20 maggio 2019

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La Leonessa

22.02.2019

Se il processo a Lancini
manda in tilt la giustizia

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La giustizia ha le sue ragioni che la gente comune non conosce. E anche se la legge non ammette ignoranza, l’impressione del profano dei testi sacri del tribunale è che sul processo all’ex sindaco di Adro per turbativa d’asta si sia consumato un doppio corto circuito. La sentenza di condanna di primo grado per nove imputati era stata annullata in appello perché il collegio dei giudici non si era ritirato in camera di consiglio prima della lettura della sentenza. Una svista procedurale quella dei giudici di primo grado, un vizio formale, d’accordo, che tuttavia aveva ridato voce al partito della «giustizia a orologeria» e del processo «politico». Ora è arrivato il nuovo colpo di scena: anche il processo di primo grado bis deve ripartire da capo. E saranno «rigiudicate» anche le dodici persone già assolte. Oltre alla certezza della pena, a questo punto sarebbe il caso di invocare anche la certezza della sentenza.

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Depuratori, discariche e l’ipocrisia del Garda
Chiamatela pure Piccola
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Il piano cave e quelle
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I costi dell’accoglienza
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