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A settant'anni dalla battaglia

08.01.2013

Il mistero dei soldati mai più tornati a casa

Priginionieri in un lager sovietico nel 1941
Priginionieri in un lager sovietico nel 1941

Negli anni successivi alla fine del conflitto ancora molti italiani erano tenuti prigionieri. Dopo gli ultimi rimpatri, avvenuti nel 1946 (a luglio rientrarono oltre 600 ufficiali), secondo i dati inviati a Stalin e Molotov dalla direzione dei lager, al 1° marzo 1947 nell'Urss erano reclusi 47 prigionieri di guerra e internati italiani. Uno di essi morì nel settembre 1947; un altro, Dell'Aglio, fu certamente rimpatriato quello stesso anno; 16 furono rimpatriati nel 1950; dunque nel '50 in Unione Sovietica dovevano esserci ancora 29 prigionieri italiani. Viceversa, secondo due documenti del ministero degli Interni sovietico, al 1° marzo 1952 erano stati censiti 25 prigionieri italiani (di cui 10 ufficiali e 15 fra soldati e sottufficiali), più un internato. Tutti e 26 erano indicati come «condannati». (Si deve perciò presumere che tre prigionieri italiani morirono fra il 1950 e il 1952). Dei 26 ancora presenti nell'Urss nel 1952, 13 (compresi i tre generali Battisti, Pascolini e Ricagno) furono rimpatriati nel 1954, dopo la morte di Stalin, pertanto ignoriamo identità e sorte dei restanti 13.  Con quali motivazioni i russi li costrinsero alla prigionia? «La maggior parte dei trattenuti si trovò imputata di spionaggio e crimini di guerra. In molti casi non vi fu neppure un processo; o, se vi fu, fu un processo farsa, con soli testimoni civili russi, che sembrano ricordare l'epoca delle purghe. I processi contro i cosiddetti 'criminali di guerra' si celebrarono fra il 1948 e il 1950 al tribunale militare di Kiev, e si conclusero con condanne che variavano dai dieci ai venticinque anni di lavori forzati per attività antisovietica. Dopo la morte di Stalin, il 5 marzo 1953, il Presidium del Soviet supremo emanò un decreto amministrativo che autorizzava la liberazione di 2.219 cittadini stranieri, condannati dai tribunali militari dell'Urss e all'estero (in Germania, Austria e Ungheria). Il rimpatrio dei prigionieri liberati prese il via nell'ottobre del '53. I prigionieri dell'Armir, condannati sotto il regime staliniano dai tribunali sovietici per crimini di guerra, poterono tornare in Italia soltanto nel 1954, dopo ben dodici anni di prigionia». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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