15 settembre 2019

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30.11.2018

Ipocondria: quando
l'ansia per le malattie
non fa vivere

A cura di Publiadige

Il disturbo da ansia di malattia è un disturbo meglio conosciuto come ipocondria, una definizione antica che risale al 350 a.C., a cui fu data validità diagnostica solo dopo la metà del secolo scorso. L’attenzione per questo disturbo, ci suggerisce che si tratta di una problematica comune e frequente, ne soffre infatti circa dall’1.5% al 4.5% della popolazione generale, percentuale che aumenta nei soggetti afferenti ai servizi di medicina generale, la cui prevalenza raggiunge fino l’8,5%. Nel complesso, i dati, suggeriscono che l’ipocondria sia un disturbo diffuso più o meno come gli altri principali disturbi psichiatrici, quali la schizofrenia, il disturbo bipolare, il disturbo di panico, indicando un’eguale distribuzione fra maschi e femmine. Tipicamente esordisce quando il soggetto è sotto stress, ammalato o in convalescenza o sta soffrendo per la perdita di una persona cara. Inoltre, si presenta spesso associato a disturbi d’ansia, depressione o altri disturbi somatoformi.

Ma definiamo meglio questa problematica e come si manifesta. Chi non ha mai attraversato momenti in cui ha temuto di avere una malattia o di avere comportamenti che lo avrebbero portato a sviluppare una malattia? Quando tale preoccupazione è eccessiva e condiziona il nostro stile di vita è possibile che siamo di fronte al disturbo in oggetto: avere sintomi somatici che non hanno una base organica o sono sproporzionati in intensità rispetto al problema esistente, avere preoccupazioni corporee ed eccessiva consapevolezza di ciò che accade nel corpo, paura di essere affetti da una seria malattia, generalmente fatale a lungo termine, senza che le rassicurazioni mediche abbiano qualche effetto, sono tutte caratteristiche tipiche. Possiamo perciò riassumere l’ipocondria secondo questa descrizione: la sensazione che il nostro benessere fisico sia minacciato da qualcosa di ignoto e terribile che potrebbe accadere.

Ma come mai se tutti almeno una volta ci siamo preoccupati per la nostra salute, solo alcuni sviluppano tale patologia?

Possiamo innanzitutto chiarire che i sintomi fisici che provano le persone affette da tale disturbo non sono immaginari, ma reali, ciò che bisogna ricordare però, è che sono sintomi innocui! Mentre, coloro che soffrono di tale problematica, hanno la stabile tendenza ad interpretare erroneamente le informazioni relative ai sintomi corporei, le variazioni fisiche e ogni altra informazione ritenuta rilevante per la salute, come evidenza del fatto di essere affetti da una grave malattia. Ciò determina attenzione selettiva sul corpo e un abbassamento delle soglie sensoriali: ad esempio, se monitorassimo costantemente il corpo sarà più facile osservare i “rumori di fondo” dell’organismo, ma tali sensazioni sono normali, costantemente presenti, solo che se non vi diamo peso non ce ne rendiamo conto. In effetti, le persone con ansia per la malattia, focalizzano costantemente la loro attenzione sul corpo, avvertendo di conseguenza più sintomi, ma molto spesso questi ultimi sono dei falsi allarmi e non sono associabili ad alcuna patologia fisica. Inoltre, i comportamenti di ricerca di sicurezza inducono un aumento dei sintomi ansiogeni, a sua volta interpretati come segno di malattia. In sostanza, è uno spiacevole circolo vizioso che si autoalimenta, ma che con il corretto trattamento è possibile interrompere, sia cambiando il modo di interpretare le sensazioni che infastidiscono, sia imparando ad assolvere agli impegni giornalieri in un modo che questi favoriscano il benessere psicofisico.

A questo proposito la terapia cognitivo comportamentale è la terapia d’elezione per tale disturbo, il cui intervento avviene su più fronti: essa include la psicoeducazione sull’ansia, sulla salute e sui meccanismi (come alcuni precedentemente descritti), che portano alla strutturazione e al mantenimento del problema. Successivamente vengono apprese le strategie per gestire lo stress, partendo dall’individuazione di tutti i fattori stressanti che influiscono sul percepire sensazioni che il soggetto interpreta poi come sintomi di malattia, per poi imparare a rilassarsi quando necessario, al fine di ridurre l’attivazione ansiosa e le spiacevoli sensazioni fisiche ad essa associate. Si procederà poi modificando il modo di pensare e interpretare le reazioni fisiologiche che incidono sull’ansia per la salute, diventando consapevoli dei pensieri che la alimentano e rimpiazzandoli con altri più realistici e proficui. Infine, l’esposizione comportamentale graduale alle situazioni temute sarà fondamentale per riprendere il proprio sano e attivo stile di vita.

Molto spesso anche gli amici e i familiari subiscono le conseguenze di tale disturbo, non sapendo come aiutare il loro caro, né come gestire il rapporto quotidiano che si va deteriorando. Infatti, in generale, chi vive accanto ad una persona con disturbo d’ansia per le malattie, può reagire sentendosi estremamente coinvolto, sobbarcandosi gran parte dei compiti e responsabilità, offrendo rassicurazioni, informandosi sulla malattia, o sentendosi stressato/agitato, mostrando rabbia, evitando la persona cara e sentendosi in colpa per questo. Una regola generale riguarda l’evitare di dare rassicurazioni, queste infatti non fanno altro che mantenere in vita l’ansia stessa, alimentandone la terribile spirale. In alcuni casi anche domandare come si sente la persona cara o toccare i temi relativi alla salute, porta l’attenzione sull’argomento. Meglio perciò focalizzarsi su interessi dimenticati con cui confrontarsi, rivivendo le piacevoli sensazioni connesse. Condividere le attività piacevoli che si erano perse è un ottimo modo per perseguire stili di vita appaganti e per trascorrere insieme tempo piacevole e di qualità. Infine, vi sono accorgimenti generali per chi è vicino ad una persona che soffre di tale problematica: comprendere e conoscere il disturbo per sapere come comportarsi, lodare gli sforzi del proprio caro durante la terapia, sentirsi in diritto di prendere una pausa quando il problema dell’altro diventa troppo stressante.

Quindi, il disturbo d’ansia per la salute, è una problematica ben conosciuta, che per questo può essere efficacemente trattata se ci si affida ad un professionista competente. Talvolta può essere utile una terapia farmacologica, solitamente con SSRI (antidepressivi), quando il paziente necessita di un immediato sollievo o non ha la possibilità di intraprendere un percorso terapeutico. Quando però vi è disponibilità e motivazione, uno psicologo psicoterapeuta cognitivo comportamentale può aiutare ad uscire dai circoli viziosi che caratterizzano il disturbo e fornire strategie e tecniche utili al fine di rendere la persona libera dalla paura delle malattie, avendo il trattamento effetti duraturi e potendo fornire strumenti utili per eventuali ricadute. Quindi, una volta intrapreso il percorso, gli effetti benefici vi permetteranno di riprendere i vostri interessi, hobbies e relazioni personali messe a dura prova dal disturbo, lasciandovi tutto il tempo e spazio necessario per vivere appieno la vostra vita!

Dott.ssa Laura Caccico
Istituto IPSICO - Firenze

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