26 novembre 2020

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27.10.2020

Amava le abbuffate di cibo e pallone Con Vianello sfidava Rascel in campo

Sul manifesto di «Ultimo minuto» di Pupi Avati, con Diego Abatantuono
Sul manifesto di «Ultimo minuto» di Pupi Avati, con Diego Abatantuono

Le sue grandi abbuffate non erano soltanto a tavola. Ugo Tognazzi aveva un amore smisurato per il calcio ed era divorato dalla passione per il Milan (ma tifava pure Cremonese, la squadra della sua città) fin dal battesimo, quando un socio in affari del padre, che lui ha sempre chiamato zio, davanti all’esterrefatto celebrante gli legò un nastrino di color rossonero ai testicoli: «E se nascevo femmina?». Nel film Romanzo Popolare l’operaio Giulio, il Basletti, che aspetta in grazia la domenica per vedere il Milan, altro non è che un’interpretazione di se stesso. E non sorprende che uno dei suoi più grandi fan sia un calciatore, Michele Arcari, portiere passato alla storia per il record di imbattibilità nel Brescia, 907 minuti tra il 2011 e il 2012, e quando superò il mitico Bepi Peruchetti, fermatosi a 750, uno dei primi messaggi di congratulazioni gli arrivò da Gianmarco Tognazzi, uno dei figli del grande attore. NELLA SUA CASA di Annicco, in provincia di Cremona, del grande Ugo Arcari tiene tutti i dvd dei film, le locandine dei capolavori che hanno fatto la storia del cinema italiano, i libri di cucina. Il giorno di Santo Stefano del 2007, con 4 amici, ha festeggiato l’addio al celibato da «Benito al bosco», a Velletri, il ristorante preferito dall’attore. E saputo che 5 ragazzi venivano da Cremona accomunati dalla passione per l’interprete del Conte Mascetti in Amici Miei, il titolare aprì loro le porte di casa Tognazzi. Ugo condivideva l’ossessione per il calcio con Raimondo Vianello. Quando si trattava di scegliere i ballerini per le tournée teatrali, Tognazzi e Vianello davano l’okay solo se sapevano giocare a calcio. Per la disperazione dei coreografi, non serviva avere fatto la scuola alla Scala di Milano ma sapere dribblare e calciare. Il loro corpo di ballo magari non era il migliore nella danza, però vinceva spesso nelle sfide tra compagnie. A Tognazzi e Vianello interessava solo quello. E una volta, per affrontare la compagnia di Renato Rascel, Tognazzi ingaggiò un ex portiere del Monza. Rascel, sospettosissimo, prima della partita entrò nello spogliatoio della squadra di Tognazzi e vide l’ex portiere che si spacciò per un orchestrale; gli fece allora una domanda musicale cui poteva rispondere solo chi era del mestiere. La risposta del falso orchestrale, «io suono a orecchio», piacque talmente a Rascel che lo lasciò giocare. E perse la partita per le prodezze dell’ex numero uno del Monza, con gioia incontenibile di Ugo. Tognazzi in gioventù aveva giocato proprio da portiere. Era lo Zamora di Porta Vittoria, dal nome del leggendario numero uno spagnolo degli anni ‘30 che si diceva ipnotizzasse gli attaccanti avversari. Nelle partite tra attori si esaltava quando c’era il pubblico e sui tiri impossibili. Su quelli facili, spesso restava fermo e prendeva gol. E alla richiesta di spiegazione dei compagni, arrabbiati: «Ma io mi devo impegnare per un tiruzzo del genere?». Come Vianello, presidente fondatore-allenatore-giocatore della Samo (omaggio alla moglie Sandra Mondaini), anche Tognazzi aveva una sua squadra, la Bonizzoni Calcio, dal nome del centrocampista del Milan Luigi Bonizzoni ribattezzato Cina, che a più riprese tra gli anni ‘50 e ‘60 allenò il Brescia. Una delle ultime interpretazioni di Tognazzi nel 1987 è quella di Walter Ferroni, il direttore sportivo di un club di Serie A alle prese con problemi finanziari, piccoli imbrogli ma anche tanta passione che nel finale lo porterà a scoprire il talento che segnando all’ultimo minuto (il titolo del film) salverà la squadra. La grande abbuffata finale di pallone sul set. •

Vincenzo Corbetta
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