18 febbraio 2020

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09.02.2020

Interviste

«Lou Reed, Jeff
Beck... Al Vittoriale
si può fare cultura»

Viola Costa: bresciana, liceo classico e studi universitari filosofici nel suo curriculum, è direttrice artistica del Festival Tener-A-Mente
Viola Costa: bresciana, liceo classico e studi universitari filosofici nel suo curriculum, è direttrice artistica del Festival Tener-A-Mente

Ama fare. Meglio: costruire. L’immagine di copertina della sua pagina Facebook pare un Lego grazioso e stilizzato come un giardino giapponese. «In effetti viene dal Giappone», dice Viola Costa. «È la costruzione di un bulldog con pezzi di decine di millimetri. Nelle istruzioni consigliano di usare pinzette per le ciglia per unirli. Ma con le mie dita, con pazienza certosina, in 4-5 ore... Amo i cagnolini. E amo i lavori manuali, di precisione». Il gusto estetico appartiene a Viola Costa. Una propensione che si traduce in coerenza nella sua direzione artistica del Festival Tener-A-Mente: al Vittoriale di Gardone Riviera, in un cartellone da sempre di alto livello, si alternano nomi di generi e popolarità differenti ma con un minimo comun denominatore di qualità. Un filo rosso lega Herbie Hancock a Vinicio Capossela: «L’obiettivo è fare cultura attraverso la musica».

L’armonia come stella cometa?

Ma io sinceramente cerco un senso armonico, estetico, anche se preparo una torta di frutta: la disposizione dei mirtilli e dei lamponi va studiata, richiede geometrie. La mia vena più che artistica è geometrica, matematica.

Cosa sognava, da piccola?

Ho cambiato tante idee. Alle medie, ai tempi della Fermi e della Pavoniana, volevo diventare architetto. Ma in prima media quando con la famiglia andavo in vacanza a Riccione, passavo tanto tempo in libreria a cercare edizioni di Nietzsche, Freud, Shakespeare. Non mi spingeva nessuno. Quando scelsi l’Arnaldo mia madre mi chiese se fossi sicura: «Non c’è troppo da studiare? Che ne diresti del diploma come perito aziendale e corrispondente in lingue estere?» Direi di no.

Quindi, liceo classico.

Mi è piaciuto tantissimo. Sono debitrice verso l’Arnaldo, gli ex studenti di questo liceo è come se parlassero una lingua comune, riconoscendosi quando si ritrovano a latitudini diverse. A Milano c’è un liceo per ogni quartiere, a Brescia si arriva all’Arnaldo da tutta la provincia. Ho incontrato professori che mi hanno insegnato a studiare con passione. Grazie a loro so che non è cultura vera, ciò che si studia, se non entra nella tua vita anche quando metti la spesa nel carrello. Ogni volta che mi capita di ritrovare ciò che ho studiato nella quotidianità provo meraviglia, e soddisfazione. Non mi sono mai sentita sola: tengono compagnia, letteratura e filosofia.

Filosofia che poi ha studiata all’università. Altra certezza?

Mamma maestra elementare, papà negoziante di arredamento per bagno: da una parte ho preso il piacere delle letture, dall’altra l’attitudine alla precisione. Ero incerta fra matematica e filosofia, che hanno in comune l’aspetto teoretico. Avevo scoperto un corso interno alla Bocconi: discipline economiche sociali. L’ho frequentato un solo mese ed è un peccato, visto il lavoro imprenditoriale che svolgo oggi mi servirebbe. Ma sono una persona viziata dalla vita.

Cosa intende?

Ho sempre seguito la via che mi piaceva di più, senza progettare a lungo termine. Sostengo l’etica dell’immediatezza. Il mio percorso, se lo riguardo oggi, era evidentemente necessario, nelle sue curve e nelle sua variazioni.

Com’è arrivata al Vittoriale?

La prima volta, era il 2004, avevo una scuola di teatro e un mio allievo era alunno al liceo di un professore che assisteva il direttore artistico di Gardone Riviera, Massimo Chiesa. Fui coinvolta come consulente per la parte della prosa. Quando poi mi sono staccata dal mondo del teatro, ambiente in cui spesso ho riscontrato poca umiltà, mi sono avvicinata alla dimensione musicale.

