20 gennaio 2021

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10.01.2021

Interviste

«Cos’è moda oggi?
Stile e creatività
all’avanguardia»

Angelo Ruggeri: 31 anni, bresciano, è il nuovo Fashion News Director di Personne Magazine (www.personnemag.com)In compagnia di Giorgio Armani, stilista dallo sconfinato curriculumInsieme allo stilista statunitense Thomas Jacob HilfigerPianista e cantante, Angelo ha avuto modo di conoscere Elton John
Angelo Ruggeri: 31 anni, bresciano, è il nuovo Fashion News Director di Personne Magazine (www.personnemag.com)In compagnia di Giorgio Armani, stilista dallo sconfinato curriculumInsieme allo stilista statunitense Thomas Jacob HilfigerPianista e cantante, Angelo ha avuto modo di conoscere Elton John

2021, odissea nello spazio (indefinito, post Covid): tutto da riempire, ricreare, reinventare ripartendo dall’ABC. Arte-Bellezza-Creatività. Tu chiamala se vuoi moda. Stile. Ma anche, più semplicemente, contemporaneità. Il mondo di Angelo Ruggeri. Bresciano di Castegnato, classe 1989, un’agile e rapida ascesa per meriti acquisiti sul campo, il nuovo Fashion News Director di Personne Magazine sta confezionando il primo numero atteso in marzo. Il nuovo corso di una rivista indipendente già nota a livello internazionale, protesa verso «tutto ciò che è avanguardia, alla ricerca di un nuovo linguaggio non solo verbale ma soprattutto visivo». Già collaboratore come fashion editor e editor-at-large per D.Repubblica.it e GQ Italia, MF Fashion e MFF-Magazine For Fashion, Esquire e Fashion For Men Magazine, Elle Italia e Playboy Italia, Ruggeri è anche docente di fashion marketing mix, fashion writing e fashion public relation all'Istituto Marangoni di Milano e all’Its Machina Lonati di Brescia. Da dicembre concilia l’impegno scolastico con il compito assunto per la redazione del magazine: «Creare networking tra il mondo della moda e quello dell’arte, del design, della creatività a 360 gradi, da raccontare con parole e foto. Personne è un magazine fatto da giovani per i giovani che amano lo storytelling evoluto».

Quand’era più giovane dei giovani, da bambino, cosa sognava?
Ero creativo.

Della serie, se il buon giorno si vede dal mattino.
Ho bellissimi ricordi della mia infanzia. Sono nato a Brescia e sono di Castegnato, mio papà Claudio è di Zocco di Erbusco ed è consulente di ristrutturazione aziendale, mia mamma Rosa è in pensione: era impiegata comunale in città. Già da bimbo io suonavo il pianoforte. L’Accademia a Castegnato, la scuola di musica Santa Cecilia, suonando e cantando: mi sono diplomato in canto moderno all’accademia Vocal Power di Anna Gotti. E la musica ha contribuito alla mia sfera creativa come la moda, il design, l’arte.

Quale genere ama di più?
Vado pazzo per il jazz, per il suo ritmo diverso che ami oppure odi. Io l’amo. Ero partito da Bach e Chopin, con la sensibilità di adesso apprezzo Riccardo Muti. E mi piace il pop, la trap. Oggi le icone di stile sono loro: Ghali veste Gucci, Sfera Ebbasta Versace, Achille Lauro Gucci. La moda non si è fermata durante il Covid e si sono affermate tendenze che sarà interessante approfondire.

Da studente era predisposto per il mondo in cui adesso gravita e lavora?
Direi di sì. Gli anni al liceo scientifico Calini sono stati magnifici. In italiano andavo male allo scritto e bene all’orale, poi sono rimasto in contatto con il professor Dallera che oggi tifa per me. Così come mi sento ancora con Volterrani di educazione fisica. Mi sono divertito tanto in una classe splendida. Organizzavamo i Dies Fasti, con la professoressa Laura Forcella: avevo scritto la sigla, l’ho cantata e suonata. Curavamo tutto, dalla locandina al concerto. Finite le superiori volevo studiare moda, materie come comunicazione e marketing che ho studiato all’istituto Marangoni di Milano, diventandone poi un docente. Ma già al secondo anno da allievo mi arrivò la proposta di uno stage a D.Repubblica.it.

