19 luglio 2019

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Zaino in spalla

11.10.2018

Dal rombo della cascata
di Cornisello al silenzio
del Passo di Nambrone

Cima Cornisello in lontananza
Cima Cornisello in lontananza

Dal rifugio Cornisello, raggiunto con l'itinerario della scorsa settimana, ora torniamo sul fondo della Val Nambrone con un suggestivo giro ad anello. Dal rifugio scendiamo al ponte nei pressi di Malga Plozze e ai prati che stanno attorno alla malga. Splendido il panorama che ci offre la vista del vicino Monte Serodoli e delle Dolomiti di Brenta tra cui si riconoscono la Cima Tosa e la Cima d'Ambiez mentre dietro di noi la slanciata piramide rocciosa di Cima Cornisello fa capolino dalle praterie circostanti. Facendo attenzione alle segnalazioni biancorosse si scende tra prato e rocce montonate alla destra della malga fino ad incontrare, poco sotto, un evidente sentiero che scende lungo il ripido pendio verso il profondo solco scavato nel corso dei millenni dal torrente Sarca di Nambrone. Immersi nella vegetazione si continua la discesa e, dopo un tratto a mezzacosta, valicato un ponticello, si presenta grandiosa la rombante Cascata di Cornisello mentre scure sull'orizzonte sono apparse, alla sinistra di Cima Tosa, le incredibili sagome rocciose degli Sfulmini. Si scende ancora e si raggiunge un isolato baitello da dove si vede il Passo di Nambrone: è chiamato Mandra dell'Orsa e sia la carta Kompass che la carta Igm lo quotano a 1863 con tutta evidenza errata; più esatta è sicuramente la quota 1790 indicata nel catasto dei sentieri della Società Alpinisti Trentini e confermata dalla vecchia e oramai introvabile carta Adamello-Presanella del Cai-Tci che lo quota a 1791. Oltre la Mandra dell'Orsa il sentiero riprende la sua discesa verso il fondovalle, un tratto a mezzacosta ci porta a valicare un paio di solchi di torrenti al secondo dei quali è bene prestare attenzione: il letto è secco e alcune segnalazioni biancorosse sembrano volerci invitare a scendere per l'erto coacervo di pietre (si tratta probabilmente di massi su cui erano riportate segnalazioni portati in basso dalla furia di qualche piena del torrente); conviene con attenzione attraversare il pietrame e individuare dall'altro lato il sentiero che torna ad essere evidente. Si scende ancora in mezzo al bosco; si raggiunge una radura con resti di antichi muri a secco e arriviamo nuovamente al Ponte Canavaccio. Attraversato ci immettiamo sul sentiero già percorso in salita e torniamo al Ponte Nambrone. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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