23 ottobre 2020

Cultura

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25.09.2020

Amore e «Gelosia» Baresani racconta il suo lago di Garda

La scrittrice Camilla Baresani
La scrittrice Camilla Baresani

Il dubbio e il tormento, tre personaggi, il lago di Garda. Questo il solco narrativo di «Gelosia» (La nave di Teseo, 2019), libro che Camilla Baresani presenterà questa sera alle 20.30 a Sirmione, in piazza Carducci (in caso di pioggia a palazzo Callas). Nata a Brescia, dopo aver lavorato per molti anni in un villaggio turistico sul Garda ha deciso di ricreare le vite di quelle persone che ha osservato e ascoltato per tanto tempo. «Gelosia» è la storia di un triangolo amoroso ambientato tra Desenzano, Milano e Anacapri, in cui Antonio, la moglie Bettina e l’amante Sonia vivono un rapporto tossico, patologico. Dai tempi dell’università a poco prima dei quarant’anni ha lavorato nel mondo del turismo gardesano, quando e da cosa è venuta alla luce la scrittrice che c’è in lei? Era il mio sogno e sono sempre stata una lettrice appassionata, non ero soddisfatta del mio lavoro e con molto coraggio e poche speranze ho deciso di provarci. Ho lasciato il mondo del turismo solo dopo la pubblicazione del mio secondo libro: la persona più stupefatta del successo ottenuto sono proprio io. «Non è facile uccidere»: queste le prime parole del romanzo. Quanto questa frase è legata ai fatti di cronaca a cui ormai siamo abituati? Sì, è un attacco quasi ironico. L’omicidio a seguito di una colluttazione è troppo spesso percepito come «cosa facile» ed è invece tragico, crudele e complesso: volevo stimolare questa riflessione. Il racconto è ambientato tra il 2007 e il 2017. Il periodo che ho scelto è quello della regressione, della crisi economica e dell’incertezza: sono molte le assonanze con i giorni nostri. Avrei intensificato lo stato di angoscia dei personaggi e cambiato alcune dinamiche se avessi scelto il lockdown, che in un triangolo amoroso di sicuro avrebbe accentuato la gelosia e la possessività. Un triangolo amoroso raggelante mentre lo si legge ma anche molto comune, come spiega questo contrasto? Perché tutti abbiamo un’idea di famiglia perfetta che non esiste, le vite sono complicate. Il tradimento è una realtà ed è anche una questione biologica, sopra a questo ci sono l’educazione, il rispetto e le norme di buon costume. Bettina è una donna indipendente, cresciuta senza il padre, Antonio un narcisista. Lei ama il suo lavoro e vuole costruire a tutti i costi una famiglia. Antonio? La nostra è una società fondata sull’autocompiacimento e che spesso rifiuta di guardare in faccia la realtà di chi si è davvero. La storia è uno specchio in cui chi avrà il coraggio potrà riflettersi per trarne qualche spunto benefico. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Silvia Avigo
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