19 giugno 2019

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11.11.2018

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«Magalli, Baudo, Fiorello:
ecco la Rai raccontata da noi»

Le sorelle Laura e Silvia Squizzato: nate a Brescia il 17 febbraio 1975, giornaliste televisive, hanno girato film e scritto libri
Le sorelle Laura e Silvia Squizzato: nate a Brescia il 17 febbraio 1975, giornaliste televisive, hanno girato film e scritto libri

Da piccole restavano a bocca aperta davanti alle evoluzioni di Heather Parisi. Negli anni dell’«Aboccaperta» di funariana memoria, nel cuore degli anni Ottanta, due gemelline bresciane potevano soltanto sognare che un giorno quella scatola magica chiamata tivù le avrebbe convocate nella sua Nazionale maggiore. Mamma Rai: da abbondanti dieci anni la casa di Laura e Silvia Squizzato. Bresciane arnaldine, giornaliste e conduttrici. Un fenomeno di continuità negli studi della televisione di Stato. E per resistere alle tempeste, su una simile nave ammiraglia, servono basi solide. A fare sul serio, le Squizzato, hanno cominciato presto. Ovviamente in tandem. «Già da piccole - ricordano raccontandosi da Roma - ci siamo impegnate con la ginnastica artistica. Volevamo fare danza classica, ma non abbiamo mai pensato Da grandi faremo le ballerine. Ci allenavamo al Piamarta in via Cremona, siamo cresciute con gli insegnamenti di Lyda Bianchi. Poi siamo andate avanti fino agli anni dell’Università Cattolica senza mollare».

Doppio binario per due: mai soltanto la scuola; prima lo sport, poi il lavoro.
Tanto lavoro, sì, già come pensiero di fondo. Abbiamo sempre fatto squadra, facendoci forza l’una con l’altra. E abbiamo sempre condiviso l’idea di non perdere tempo.

Fa molto bresciano.
Ne siamo fiere. Ci riconosciamo assolutamente nel concetto di brescianità. In tante cose, anche adesso che siamo romane nella quotidianità. Ci manca di più di un tempo Brescia e torniamo sempre volentieri, non solo perché abbiamo la famiglia, nostra sorella Elena. È bello trascorrere la Vigilia con il gruppo di amici di sempre. Bello trovare la città migliorata, diversa. Meno industriale, più culturale.

Che ricordo avete degli anni del liceo?
Abbiamo fatto il classico, all’Arnaldo, nella G. Un’esperienza stupenda, che rifaremmo 100 volte. E non a caso poi sono arrivate una laurea in Lettere antiche e la professione di giornaliste. Quello che volevamo, da sempre: il giornalismo.

A casa eravate incoraggiate?
Sì, anche se volevamo seguire una strada nuova per la famiglia. Madre insegnante elementare, Giuliana, padre attivo in ambito commerciale, Fernando. Grazie a lui ci siamo avvicinate al mondo giornalistico: seguiva la pallavolo femminile, la Smv che da squadra parrocchiale era approdata alla Serie B. Bisognava raccontarla, così abbiamo cominciato a scrivere articoli proprio su «Bresciaoggi». Ci siamo iscritte all’Ordine dei Giornalisti da pubbliciste e nel 2007 siamo diventate professioniste. Abbiamo fatto tante cose, per trasformare il sogno in realtà. Lavorando in televisione, i primi tempi a Teletutto.

Poi è arrivata Telelombardia.
Subito dopo la laurea. Telelombardia cercava una figura come corrispondente: ne ha prese due al prezzo di una. L’affare è stato reciproco.

Sei mesi di lavoro da Brescia e il gioco era fatto: trasloco a Milano, prima per Laura, poi per Silvia. Un trasferimento-svolta.
Pensare che all’inizio l’una era convinta che a mandare il curriculum fosse stata l’altra! Cercavano un collaboratore fra gli iscritti all’Ordine, hanno chiamato a casa, su un numero fisso, e abbiamo risposto al volo. La verità è che nella vita ci vuole fortuna, bisogna che si crei l’occasione, ma se stai fermo nella vita non succede niente. Magari una novità non sai da che parte arriva, ma in realtà sei tu che muovi le cose. La fortuna capita a chi si dà da fare. Così siamo riuscite ad arrivare in Rai. Per due gemelle farsi notare è più facile, ma devi saper lavorare.