Come sono stati gli inizi?
Ho cominciato nel 2012 con l’attuale direttore di Vanity Fair Italia, Simone Marchetti. Da lui ho capito come approcciarmi alla moda. L’importanza di non prendersi troppo sul serio, fra le altre cose. Ho imparato a conoscere tutto il processo che c’è dietro una sfilata. Poi sono arrivate le altre opportunità da freelance un po’ per intraprendenza mia, visto che avevo progetti da proporre, un po’ per il passaparola che c’è sempre, anche in un mare popolato di squali.

Alta moda, alta tensione.
In un’ora ti giochi 6-7 mesi di lavoro e una sfilata di Chanel può costare 3 milioni di euro: tutto deve andare perfettamente. Ogni volta un minuto prima sembra che niente sia a posto e ogni volta invece tutto funziona a meraviglia. Un po’ come quando bisogna chiudere l’edizione di un giornale.

Un compito che le toccherà presto.
Non vedo l’ora. Durante un giorno di lezione al Marangoni, di per sé un bel giorno perché insegnare mi piace moltissimo, mi è arrivato un messaggio del direttore di Personne Magazine: «Ho bisogno di parlarti, beviamoci un caffè». Era settembre. Abbiamo parlato 2 ore. «Cerco un responsabile per la parte testuale e quella visiva». Conosco tante persone, la mia agenda è un punto di forza: sono stato cercato e ho detto sì. Sono felice. E al lavoro.

Com’è la squadra? Giovane: siamo tutti sotto i 35 anni.

Adrenalina?
A mille: non siamo un quotidiano ma per ogni pubblicazione di moda il last minute è fondamentale.

Dici moda e pensi ai viaggi. Ma in tempi di Covid?
È vero, oggi ogni spostamento è complicato e bisogna sperare che questa sia una situazione passeggera. Prima della pandemia viaggiavo tanto: sfilate a Londra, a Parigi. Tanti incontri stimolanti, per esempio con Stella McCartney.

La figura più interessante che ha conosciuto?
Beh, Giorgio Armani è il numero uno! Spettacolare. E capisci perché è Giorgio Armani, quando lo incontri. Ha ragione su tutto chi ha inventato la giacca destrutturata. L’idea vincente del secolo. E se penso a personaggi interessanti... Penso a Mina. Che direttore artistico sarebbe per il Festival di Sanremo! Il massimo. Le avanza del tempo libero? Sì. Oltre a suonare il pianoforte, mi rilasso con le serie tv: quelle di Ryan Murphy e Shonda Rhimes, Mrs. Maisel come House of Cards, Hollywood, Bridgerton e Ratched; d’italiano direi Diavoli e Suburra. Quando si può, vado per musei. Adoro i talk politici, in questi giorni turbolenti ho seguito la situazione in America: ho studiato a San Diego un anno e mezzo prima di iniziare la Marangoni, amo la California e magari un giorno mi trasferirò lì. Il nuovo presidente Biden dovrà incerottare un’America ferita.

Chi è per lei un’icona della moda, oggi?
Cito chi non c’è più: Franca Sozzani, ex direttore di Vogue Italia. Oggi dico Miuccia Prada. Disperatamente snob, con stile. Il suo stile.

Nel 2023 Brescia sarà capitale della cultura. La moda troverà spazio?
Sì, sono sicuro. Brescia non ha dato i natali a designer famosi ma è sempre stata molto attenta e ha bellissimi negozi: Penelope, per esempio. Ecco, anche lei è un’icona. Se vai a Londra c’è sempre, è riconosciuta da tutti: è così avanti... Meravigliosa, nelle sue scelte di qualità. Brescia è anche gallerie d’arte contemporanea. È un artista di valore assoluto come Francesco Vezzoli, che ho avuto modo d’intervistare; so che si sta occupando di Vittoria Alata. Brescia non trascurerà la moda e coglierà anche in questo senso la chance del 2023.

Un sogno che si avvera. Il suo sogno, adesso, qual è?
Un giorno mi piacerebbe provare a dirigere un magazine oltreoceano. Grande audience, grandi eventi: una dimensione ambiziosa per una sfida entusiasmante.

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