25 maggio 2020

Cultura

Chiudi

20.05.2020

«ART DRIVE-IN»
BRESCIA INNOVA

Massimo Minini: bresciano, aprì la sua galleria nel 1973 AGENZIA FOTOLIVEI Litfiba, Ghigo Renzulli e Piero Pelù, immortalati da Giovanni Gastel per «Rolling Stone» nel 2015«Untitled»: una scultura di Gabriele Picco, poliedrico artista bresciano classe 1974La statua equestre dello Zenith  che era stata collocata da Mimmo Paladino in piazza Vittoria   FOTOLIVE
Massimo Minini: bresciano, aprì la sua galleria nel 1973 AGENZIA FOTOLIVEI Litfiba, Ghigo Renzulli e Piero Pelù, immortalati da Giovanni Gastel per «Rolling Stone» nel 2015«Untitled»: una scultura di Gabriele Picco, poliedrico artista bresciano classe 1974La statua equestre dello Zenith che era stata collocata da Mimmo Paladino in piazza Vittoria FOTOLIVE

Roma underground stagione 1973-1974: licenza di provocare. Achille Bonito Oliva riempie l'enorme parcheggio progettato da Luigi Moretti negli spazi sotterranei di Villa Borghese: Lichtenstein, Warhol, Jasper Johns, i minimalisti americani, i pionieri dell'anti-forma, le opere concettuali «di innovatori privi di humour come Robert Barry e Joseph Kosuth, piacevolmente bilanciate da presenze intense e piene di spirito come quelle di Agnetti e Gilbert & George». Oltraggio ragionato obiettivo centrato, farà sagacemente notare Gregory Battock, allora in diretta inchiostro su Domus, abbagliato dall’atto dissacratorio, performativo quasi: «Mettere insieme il più tipico e scandaloso monumento della cultura occidentale ufficiale, il parcheggio sotterraneo, e le più arroganti manifestazioni artistiche di quella cultura nella forma della sua arte contemporanea». Esibita in un gigantesco garage, «luogo troppo orrendo perché si abbia a guardare alle opere», trasformato in una straordinaria pinacoteca drive-in: «Quanto sarebbe bello potervi girare all’interno con una macchina!?». Interrogativo che allora rimase irrisolto. Ritorno al futuro, anno 2020: mezzo secolo e una pandemia dopo («anzi un pandemonio, come lo chiamo io») Massimo Minini riparte idealmente dallo stesso punto di domanda, rimescolando le carte per spingersi oltre: «Il futuro bisogna inventarselo. Vale anche per l’arte: tutti dicono ‘non sarà più come prima’ ma nessuno sa come sarà davvero. Allora tanto vale provare a girare la frittata…Fondare una nuova situazione, pensarci, metterci testa cuore naso occhi, stare svegli e cercare di capire dove si può andare a parare». L’INCROCIO delle linee è già focalizzato - civico 45 di via Pusterla, sede di Generali castello -, il progetto altrettanto: «Art Drive-In». Tutto nascerà dal basso e li resterà. Nell’autorimessa, secondo piano interrato: 1500 metri quadrati, neon lattescenti, travi a vista, soffitto che si sfiora con una mano e un pavimento industriale che stanca i piedi. Poco male, perché tanto i visitatori non dovranno calpestarlo: «Art Drive-In» sarà la prima mostra italiana che si potrà visitare comodamente seduti in macchina. Abbassando il finestrino, come allo zoo. Solo che alle «pareti», fra bocche di lupo e pattern murali di erbe marce, ci sarà una ventina di opere site-specific realizzate da altrettanti artisti fra cui Mimmo Paladino, Giovanni Gastel, Oliviero Barbieri, Antonio Marras, Enrico Tommaso De Paris, Antonio Riello, Osamu Kobayashi e il bresciano Gabriele Picco, affiancati da interpreti più giovani in bilico fra pittura, fotografia, scultura, installazione, street-art, senza limitazioni stilistiche o temi imposti. «Lì abbiamo chiamati chiedendogli di esprimersi in totale libertà e questo faranno, perché è anche ciò che più amano» anticipa lo stesso Minini, deus ex machina di un percorso la cui scintilla si era accesa ancora a inizio anno, durante l’inaugurazione dello spazio, delegato a tutt’altra funzione, per poi divampare durante il lockdown grazie all’assiduo confronto con galleristi (fra gli altri, Kanalidarte, A+B Gallery, Palazzo Monti), collezionisti, appassionati e filantropi riuniti nel collettivo «Belle Arti», che firma il progetto compiuto. «Abbiamo smesso di vederci ma non di parlarci, pensando piuttosto a come incidere sul panorama cittadino, di qualità ma spesso ‘silenzioso’ e poco incline a far parlare di sé. L’esatto opposto della natura di questa mostra». La cui assonanza, in tempi in cui giocoforza si sperimentano forme di fruizione alternative, distanziate e distopiche eppure – ironia della sorte – mutuate dal passato (vedi il drive-in appunto) è evidentemente anche cinematografica. Con ascendente sci-fi e proiezioni avanguardiste. «Art Drive-In» di fatto non avrà un epilogo determinato, «ma resisterà finché resisteranno i muri o finché nuovi artisti la distruggeranno per poi ricostruirla, come la storia dell’arte ci insegna». L’inaugurazione è fissata per il 21 giugno. Sarà il primo passo, conclude Minini, «verso una serie di altri progetti collaterali in collaborazione fra Belle Arti, Brescia Musei e la città, da cui potrebbero nascere grandi cose. Questi mesi hanno rimesso in discussione il sistema dell’arte: ci saranno della grosse novità, forse delle rivoluzioni, ma ce ne accorgeremo lentamente. Prima bisognerà decidere la nuova direzione. E quella saranno gli artisti a dettarla». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Elia Zupelli
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1

Sondaggio

Dopo gli attentati dei terroristi islamici a Parigi, quali misure andrebbero adottate dall'Italia?
ok