19 settembre 2020

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07.08.2020

ARMINIO, L’ARTE DEL «PAESOLOGO»

Franco Arminio: porterà il suo contributo di esperienza e poesia alla rassegna intitolata «Oro in bocca»Il «paesologo» prima di partire per un (altro) lungo viaggio: domani e dopodomani sarà nel Bresciano
Franco Arminio: porterà il suo contributo di esperienza e poesia alla rassegna intitolata «Oro in bocca»Il «paesologo» prima di partire per un (altro) lungo viaggio: domani e dopodomani sarà nel Bresciano

Un fine settimana dedicato alla scoperta del paesaggio. Un paesaggio col quale entrare in dialogo, in uno scambio serrato reso possibile dalla contemplazione e dalla poesia, vero filo sotterraneo capace di ricucire il rapporto tra l’uomo e la natura. Proseguono gli incontri di «Oro in bocca», la rassegna promossa dalla Fondazione Provincia di Brescia Eventi in collaborazione con le Comunità Montane di Valle Camonica, Valle Sabbia, Valle Trompia e del Sebino Bresciano, che domani e domenica ospiterà due incontri con il poeta e «paesologo» Franco Arminio, autore di grandi successi come «L’infinito senza farci caso», «Resteranno i canti» e il recente «La cura dello sguardo. Nuova farmacia poetica». Una doppia data che partirà sabato in Valle Trompia, con ritrovo al parcheggio del Maniva alle 9 per camminare fino all’anfiteatro naturale, mentre il giorno successivo ci si sposterà in Valle Sabbia alle 8.30, con partenza da Livemmo di Pertica Alta per arrivare al Prato della Malga Casine (prenotazioni.oroinbocca@gmail.com). NEGLI ANNI quella di Franco Arminio è diventata la voce poetica dell’osservazione dei luoghi, degli scorci quotidiani, dei panorami dei borghi dimenticati che diventano a tutti gli effetti il soggetto delle sue liriche, inseguendo la bellezza dei paesaggi. «Amo incontrare i luoghi nei quali non sono mai stato - racconta Arminio -. È sempre una scoperta, così come lo sono le persone che abitano quei luoghi. Ogni giorno si scopre qualcosa di nuovo, l’Italia è la nazione delle differenze: ovunque vada, trovo qualcosa di nuovo rispetto al giorno prima. Per fortuna nella nostra epoca resistono ancora le differenze». Un’esplorazione, quella di Arminio, che riprende dopo mesi difficili. «Vivo in un piccolo paese che è stato poco toccato dal virus. Ho sofferto soprattutto pensando al dolore di una morte che non può avere il funerale che meriterebbe. Mi ha colpito constatare che la gente era preoccupata nel salvare la propria vita, ma non c’era una vera partecipazione per il dolore delle zone più colpite. Non mi è piaciuta questa sorta di assenza di partecipazione al dolore degli altri». Immergersi nella natura potrà forse diventare l’occasione per ripensare la società, per rifondarla. «Molte persone hanno avuto modo di riposizionarsi, c’è stato tanto tempo per riflettere sulla propria vita. Nei giorni dell’isolamento, nonostante gli oltraggi compiuti dalla specie umana, la natura si è ripresa degli spazi: il virus era tutto umano, non ha intaccato né gli animali né gli alberi. La natura si è dimostrata viva, non siamo riusciti ancora a tramortirla del tutto. Dobbiamo andare verso una nuova alleanza con gli animali e le piante». Un nuovo patto, scritto anche con l’inchiostro della poesia. «Oggi non si può fare un lavoro poetico lontano dal tema ambientale. La terra è in pericolo e il compito di ogni essere umano è curarla. Il ruolo della poesia è importante, vedo dei segnali positivi e spero possa crescere sempre più. È un segnale di grande cambiamento, perché la poesia non è mai stata considerata centrale nella nostra società. Questo è il momento per farla diventare popolare, vicina alle persone e al pianeta». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Stefano Malosso
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