ritrovamento vicino al corpo di un libro per l'infanzia. Tra le cose lasciate, una ventina di reperti in tutto sequestrati dai carabinieri, non lontano dal cadavere, abbandonato in una zona boschiva vicino al lago di Barcis, in provincia di Pordenone, è stato trovato anche quel testo per bambini, intitolato "Anche i mostri si lavano i denti". Probabilmente la ragazza, che sognava, dopo la laurea in ingegneria biomedica, proprio di diventare un'illustratrice di libri per bimbi, lo aveva con sé quella sera. Sul punto, comunque, sono in corso accertamenti, anche sul perché Turetta avrebbe deciso di lasciarlo proprio là.

Il giovane, accusato dell'omicidio dell'ex fidanzata che l'aveva lasciato, rinchiuso dietro le sbarre a Verona dice che vuole vedere, appena sarà possibile, i suoi genitori: ma non potrà farlo prima del faccia a faccia col giudice. La sua scelta di stare zitto o di confessare, anche aiutando le indagini, potrebbe influire sulla sua posizione nel processo che verrà, per la concessione o meno di attenuanti.

Intanto ha trascorso una prima notte e un'intera prima giornata nel carcere Montorio, sempre sorvegliato a vista dagli agenti della polizia penitenziaria essendo un detenuto a rischio suicidio. A chi si è occupato di lui, così come ieri quando è arrivato dopo l'estradizione dalla Germania, è apparso sempre dimesso, di poche parole. Ha chiesto di avere libri da leggere, come previsto per i detenuti anche del reparto infermeria, dove è stato collocato per proseguire con le visite psicologiche e psichiatriche dell'equipe medica, dopo il primo colloquio di sostegno di ieri.

Ha incontrato un frate cappellano del carcere, che uscendo dall'istituto penitenziario in tarda mattinata ha spiegato di non poter parlare, come regola impartita dalla direzione della casa circondariale, limitandosi a dire che ora bisogna rispettare "il dramma di due famiglie".

Nei prossimi giorni Turetta sarà trasferito nella sezione "protetti", quella per i detenuti per reati a "forte riprovazione sociale" che, a loro tutela, non devono avere contatti con persone in carcere per altre tipologie di reati. Per oggi è in programma il nuovo confronto con l'avvocato Giovanni Caruso, con cui non ha ancora affrontato il merito delle accuse, anche perché era "disorientato". Se decidesse di rispondere al giudice e fornire elementi utili per ricostruire, tra l'altro, il modo in cui si sarebbe scagliato contro Giulia, colpita almeno con una ventina di coltellate, la sera dell'11 novembre a Vigonovo, tra il parcheggio a meno di 200 metri da casa di lei e la zona industriale di Fossò, la mossa difensiva potrebbe alleggerire la sua posizione processuale.

Tenendo conto anche del fatto che la difesa potrebbe puntare su una perizia psichiatrica per arrivare ad accertare eventuali vizi di mente. Più indizi, dai due coltelli portati con sé fino ai sacchi di plastica neri trovati sopra il corpo e in una busta là vicino, potrebbero portare, invece, il procuratore di Venezia Bruno Cherchi e il pm Andrea Petroni a contestare nelle indagini l'aggravante della premeditazione.

E l'autopsia, che sarà effettuata il primo dicembre, sarà importante anche per l'eventuale aggravante della crudeltà, se emergesse che l'ex fidanzato avrebbe infierito su Giulia nell'ucciderla. Bisognerà capire, poi, se fu fatale quella spinta, mentre lei cercava di scappare a Fossò, che verso le 23.40 le fece sbattere la testa, come risulta dalle immagini, su un marciapiede. Non è stato ancora rintracciato, invece, il telefono di Giulia. Cellulare che agganciò, si legge negli atti, come "ultimo dato disponibile", verso le 22.45 dell'11 novembre, una cella di Marghera, vicino al centro commerciale dove i due avevano cenato. Da quel momento sarebbe risultato spento, anche quando la studentessa venne aggredita la prima volta nel parcheggio di via Aldo Moro

La Fiat Grande Punto nera di Filippo Turetta, assieme agli oggetti sequestrati al suo interno, come il telefono del giovane, sarà riportata in Italia nei prossimi giorni, al massimo entro la prossima settimana, e sarà affidata per le analisi ai carabinieri del Ris di Parma. Nelle indagini della Procura di Venezia, condotte dai carabinieri, si sta attendendo che la magistratura tedesca dia l'ok all'ordine di investigazione europeo sul sequestro di macchina e oggetti e a quel punto gli investigatori italiani andranno a recuperare l'auto e le cose sequestrate.

