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06.02.2013

Vittorio Fusari in «cattedra» all'università di Pollenzo

Ci sarà anche il bresciano Vittorio Fusari nel team internazionale di cuochi coinvolti nelle Tavole Accademiche, nuovo progetto lanciato da Slow Food all'università di Scienze gastronomiche di Pollenzo (Cuneo): saranno ben 25 gli chef, provenienti da 9 nazioni, che, nei prossimi 12 mesi, saranno ospiti della mensa studentesca dall'ateneo piemontese dove prepareranno menù completi con un costo massimo di 5 euro rispettando i principi del «buono, pulito e giusto» alla base della filosofia del movimento della chiocciola.
Fusari, noto a livello nazionale per i trascorsi al Volto di Iseo prima di prendere il comando dei fornelli della Dispensa Pani e Vini di Torbiato di Adro, sarà protagonista nella settimana dal 4 all'8 marzo, andando ad arricchire un cartellone che vede la partecipazione di esponenti di alcuni fra i più noti ristoranti stellati d'Italia: tra loro Davide Scabin del Combal Zero di Rivoli, che ha inaugurato la serie il 28 gennaio, oppure Giorgio Locatelli dell'omonima locanda di Londra, in scena questa settimana.
Nella lista altri numi tutelari della ristorazione italiana, e non, come Davide Oldani, Antonio Santini, Alfonso Iaccarino, Ferran Adrià: saranno coinvolti in una sfida che coniuga formazione, cucina d'eccellenza, costi equi e attenzione al territorio. «Il lavoro che l'università di Scienze Gastronomiche deve fare nei prossimi anni è formare chi si vuole impegnare a raggiungere i propri sogni con umiltà e onestà - ha detto il presidente di Slow Food, Carlo Petrini, presentando l'iniziativa -. Vivremo sicuramente tempi interessanti e avremo la possibilità di lavorare per realizzare grandi obiettivi, ma dobbiamo farlo mantenendo i piedi per terra».
In linea con questo mandato prenderanno il via i corsi di Alto Apprendistato, che puntano a recuperare la sapienza degli artigiani del cibo come antidoto alla crisi. «Panettieri, mastri birrai, norcini devono riconquistare quello spazio che da sempre la società ha riconosciuto loro - ha detto Petrini -. Sono il tessuto identitario della gastronomia italiana, con i corsi si potrà imparare un mestiere dai maestri».

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