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11.07.2012

Villa Aurora, «oasi» sicura sempre attenta al territorio

Giuseppe Togni e Idalgo Picinardi alla guida di Villa Aurora a Soiano
Giuseppe Togni e Idalgo Picinardi alla guida di Villa Aurora a Soiano

Taglia il traguardo dei 20 anni uno degli indirizzi più affidabili e apprezzati della ristorazione gardesana: un locale capace di resister all'avvicendarsi delle mode senza mai perdere consensi.
«ABBIAMO riscosso consensi fin dal giorno dell'inaugurazione - ricordano Idalgo Picinardi e Giuseppe Togni, che dal 1992 sono al timone di Villa Aurora a Soiano del Lago -. Anche allora, come oggi, eravamo in piena crisi, accentuata dalla Guerra del Golfo, ma siamo partiti subito alla grande». Due decadi dopo, l'Aurora continua a rappresentare un'oasi sicura per una clientela affezionata: quanto basta per tirare le somme di un bilancio positivo. «Fin dall'inizio avevamo nel Dna il desiderio di metterci in proprio e aprire un locale solo nostro - racconta Idalgo, che guida la brigata di cucina lasciando al socio la responsabilità della sala -. Abbiamo frequentato la scuola alberghiera a Gardone Riviera, fatto varie esperienze professionali anche all'estero. Poi, a Natale del 1977, ci siamo imbarcati su una nave crociera che copriva la rotta New York-Caraibi: ci siamo rimasti per sei mesi, giurando che al ritorno avremmo aperto il nostro ristorante».
IL SOGNO si è avverato nel 1979 quando, insieme a un terzo socio, hanno rilevato il ristorante Esplanade di Desenzano: l'avvio di un percorso che, nel '91, ha portato alla conquista della Stella Michelin, l'anno successivo all'acquisizione dell'Aurora. «Era una trattoria storica, rustica, specializzata in piatti semplici - ricorda Giuseppe -. Si trattava di una realtà già avviata, cui abbiamo voluto dare la nostra impronta». Nel 2007 si sono staccati definitivamente dall'Esplanade per continuare a seguire il locale che, nel frattempo, qualche anno prima, era stato completamente rinnovato. Un ulteriore incentivo alla crescita di un ristorante che ha sempre avuto il suo punto di forza in un rapporto qualità-prezzo, oltre che nell'impronta di una cucina capace di mantenersi in equilibrio fra tradizione e innovazione. La carta segue rigorosamente la stagione, con particolare attenzione al territorio: fra i piatti-bandiera spiccano senza dubbio lo Sformatino di asparagi con salsa al Bagoss, gli Spaghetti alla chitarra fatti in casa con pesce di lago; il «superclassico» è il coregone gratinato con melanzane, pomodoro, capperi e basilico, in menù praticamente da sempre. Attenzione alla tipicità lacustre quindi (anche in una carta dei vini con 350 etichette che pesca molto in Lugana e Valtènesi), in un'ottica internazionale che non esclude mare, lumache e carni. Il tutto con un costo alla portata: con il degustazione si spendono 29,50 euro, alla carta il conto non supera i 35-40 euro. «Abbiamo sempre tenuto la barra al centro, lavorando sulla gestione delle materie prime per garantire qualità e prezzi equilibrati - concludono Idalgo e Giuseppe -. I risultati ci hanno dato ragione».
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Claudio Andrizzi
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