Da quanto si è saputo, la macchina non è stata analizzata dalle autorità tedesche, dopo che il giovane è stato arrestato il 18 novembre vicino a Lipsia. La Procura di Venezia ha subito inoltrato un ordine di investigazione europeo con richiesta di sequestro dell'auto e degli oggetti, tra cui anche un coltello, un guanto e circa 300 euro in contanti. Da quanto si è appreso, poi, non è stato ancora ritrovato il telefono di Giulia, mentre vicino al cadavere in Friuli è stata recuperata nei giorni scorsi una sola scarpa della ragazza, assieme ad altri oggetti, come un libro per l'infanzia.

26 novembre

Ha trascorso la prima notte nel carcere di Montorio Filippo Turetta, il 22enne accusato dell'omicidio dell'ex fidanzata Giulia Cecchettin, avvenuto l'11 novembre, ed estradato ieri in Italia dalla Germania dove era terminata la sua fuga una settimana fa.

Dopo il colloquio di sostegno con uno psichiatra di ieri pomeriggio e dopo il primo incontro col suo legale, Giovanni Caruso, Turetta è stato collocato nel reparto infermeria dove dovrà rimanere per qualche giorno, sottoposto alle valutazioni psicologiche e psichiatriche prima di essere trasferito nella sezione "protetti", quella per i detenuti per reati a "forte riprovazione sociale" che, a loro tutela, non devono avere contatti con persone in carcere per altre tipologie di reati.

Turetta si trova in una cella assieme ad un altro detenuto, anche lui in carcere per reati molto gravi e dello stesso genere. E' sorvegliato a vista dagli agenti di polizia penitenziaria, anche di notte, per evitare gesti autolesionistici.

E' stato descritto da chi ha avuto modo di vederlo in carcere, tra cui pure il suo difensore, come "provato, disorientato", ma anche assente, rassegnato alla sua condizione, silenzioso. Non potrà vedere i suoi genitori fino a dopo l'interrogatorio davanti al gip, fissato per martedì.

25 novembre 2023

Filippo Turetta, il 22enne accusato dell'uccisione di Giulia Cecchettin, è stato trasferito oggi  (25 novembre) in carcere a Verona. L'arrivo attorno alle 14.30.

Il motivo del trasferimento a Verona, in particolare nella casa circondariale di Montorio, è che la stessa ha un reparto «per protetti»: si teme infatti che il giovane possa compiere atti autolesionistici. 

Il volo dalla Germania è atterrato poco dopo le 11.30 all'aeroporto di Venezia.  Il giovane è stato scortato dagli agenti dello Scip fino agli uffici della Polizia di frontiera, dove gli è stata notificata l'ordinanza di custodia cautelare, quindi è stato preso in consegna dai Carabinieri per il trasferimento al carcere di Verona

Prima dell'arrivo di Turetta a Montorio, atteso da cameraman e giornalisti della stampa nazionale, si è presentato ai cancelli della casa circondariale il suo avvocato, il professor Giovanni Caruso del foro di Padova.

«Per lui le stesse modalità di accoglienza rivolte a tutti i nuovi arrivati», il commento della direttrice della casa circondariale di Verona, Francesca Gioieni, assediata da telecamere e taccuini.

«È molto, molto provato, disorientato, anche se con lui sono riuscito ad avere un'interlocuzione accettabile». Così l'avvocato Giovanni Caruso ha descritto Filippo Turetta, dopo il colloquio in carcere a Verona, precisando che però nell'incontro non si è affrontato il «merito della tragedia». Il legale ha precisato che il giovane sarà interrogato in carcere martedì prossimo, 28 novembre.

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