16 ottobre 2019

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15.09.2019

Interviste

«Miss Italia mi ha
scioccato e deluso
La gioia è in famiglia»

Giada Pezzaioli: modella, conduttrice e imprenditrice, è nata il 2 novembre 1993. Monteclarense d’origine, leccese d’adozione
Giada Pezzaioli: modella, conduttrice e imprenditrice, è nata il 2 novembre 1993. Monteclarense d’origine, leccese d’adozione

Avevano ragione gli antichi. Nomen omen. Giada come una pietra preziosa, brilla di luce propria anche quando tutt’intorno è caos. E niente si avvicina al concetto di confusione totale quanto il concorso di Miss Italia (tempi stretti, classifiche stravolte, programmi che cambiano in corsa). Giada Pezzaioli da Montichiari, 25 anni di fulgida bellezza e linguaggio tanto impeccabile da farla sembrare ad ogni esternazione una docente di lettere, lo scettro non l’ha avuto, ma ci è andata molto vicino. Quarto posto: un motivo d’orgoglio dopo una selezione fra migliaia di partecipanti; una ragione d’inquietudine se si pensa a come il quarto posto è maturato nella finale di Jesolo: la vincitrice (Carolina Stramare) bocciata dal voto popolare e ripescata dalla giuria dopo l’eliminazione, il tentativo di Martina Colombari di rimetterla in gioco rintuzzato sul nascere. Eppure Giada era la favorita dei bookmakers (che difficilmente sbagliano, in questi casi). Fisico slanciato - è alta 1,81 - e portamento da modella, occhi color verde-turchese, capelli castani, il sorriso folgorante. Miss Puglia bresciana, perché a Lecce s’è trasferita per amore, fiera del percorso compiuto in gara ma al tempo stesso delusa: «Non mi è stata data la possibilità di esprimermi».

Giada, per la prima volta quest’anno le concorrenti di Miss Italia non hanno potuto aprire bocca: era stato stabilito così?

In realtà, no. Anzi. Avevamo fatto prove e riprove per i nostri interventi e tutto lasciava pensare che durante la diretta ci saremmo potute esprimere.

Arrabbiata?

Arrabbiatissima. Profondamente delusa. Un’amarezza che probabilmente non troverà sfogo e voce.

Su queste colonne sì.

Lì invece non mi è stata data l’opportunità di parlare. E non è mai stato così, a Miss Italia. Noi finaliste dovevamo avere un minuto ciascuna, da sfruttare come preferivamo per una breve performance, così che pubblico e giuria potessero valutare anche il nostro talento.

Lei cos’aveva scelto?

Un monologo. Ci tenevo perché per me il senso era quello: avevo deciso di partecipare a Miss Italia perché pensavo consentisse di proporsi al mondo dello spettacolo attraverso una corsia preferenziale, se hai qualcosa da dire. Certo, bisogna averne l’occasione.

Invece.

Invece mi sono sentita considerata come una figurina. A me la rabbia non scende perché alla fine questo concorso si è dimostrato retrogrado. Non in linea con i valori che professa, sulla carta, Miss Italia. Nei 12 giorni fra Mestre e Jesolo si è parlato tanto del ruolo della donna. Siamo anche state spronate a fare un flash-mob sui diritti della donna. Ma quali diritti... È una vergogna.

Il quarto posto comunque è un bel risultato.

Magra consolazione. Ero la favorita: mi vien da pensare che la scelta di non farci parlare probabilmente non è stata casuale. Se a noi finaliste avessero dato quell’opportunità, le cose sarebbero andate diversamente.

Da bambina sognava un futuro da Miss?

No: volevo diventare mamma, avere una casa con princìpi autentici come quella messa in piedi dai miei genitori.

Che lavoro facevano?

Mio papà Fabio tecnico sanitario, mia mamma Sonia infermiera. Entrambi monteclarensi. Non mi sono mai discostata dal loro esempio. Sempre la testa sulle spalle.

Sempre bene a scuola?

Sì. Ho frequentato il liceo linguistico, il Don Lorenzo Milani di Montichiari, con una predisposizione per le materie umanistiche. Detestavo la matematica, la fisica. Ho avuto la fortuna di avere insegnanti che mi hanno fatto amare la letteratura. Mi sono iscritta a lingue e letteratura straniera all’Università del Salento, a Lecce. Mi mancano 4 esami: progetto congelato per forza di cose, perché dopo tanti anni di fidanzamento ho sentito il desiderio fortissimo di diventare mamma. E mi è scattato un ulteriore meccanismo mentale quando è nato Enea, che adesso ha 2 anni.

Un nome importante.

Dalle letture di Virgilio è arrivata l’idea. E poi volevo attribuirgli un nome che non fosse storpiabile.

L’università?

La riprenderò in mano non appena mi sentirò un po’ più tranquilla. Ho sempre amato frequentare le lezioni, ma adesso la priorità è Enea.

A chi somiglia?

È un misto, oltre che un bel peperino. Ha i miei lineamenti, ma è moro e ha gli occhi neri come il papà.

Giovanni Conversano, l’ex tronista oggi imprenditore che l’ha conquistata da tempo.

Diciamo che mi ha rubato il cuore. Giovanni è il mio primo alleato. Al di là di quello che può passare in televisione, io ho avuto la fortuna di conoscere la sua vera essenza. Spesso indossa uno scudo che cela sofferenze e turbamenti, ma nessuno lo conosce realmente. Tranne me. Forti del nostro sentimento, abbiamo progetti comuni.

Cosa sogna?

Mi vorrei affermare come conduttrice, come in passato a Telenorba. Il fatto che diventassi mamma pareva un problema. Nella nostra cultura si parla di diritti solo per raccogliere consensi, ma la donna è penalizzata in tutto e per tutto. Io non mi scoraggio e con Giovanni sto organizzando eventi importanti a Lecce. «Esteticamente in fiera», a fine aprile, e «Salento sposi», in 7 tappe da settembre a febbraio. Sono entusiasta anche perché portare avanti iniziative in Salento è bellissimo.

Il Salento per lei è?

Un mix esplosivo. Sono innamorata della terra, del clima, del mare, dei colori, del profumo della tavola. È una terra affascinante, ricca di musica, abitata da persone fantastiche. Lo zio di Giovanni, per esempio, Luigi Tramacere: medico condotto acculturato, ha contribuito tanto a farmi amare la cultura salentina. Raccontandomi il perché delle tradizioni mi ha aiutato a conoscerle a fondo.

Il legame con Montichiari sopravvive?

Certo. Credo che nel mio carattere, nella mia natura ci siano radici nordiche. Il mio modo di essere tutta d’un pezzo appartiene, se vogliamo, alla cultura del nord. Negli anni sono cambiata tanto, ho affinato la mia mentalità. Ho conosciuto a fondo la mia cultura d’origine, ne ho appresa e apprezzata una differente. Mi sento una persona decisamente migliore. Basta che mi facciano esprimere.

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