20 giugno 2019

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03.10.2018

Interviste

«Bisogna investire
sulle idee e magari
sognare di più »

Umberta Gnutti Beretta con Christo nel giugno di due anni fa durante un sopralluogo sul ponte galleggiante
Umberta Gnutti Beretta con Christo nel giugno di due anni fa durante un sopralluogo sul ponte galleggiante

È stata l’anima di «The Floating Piers», il grande progetto di Christo che nell’estate del 2016 trasformò il lago di Iseo nella più grande e straordinaria installazione dell’artista noto in tutto il mondo per aver «impacchettato» anche le Montagne Rocciose. Quel ponte sul lago calpestato da milioni di visitatori va ascritto all’impegno e al lavoro diplomatico di Umberta Gnutti Beretta. Consigliere di BresciaMusei e presidente della Fondazione Restauro del Poldi Pezzoli di Milano, ha molte cose da dire sulla cultura a Brescia, cose che dice senza timori e men che meno paure. «Brescia e il suo patrimonio culturale sono poco sfruttate - sostiene -. Ma il problema non è solo questo: ai bresciani la cultura appare come una frivolezza perché c’è una sorta di preconcetto verso tutto ciò che non è lavoro, la fabbrica. I bresciani sono fatti così e dunque non si sentono sollecitati verso l’offerta culturale». Il paragone non può che correre verso Milano: «Prendiamo la moda, che è anche un grande volano economico e non parlo ovviamente degli stilisti e degli atelier: penso a tutto l’indotto che producono le grandi sfilate e le grandi manifestazioni durante l’arco della stagione». Umberta Gnutti Beretta è critica, ma non boccia il lavoro delle istituzioni culturali quando ricorda che «Brescia Musei in questi anni ha regalato alla città manifestazioni di alto livello. Il problema è che questa offerta non viene apprezzata fino in fondo dai bresciani, che forse preferiscono le fiere o le manifestazioni in piazza. Questa città - si rammarica - è arrivata a criticare uno come Massimo Minini, un uomo e un gallerista conosciuto e apprezzato in tutto il mondo». Quello del coinvolgimento della gente è un tasto dolente. Eppure l’eccezione c’è stata: la famosa passerella di Christo. «Il successo è nato proprio dal fatto che l’opera di Christo non solo è servita a valorizzare il lago d’Iseo, ma ha fatto il miracolo di coinvolgere la gente. La partecipazione è il vero segreto per riuscire», sostiene Umberta Gnutti Beretta. Ma la gente si è fatta coinvolgere anche da CidneOn, «che però non è cultura, ma semplicemente un festival delle luci. È vero che è stato frequentato e visto da migliaia di persone, da tante famiglie che portavano i bambini in Castello per vedere quelle luci, ma sono le stesse famiglie che i figli non li portano nella nuova Pinacoteca, che è bellissima. Lo ripeto, questi sono i bresciani. Forse le famiglie si potrebbero attrarre in modo diverso, magari guardando a cosa fanno all’estero, al Metropolitan Museo di New York, dove vengono organizzate cacce al tesoro per interessare i ragazzi all’arte. Ma certo non può bastare questo perché il problema investe direttamente le famiglie e la scuola, dove ho come l’impressione alberghi un vero preconcetto per tutto ciò che è cultura». E proprio la Pinacoteca «potrebbe essere un contenitore perfetto per iniziative che coinvolgano la città e chi ci vive». Così come il Castello, «un progetto fin troppo trascurato che invece deve vivere e diventare un punto di riferimento per Brescia. Guardi, io penso che questa città abbia molte virtù a cominciare dall’operosità dei bresciani. Si tratta di aggiungere qualcosa, un di più di maturità». E qui il discorso scivola fatalmente sull’impegno degli imprenditori e sulla speranza che possano investire anche sulla cultura «come hanno fatto Renzo Rosso o i Della Valle, che hanno preso a cuore i progetti che hanno finanziato. Il contributo degli imprenditori bresciani per il restauro della Vittoria Alata è certamente un fatto positivo, ma rimane un impegno una tantum. Mi piacerebbe che vivessero allo stesso modo e con lo stesso impegno anche dei veri progetti culturali». Del resto, le idee non mancano, come quella «bellissima di aver portato le opere di Mimmo Paladino al Capitolium o in piazza della Vittoria. La grande occasione invece la si è persa con Kapoor. Un grande errore e solo perché Massimo Minini, che poteva portare l’artista a Brescia, era anche il suo gallerista. Ma cosa vuol dire? Hai la possibilità di avere nella tua città il più grande artista contemporaneo e te la fai sfuggire? Incredibile».

IL GIUSTO MIX secondo Umberta Gnutti Beretta, rimane quello di una gestione della cultura che sia un insieme di pubblico e di privato: «Sarebbe un bene, sarebbe anche una vera svolta per andare oltre quelli che io chiamo investimenti spot. Così come non penso che la cultura sia solo botteghino. L’impegno deve essere di tutti, ma proprio di tutti. La mostra di Tiziano era bellissima, ma non ci hanno dato il quadro fondamentale. Perché? A nessuno è venuto in mente di dire: lo faccio per la città. Tutto questo per dire che alla fine non ci si può lamentare se la gente preferisce andare a Gardaland piuttosto di entrare in Pinacoteca. Francamente diventa anche frustrante vivere tutto ciò». Il futuro? Difficile comprenderlo e costruirlo. «In fondo si tratta di investire sulle idee e crederci e magari anche su un sogno, o qualche sogno. Certo qualcosa si rischia, ma talvolta - ricorda - rischiare aiuta a crescere e a migliorare la vita». Cominciando con l’aiutare le persone ad uscire di casa per andare a vedere le mostre o per andare a Teatro o a sentire la lirica al Grande. «La Festa dell’Opera è stata ed è un’ idea geniale, ma poi al Grande spesso qualche palco resta vuoto. Coinvolgere la gente è il vero problema e per questo facevo riferimento alle idee e a qualche sogno. Lo abbiamo fatto con Christo e lo si può fare con altre iniziative. Ma ci vuole la partecipazione di tutti: delle istituzioni, ma anche dei privati». Fatti i debiti paragoni l’esempio viene da Milano, «una città che negli ultimi anni è esplosa sotto il profilo culturale e che può insegnare qualcosa anche a Brescia. E nulla vieta che tra le due città ci sia anche una certa sinergia». Insomma, il futuro andrà declinato, come dice Umberta Gnutti Beretta, sognando e credendoci.

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