«Insieme sul due», «Mezzogiorno in famiglia», «I fatti vostri»: a quale trasmissione siete più affezionate?
In 12 anni di Rai abbiamo cambiato spesso tipologia di trasmissione, perché siamo eclettiche. Siamo particolarmente legate a «Vivere il mare», che conducevamo con Gianluca Genoni. Siamo entrate il primo anno in sostituzione; l’anno successivo, con il ritiro di Puccio Corona, l’abbiamo condotta. C’era un gruppo di autori fantastico, siamo state fortunate: siamo entrate in Rai la domenica sera dalla porta principale, per un viaggio che ci piace. L’Italia meravigliosa. Con «Insieme sul due» siamo tornate in studio, dopo una trasmissione itinerante. In precedenza eravamo state in «Aprirai», in onda su 3 reti. Ci occupavamo del mondo Rai.

Così avete ottenuto il premio nazionale di giornalismo della carriera, a Sulmona nel 2008.
E così abbiamo conosciuto tutti.

Quali professionalità vi hanno conquistato?
Magalli è una presenza costante, lo citiamo sennò si offende! Scherzi a parte: tutti hanno paura delle sue battute, sagaci e intelligenti. Fiorello ha suonato e cantato per noi. Persona attentissima, disponibile. Pippo Baudo l’abbiamo intervistato diverse volte e ogni volta pensavamo di doverci ripresentare, ma lui un giorno ci ha spiazzato: So tutto di voi. Segue tutto, conosce tutti. Aggiornatissimo. Poi Michele Guardì, grande storico della tv che ci ha fatto apprezzare il grande valore della Rai. Qui siamo felici di reinventarci. Adesso dopo anni di territorio, enogastronomia e turismo, siamo tornate ad occuparci di cronaca e attualità.

Quando guardate la tv da spettatrici, qual è la trasmissione preferita?
Sinceramente quando siamo a casa preferiamo staccare: ci dedichiamo a teatro e cinema.

Il cinema l’avete anche fatto: «Gianni e le donne» di Gianni Di Gregorio, «Com’è bello far l’amore» di Fausto Brizzi. E avete scritto due libri: «I nostri dolci light», di cucina, e «Doppia vita», dal vostro blog. Sempre in coppia.
Sì, abbiamo chiesto alla Mondadori di tenere nel titolo del libro il nostro marchio. Non si risolve la professionalità in questa caratteristica, ma certo l’unione fa la forza. A Milano, a Roma, è stato bello ma non facile: nel nostro ambiente la slealtà c’è, gli sgambetti pure. In due si può resistere in piedi. E ci si abitua alla curiosità della gente. Quando stavamo per cominciare in tv ci dissero Ora vi fermeranno per strada. Noi sorridemmo: Veramente ci fermano già... Adesso a Roma per la prima volta andiamo a vivere in due case diverse: abbiamo preso due appartamenti. Ma restiamo vicine: scala A, scala B.

Tante dirette insieme: un aneddoto?
Ci è capitato un ospite nervosetto, un politico, che si è irritato per il ritardo in scaletta e dopo 5’ se ne è andato. Abbiamo dovuto riempire uno spazio di 12’ in onda. È andata bene. Poi una volta, per «Mezzogiorno in famiglia», in un paese in festa, mentre conducevamo una signora ha sgomitato per rubarci lo spazio: «Scusate, non riesco a farmi vedere dalle telecamere». L’abbiamo abbracciata.

Avete un sogno? O due?
Due: condurre in una trasmissione nostra, magari uno dei format che abbiamo immaginato per noi, e realizzare il film di cui abbiamo scritto soggetto e sceneggiatura. Ma scriviamo anche separatamente.

Silvia?
Un romanzo.

Laura?
Un manuale sui rapporti interpersonali.

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