18 settembre 2019

Cultura

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11.09.2019

Ai piedi del Baldo c’era un «tesoro» per il monastero

La storia è sempre stata per alcuni un «osso duro». Giuliano Sala, professore di Lettere a Caprino, oggi in pensione, lo sa e ha dedicato il suo ultimo lavoro, «Carte caprinesi - Dall’archivio del monastero di San Zeno di Verona (1088-1309)», di Cierre Grafica, ai suoi «studenti caprinesi, soprattutto a quelli ai quali non ho saputo far amare la storia». In effetti amarla nel suo modo, così meticoloso e preciso, è davvero per pochi. Ma sapranno apprezzare queste 134 pagine ricchissime di notizie. Da sempre senza cellulare, ostico alle nuove tecnologie, Sala consegna uno «strumento di conoscenza» restituendo «un passato nel quale ci identifichiamo; un’eredità che vogliamo conservare e a nostra volta trasmettere», scrive nell'introduzione Massimo Tinelli, presidente della società degli Ex Originari di Pesina. «Nell’era digitale, del tempo che fugge e ci si affanna nel fare le cose perché si ha sempre fretta, questo lavoro riporta a una dimensione più umana, dove quanto conta è innanzitutto un’amorevole pazienza nell’accostarsi al passato nel tramite di vecchie, dimenticate pergamene», di cui vediamo foto, «riprese dall’archivio del monastero di San Zeno di Verona, che, decifrate, lette e, infine, trascritte, si mostrano ora rigenerate, perfino attuali». Tale operazione «si qualifica in una serie di annotazioni di carattere storico, raccontandoci il territorio, la società, l’economia, la vita dei nostri antichi progenitori nelle nostre belle contrade dall’anno Mille fino agli inizi del secolo XIV». Aggiunge Pierpaolo Brugnoli nella presentazione: «Il territorio di Caprino ha rivestito fin dal primo Medioevo un particolare interesse per il monastero di San Zeno; attento soprattutto ai pascoli delle pendici del Baldo: qui aveva ottenuto importanti concessioni da re e imperatori, instaurando una complessa rete di relazioni, anche conflittuali, con le comunità locali. Si tratta di una presenza che ha segnato fortemente lo sviluppo dell’area e che ci è nota principalmente da una documentazione notarile che lo stesso monastero ha prodotto e conservato lungo i secoli». Su di essa Sala si concentra «attraverso una puntuale trascrizione di pergamene e di estratti da registri zenoniani, in un arco temporale che si estende dal 1088 al 1309, corredata di note introduttive, di ampi regesti e di indici che aiutano a meglio comprendere i dati storici». Così, anche se ci troviamo di fronte a documenti originariamente volti a regolare rapporti economici, centrati prevalentemente sulla gestione di fondi agricoli, attraverso questi si può cogliere l’evoluzione delle strutture della società locale. Oltre a una prevalente economia agricola, in cui continua ad avere peso la sfruttamento di pascoli e boschi, emerge lo sviluppo di attività legate alla trasformazione dei prodotti e alla formazioni di élite rurali...». Il lavoro si propone come prosecuzione di altri simili tra cui i «brevia recordacionis del monastero». La «documentazione perlopiù inedita», precisa Sala, è «di difficile consultazione per chi non abbia dimestichezza con la paleografia medievale. Si rivolge allo studioso locale, ma anche al semplice appassionato, al lettore occasionale». E aggiunge: «Ognuno ne farà l’uso che vorrà». Il libro si trova in cartolibrerie di Caprino e Bardolino (14 euro). •

Barbara Bertasi
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