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A settant'anni dalla battaglia

28.01.2013

Nikolajewka, folla immensa
per l'«abbraccio» ai reduci

Brescia. Lo sguardo dei «veci», la loro emozione, gli occhi lucidi, gli applausi per chi ha vissuto sulla propria pelle la terribile campagna di Russia. È l'immagine più bella della sfilata che ha concluso i festeggiamenti per il 70esimo anniversario della battaglia di Nikolajewka e che ieri ha attraversato il centro storico colorando la mattina con musica, bandiere tricolori e migliaia di penne nere. Il corteo, partito da piazzale Arnaldo e terminato in piazza Paolo VI, ha rappresentato la degna conclusione del ricco programma organizzato dall'Ana di Brescia. Davide Forlani, presidente delle penne nere bresciane, l'ha ribadito: questa potrebbe essere una delle ultime volte in cui i reduci sfileranno - molti di loro hanno più di novant'anni -, ma non verrà mai meno la volontà di celebrare il sacrificio di chi non è «tornato a baita». LA MATTINATA è iniziata prima delle nove, quando centinaia di alpini si sono ritrovati in piazzale Arnaldo. L'entusiasmo, la simpatia e la disponibilità tipiche degli alpini si mischiavano con l'inconfondibile profumo di vin brulè, immancabile compagno di viaggio delle penne nere, e con le note delle varie fanfare presenti. Verso le dieci è cominciata la cerimonia, quando il labaro dell'Ana nazionale, il gonfalone del Comune di Brescia, la bandiera di guerra del V reggimento e il comandante delle truppe alpine sono stati onorati dai labari alpini provenienti da ogni parte d'Italia e da tutte le sezioni bresciane.  Da qui il corteo è partito alla volta del Duomo, con in testa la fanfara della Julia. Subito dietro c'erano le autorità cittadine - il sindaco Adriano Paroli, il suo vice Fabio Rolfi, il prefetto Narcisa Brassesco Pace, l'ex presidente della Provincia Alberto Cavalli e l'assessore provinciale Aristide Peli - e militari, seguiti dai gonfaloni delle associazioni d'arma. I labari delle tre sezioni provinciali - Brescia, Valcamonica, Monte Suello -, accompagnati dai rispettivi presidenti, precedevano quelli di altre città e province vicine e lontane, e subito dietro migliaia di alpini. Ma i veri protagonisti sono stati i «veci», i reduci tornati dal gelo della Russia: trasportati con i mezzi militari, sono stati sommersi dagli applausi dei tanti che li attendevano ai bordi delle strade e in piazza. Davanti al Duomo gli alpini si sono disposti di fronte al palco da cui le autorità hanno portato il loro saluto. «In questa piazza ci fu il primo abbraccio con i rappresentanti della popolazione russa, che diede il via ad una lunga amicizia», ha ricordato Forlani, rivolgendosi poi ai reduci: «Per voi, e per chi non è tornato, continueremo a ricordare: siete la nostra bandiera, la nostra forza». «Che emozione, e che voglia di riproporre un'adunata nazionale qui a Brescia - ha commentato Paroli -. Dall'esperienza russa sono tornati grandi uomini che ci hanno insegnato a coniugare l'eroico ed il quotidiano. L'amicizia con Nikolajewka è forte, da consacrare con un gemellaggio». Il prefetto si è detta «orgogliosa di rappresentare una Repubblica che voi reduci avete contribuito a creare: davanti agli alpini mi sento sempre molto piccola», mentre il comandante delle truppe alpine, Alberto Primicerj, ha ribadito «la fierezza nel portare questo cappello, simbolo di speranza, solidarietà e progresso». La conclusione è stata affidata a Corrado Perona, presidente nazionale Ana: «L'amicizia con il popolo russo è il patto più bello, in un mondo che va controcorrente: dobbiamo volerci bene! Lo dobbiamo ai nostri reduci, che hanno trasformato l'Ana portando l'amore e dando vita al nostro motto: “Onorare i morti aiutando i vivi"».

Manuel Venturi
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