Era portata per la musica?

Ero negata, stonata come una campana! Ma ho conosciuto Walter Beltrami e mi sono accorta di come la musica possa produrre senso, esattamente come il teatro. Anche se ha un linguaggio che non so codificare, lo posso percepire. Abbiamo creato insieme un’associazione che dall’inizio si occupava di booking e concerti suoi, producendo dischi di musica improvvisata, e ora gestisce il Vittoriale. Io avevo seguito Walter in Svizzera, lavoravamo là anche con artisti americani. Nel 2010 Manuela Corsi disse di proporle un progetto jazz per il Vittoriale. Alla fine di quell’edizione il presidente Giordano Bruno Guerri chiese se ci andava di fare una proposta di gestione del teatro. Walter, il mio socio, era sempre più dedito a progetti all’estero e ha aperto un’altra associazione. Io ero improntata a organizzare eventi.

E così si arriva a 10 edizioni di Tener-A-Mente, compresa la prossima.

Da principio il cartellone era più trasversale. Ci rivolgevamo a un pubblico lacustre, di una certa età. Ma il Garda ha un turismo internazionale, che in generale in villeggiatura non frequenta il teatro. Abbiamo osato di più e l’età media si è abbassata dai 50 ai 40 anni. Eravamo partiti con i Manhattan Transfer, siamo passati a Lumineers e Ben Howard. Tutti sold out.

Il concerto più bello?

Di solito dopo l’inizio devo fiondarmi in ufficio e badare a tante cose pratiche, ma faccio sempre in tempo ad emozionarmi. E mi commuovo spesso. Penso a Lou Reed. Era il suo ultimo tour, era molto affaticato, ma quando è salito sul palco potevi percepire la grandezza del musicista. Trasmetteva energia. Una serata da pelle d’oca. Nominerei anche Jeff Beck: il simbolo del mio gusto, la sua chitarra è come un violino... Meraviglioso.

La sorpresa?

James Morrison. Non è il mio genere, la sua proposta è più commerciale rispetto alla media del cartellone, ma ha dimostrato professionalità e bravura sopra le aspettative. Invece non richiamerei quell’artista che ho scoperto usare basi registrate. Terribile.

Il sogno?

Forse è irrealizzabile: Tom Waits.

Come è cambiato il pubblico?

Dalla provincia arriva il 30 per cento, per il resto si muovono fan da tutta Italia, anche dall’estero. Fan, appunto: il pubblico oggi è molto interattivo e ormai ci ha capito, per il 90 per cento chiede nomi con cui siamo già in trattativa. Il nostro pubblico ci somiglia. Tener-A-Mente ha un’identità.

L’imperativo?

Noi vogliamo essere una possibile soluzione al problema culturale senza scendere a compromessi. Siamo grati al Comune di Gardone Riviera: anche se piccolo fa tutto quello che può. Ma fra contributi pubblici e privati non raggiungiamo il 5 per cento delle spese. Il rischio d’impresa è folle, lo stress pazzesco: la riuscita dipende da mille variabili, dal meteo alle partite di Europei e Mondiali. I numeri contano, la coerenza anche di più. Esiste un pubblico che ha voglia di qualità. Serve una proposta che abbia coraggio. Da 5 anni lavora con me Rita Costa, mia sorella minore. Si occupa di produzione, dietro le quinte. È l’altra metà dell’associazione, vero pilastro del Festival.

Musica, cultura. Altri interessi?

Per anni sono stata abbonata alla Curva Nord del Brescia. Ricordo Ganz e Saurini, i loro gol da Serie A. Era il 1992. Le partite negli anni del liceo, all’università... Tifo ancora, e torno a seguire tanto lo sport quando gioca l’Italia. Mi dedicavo tanto ai gatti, dopo aver fondato a 23 anni la mia scuola di teatro ospitavo tanti randagi. Poi sono passata dai gatti ai cani. Uno, mascotte del Festival, è mancato a ottobre. Considerato anche l’amore di d’Annunzio per i cani al Vittoriale abbiamo 16 posti-zampa, con cucce e ciotole. Anche loro sono benvenuti.

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